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| Ludwig van BEETHOVEN
parla Uto Ughi: Ho sempre avuto una venerazione per quest'opera che è diventata col tempo uno dei miei cavalli di battaglia in tutti i miei concerti forse anche perchè ho la fortuna di possedere un violino Stradivari detto "Kreutzer" che è appartenuto al violinista la cui la sonata è dedicata. La prima volta che l'ho eseguita provai una grande emozione. Tremavo tutto dalla tensione, dall'impatto che questa opera aveva prodotto in me. Ho un rimpianto: non aver accettato l'invito che mi fece il regista Comencini che voleva girare con me un film sul romanzo la "Sonata a Kreutzer"di Tolstoj. Forse fu per timidezza o insicurezza sulle mie doti di attore. Mi dispiace molto non averlo fatto, sarebbe stata un'esperienza interessante. L'influenza di grandi personalità è sempre stimolante anche se fuori dalla musica. Questa sonata è stata scritta da Beethoven nello stesso periodo della Sinfonia "Eroica" quando Beethoven vedeva in Napoleone l'eroe disinteressato, liberatore dei popoli oppressi: quando però si accorse che Napoleone cercava soprattutto il potere, stracciò la dedica dicendo: "è un'ambizioso come tutti gli altri". Il carattere del compositore era intransigente, detestava le frivolezze, le ambiguità: era un ribelle che non accettava compromessi. Ritornando alla "Sonata a Kreutzer", il pubblico di Vienna e i critici non erano preparati ad un'opera cosi' nuova e rivoluzionaria. La prima esecuzione fu un fiasco: Beethoven non si scompose e disse: "Questa musica non è scritta per i tempi attuali ma per tempi futuri"........ di Saura PellegriniLa celeberrima Sonata n. 9 Op. 47 in La magg. "A Kreutzer", composta nel 1803, è la nona delle dieci sonate per violino e pianoforte scritte da Ludwig Van Beethoven.![]() Fu eseguita per la prima volta a Vienna il 24 maggio dello stesso anno, con l'autore al pianoforte e George Augustus Polgreen Bridgetower al
violino, un giovane violinista mulatto molto apprezzato da Beethoven e
primo dedicatario della Sonata.![]() Successivamente, una rivalità in amore li mise l'uno contro l'altro e Beethoven, perdente nella competizione, modificò la dedica a favore del violinista francese Rodolphe Kreutzer. ![]() Allievo di Stamitz, membro del Conservatorio di Parigi e primo violino
dell'Accademia delle Arti e della Camera Imperiale, Kreutzer non volle
mai eseguire in pubblico la Sonata a lui dedicata, considerando
le notevoli difficoltà esecutive.La partitura non prevede un semplice rapporto dialettico tra i due strumenti, ma li vede misurarsi, in modo del tutto paritario, in un vorticoso corpo a corpo fino ad allora insolito nelle composizioni cameristiche. Con questa monumentale Sonata Beethoven apporta una sostanziale innovazione alla sonata per violino superando il genere cameristico grazie alla scrittura virtuosistica, in stile quasi concertistico, affidata allo strumento ad arco, e grazie anche all'accompagnamento del pianoforte che raggiunge potenti sonorità quasi a voler sostituire la strumentazione orchestrale. Ed infatti, sul frontespizio originale dell'edizione del 1805 era specificato "Sonata per pianoforte e un violino obbligato, scritta in uno stile concertante, quasi come di un concerto". Il carattere grandiosamente concertistico della Sonata è già evidente nell'introduzione lenta e solenne del primo movimento. Il conflitto tra i due strumenti esplode nel Presto, pagina appassionata dalla scrittura smagliante in cui, nonostante il fitto dialogo delle due parti, il violino si afferma con la sua continua presenza. Un clima di distesa poesia si respira nel movimento centrale, l'Andante con 4 variazioni, dalla dolcezza solare sottolineata dai due strumenti che si alternano al canto e all'accompagnamento. La prima, la seconda e la quarta variazione si arricchiscono di complesse figurazioni virtuosistiche. Il "conflitto" tra i due strumenti riacquista tutta la sua irruenza