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| Giovan Battista VIOTTI (Fontanetto Po, Vercelli 12.05.1755 - Londra 3.03.1824) Violin Concerto no. 22 (Clicca qui!) Da RCA RL 70705 STEREO 1985 Orchestra da Camera Santa Cecilia I: Moderato II. Adagio III. Agitato assai Virtuoso di violino d’istinto e d’elezione, dopo l’iniziale sua formazione piemontese alla scuola dei Celoniat e di Pugnani d’ascendenza corelliana, Viotti riscosse clamorosi successi come solista di grido in tutta Europa ma specialmente in Francia nella seconda metà del Settecento affermandosi come compositore alla corte di Maria Antonietta ove si fece un nome pure da impresario teatrale. Abbattuto l’ancien régine della rivoluzione e sfuggito al Terrore, Viotti si ripropose a Londra nel duplice ruolo di protagonista della vita concertistica e di organizzatore teatrale, affiancando inoltre alla mai interrotta sua attività creativa quella, senz’altro incauta, di commerciante di vini, un’impresa che lo trascinò al dissesto finanziario e ad una fine assai miserevole nel 1824. Le cronache della sua vita avventurosa tramandano la continuità di una feconda vena compositiva che si tradusse in una cospicua produzione cameristica (Quartetti, Trii, Duetti, Sonate) all’inizio della sua carriera, mentre dal 1782 furono i concerti per violino e orchestra al centro dei suoi interessi: ne scrisse ben 29 dei quali il Concerto n.22 in la minore è l’unico lavoro mai completamente dimenticato e ancor oggi la sua opera più nota. Nel suo genere il concerto viottiano è il tramite tra la scuola tradizionalistica italiana, iniziatasi con i Bassani e i Bononcini, e la scuola rinnovata agli albori del Romanticismo. Esattamente ha notato il Giazotto, che il Viotti oltre che ad una dotta biografia ha compilato il catalogo delle composizioni (alle quali viene quindi anteposta una "G"), che "Viotti si trova in una posizione storica assai simile a quella sostenuta dall’Albinoni veneziano verso il 1715, nel conciliare il passato con il futuro, nell’avvertire tutti i fermenti romantici della sua società, nell’accoglierli e riferirli. Nel concerto Viotti può dar sfogo agli impulsi melodici della sua natura d’inventore e gli è possibile allineare senza parsimonia tutte le sue risorse di forbito stilista della tecnica e del suono" (1956). Lo schema formale del concerto viottiano risulta estremamente equilibrato nell’articolazione dei suoi movimenti, il virtuosismo violinistico è decisamente pre-paganiniano , accurato sotto ogni suo aspetto, sia narrativo sia espressivo, non ricusando un atteggiamento di semplificazione tecnica che si sostanzia anche nel magistero di un artigiano consumato e smaliziato e di un esecutore di larghissima e sicura esperienza. Conosciuto la prima volta a Londra, verosimilmente nella serata del 7 febbraio 1793, durante la stagione organizzata da Salomon alla sala di Hannover-Square, il Concerto in la minore G 97 era stato composto qualche tempo addietro, probabilmente tra il 1785 e il 1789. Il primo movimento Moderato, in forma-sonata si apre un accordo tenebroso dal quale sboccia ben presto un primo tema di carattere galante, il cui elegante manierismo sembra tingersi di qualche tratto malinconico. Nel corso d’introduzione orchestrale s’individuano quindi passaggi più cupi e tempestosi sì da suggerire l’idea che Viotti fosse al corrente degli stilemi strumentali, se non anche delle motivazioni estetiche, del proto-romanticismo tedesco della stagione dello "Sturm una Drag". Con la sua entrata luminosamente solare il solista orienta la prospettiva del concerto verso la tonalità maggiore, sottolineando poi, specie nello sviluppo, durante il quale si slancia in passaggi di difficile realizzazione, quel virtuosismo di concezione classica che gioca le sue carte migliori sull’agilità più che sull’acrobazia, senza mai rinunciare all’eleganza in favore dello strabiliante funambolismo all’arco. La ripresa, non letterale, della sezione iniziale conduce all’ampia cadenza del solista e alla Coda. Nel secondo movimento, Adagio in mi maggiore, un’introduzione orchestrale soave e mesta incornicia l’intervento del solista che con le sue aree e fiorite volute melodiche domina l’intero brano, con eccezione di una breve ricomparsa centrale del motivo d’apertura da parte dell’orchestra. Dopo un’ampia cadenza, alcuni accordi siglano la lenta conclusione di questo Adagio di mirabile intensità espressiva. Il terzo movimento, Agitato assai, è articolato in forma di rondò e prende le mosse in modo tempestoso, non privo di una vena di demonismo. Ben presto però tale aspetto drammatico s’evolve in un andamento sostenuto e brillante che trae la sua linfa non soltanto dall’espertissimo, per agilità e velocità, gioco delle dita e dell’archetto del solista ma anche e soprattutto dalla felicità d’inventiva di Viotti, dalla sua sicura sagacia costruttiva, dalla fluida eleganza e dalla vivacità spiritosa e irresistibile dell’inesausto germoglio dei suoi punti melodici. da Guida all’ascolto della musica sinfonica Chi non conosce il giudizio che di questo Concerto viottiano ha dato più di 80 anni or sono Johannes Brahms? "Questo Concerto …è un pezzo magnifico , di mirabile libertà d’invenzione ; sembra che sia improvvisato e invece è tutto magistralmente pensato e realizzato." A popolarizzare ancor più la composizione pensò il grande violinista Joachim, che lo prediligeva. Di fatto questo pezzo rappresenta nell’evoluzione del concerto per violino una vera e propria pietra miliare, che ebbe non poco influsso sullo stesso Beethoven e su Brahms. In esso convergono le esperienze della migliore tradizione italiana e di certo acceso sinfonismo cherubiniano (specie nell’ultimo tempo), ma la sensibilità vi è tutta romantica, tutta protesa verso orizzonti e sonorità nuove, pur con una melodia talmente tersa da far pensare a volte (si veda il secondo tempo) a Mozart. Il violino non è trattato come strumento di puro virtuosismo ( a una tecnica assai brillante Viotti era peraltro stato propenso nella maggior parte dei precedenti concerti), ma come veicolo d’espressione che alle esigenze interiori del musicista piega una tecnica forbita e scaltrita come poche altre. I tempi del Concerto sono: "Moderato," "Adagio" e "Agitato assai". (Durata 30 minuti). |
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