nel finale, un Presto brillante che sfocia poi in un vertiginoso ed effervescente ritmo di Tarantella che rapisce letteralmente l'ascoltatore per il suo prorompente virtuosismo. Originariamente il Finale era stato composto nel 1802 quale movimento conclusivo della prima Sonata op. 30. La Sonata "A Kreutzer" fu immortalata in letteratura dall'omonimo romanzo di Tolstoj pubblicato nel 1889. ![]() Narra le vicende del personaggio Pozdnysev che, in un vagone ferroviario cerca di liberarsi dai fantasmi del passato raccontando in modo lucido ed analitico ad un casuale compagno di viaggio, come ha ucciso la moglie per un impeto di possessività. Il dramma esplode quando lei, ex pianista, ricomincia a prendere lezioni di musica da un giovane e dotato violinista. I due eseguono, in perfetta armonia, la Sonata "A Kreutzer" che nella musica vede concretizzarsi una forte intesa di fronte alla quale Pozdnysev, sentendosi escluso, diventa preda della gelosia. Ossessionato dai presentimenti torna a casa all'improvviso, trova la moglie a cena con il musicista e, credendo di leggere sui loro volti un'ammissione di colpa, li aggredisce. E' certamente l'opera piu' sofferta e drammatica di Tolstoj in cui emergono, tra l'altro, forti elementi autobiografici. Proprio in quegli anni infatti sua moglie Sonia si invaghì di un musicista che frequentava la loro casa. La grandezza dello scrittore sta nell'avere inventato un personaggio e una storia che riflettono il tumulto del suo stesso animo e dei suoi stessi sentimenti. Nel descrivere le ripercussioni che la Sonata "A Kreutzer" puo' avere sulla mente umana, Tolstoj elabora una vera e propria teoria di estetica musicale secondo la quale la musica (o certa musica) agendo direttamente sui sensi, inibirebbe le facoltà razionali. A riguardo scrisse: " Oh, è qualcosa di terribile quella sonata. E specialmente quel tempo iniziale .............Su di me l'esecuzione di quel pezzo ebbe un effetto terribile". Tolstoj considera la musica veicolo di passioni e fonte di eccitazione degli animi. A scatenare la follia del protagonista e della sua storia è la musica, più che il musicista. L'amore diventa possesso distruttivo in questo breve romanzo denigrato da molti come "pamphlet medievale antifemminista". da Da CD NAXOS DDD N.550282/ Traduzione di Claudia Pesenti I.Adagio sostenuto II.Andante con variazioni III.Finale: Presto Chiamata Kreutzer, la sonata fu in origine dedicata da Beethoven, al violinista mulatto George Augustus Polgreen Briddgetower, figlio di un paggio di origine africana del Principe Esterhazy, Frederich di August, descritto da un ospite del Palazzo di Esterhazà come Inglese, e di madre europea. Probabilmente allievo di Haydn, il giovane Bridgetower si era fatto conoscere a Parigi e Londra, suonando assoli tratti dal Messia di Handel e prendendo parte ai concerti di Haydn, organizzati da Salomon a Londra, attorno al 1790. Nel 1802 Bridgetower visitò sua madre a Dresden, dove suo fratello era violoncellista e a Vienna fece la sua prima esecuzione della sonata in questione, impetuosamente terminata per lui da Beethoven, che non ebbe il tempo di far trascrivere la parte per violino in bella copia e con parti del pianoforte lasciate incomplete, manoscritte, annotate. Il manoscritto originale porta l'indicazione di una buffa dedica: "Sonata mulattica composta per il Mulatto Brischdauer/gran Pazzo e compositore mulattico". Il movimento finale era destinato a terminare la sonata in la maggiore opera 30, numero 1, dedicata allo Zar; manoscritto esistente, di conseguenza, prima del concerto di Vienna di Bridgetower. L'ultimo nome della sonata e la successiva dedica derivano dal suo revisore Rodolphe Kreutzer, allievo del musicista di Mannheim, Anton Stamitz, primo professore di violino al Conservatorio di Parigi, recentemente istituito. Beethoven incontrò Kreutzer a Vienna nel 1798, quando visitò la capitale imperiale, nell'entourage dell'ambasciatore di Napoleone, Count Bernadotte. La nuova dedica fu fatta dopo una lite con Bridgetower e senza la conoscenza di Kreutzer, che pare non avesse mai eseguito la composizione in pubblico. La sonata è scritta, come da annotazioni di Beethoven, quasi come un concerto, una caratteristica evidente nel primo movimento. Il secondo movimento è un tema, seguito da quattro variazioni e la sonata finisce con un finale brillante. LUDWIG VAN BEETHOVEN di Giorgio Sanguinetti L'ultima delle dieci sonate di Beethoven composte in circa sei anni dal 1797 al 1803, la più celebre scritta da Beethoven, è appunto la Sonata in la maggiore op. 47, universalmente conosciuta come "Kreutzer", dal nome del grande violinista francese cui è dedicata. In realtà questa sonata era stata composta per un altro violinista, il mulatto George August Polgreen Bridgetower. Bridgetower, che nella primavera del 1803 si trovava a Vienna per alcuni concerti, fu presentato a Beethoven dal principe Lichnowsky; fra i due si creò subito un clima cordiale, tanto che Beethoven volle dedicare una composizione al suo nuovo amico. Sul manoscritto originale della Sonata troviamo infatti questa intestazione (in italiano): "Sonata mulattica. Composta per il Mulatto Brischdauer gran pazzo e compositore mulattico". Per questa occasione Beethoven rispolverò un abbozzo, destinato in origine alla Sonata op. 30 n. 1, che divenne il terzo movimento della nuova sonata; i primi due movimenti vennero invece composti ex novo, e i un tempo presumibilmente molto breve, se è vero che durante la prima esecuzione, all'Augarten di Vienna nella seconda metà di maggio del 1803, Bridgetower dovette leggere il secondo movimento direttamente dall'autografo in quanto non c'era stato il tempo di fare una copia. In seguito i rapporti tra i due si guastarono (a causa di una donna, stando alle affermazioni dello stesso Bridgetower) e quando la Sonata fu pubblicata nel 1805 Beethoven la dedicò a un altro grande violinista, Rodolphe Kreutzer, che aveva conosciuto l'anno prima e aveva definito in una lettera "un buono e caro uomo". Pare che in realtà Kreutzer non avesse apprezzato la sonata: secondo Berlioz l'aveva addirittura trovata "oltraggiosamente incomprensibile". Anche se l'affermazione non fosse vera, sarebbe perlomeno verosimile. In questa Sonata Beethoven si spinse molto in là dei tradizionali confini di questo genere musicale; non sarà inutile al riguardo riprendere per completarla, l'intestazione della prima edizione: "Sonata per pianoforte e un violino obbligato, scritta in uno stile [sic, n.d.r.] molto concertante, quasi come di un concerto…". L'equilibrio tra violino e pianoforte che caratterizza le sonate mozartiane, nonché la prima produzione di Beethoven, lascia qui il posto ad un vero e proprio scontro tra due strumenti, che determina tensioni formali ed espressive inaudite per un genere tutto sommato salottiero come la sonata. Allo stile del concerto rimanda anche l'impeto virtuosistico della scrittura. E' soprattutto il movimento di apertura (Adagio sostenuto - Presto), di struttura non meno che monumentale con le sue quasi 600 battute, a rappresentare qualcosa di assolutamente inaudito nel genere della sonata per violino e pianoforte. Anomala è già la presenza di un'introduzione lenta [1.1, in la maggiore - la tonalità d'impianto del brano è la minore - nella quale il violino e il pianoforte vengono subito contrapposti, pur esponendo il medesimo materiale. Il solenne incedere in semiminime viene d'un tratto turbato da una cellula semitonale in semicrome, più volte reiterata dal violino sulle note mi-fa: è questa la cellula che per praticità di trattazione d'ora in poi chiameremo X, che avvia il tema principale dell'esposizione [1.2], presentato dal violino e subito ripetuto dal pianoforte, che lo chiude con una figurazione cadenzale - tipicamente da concerto - al relativo maggiore (do). La cellula X viene poi brevemente elaborata per ricondurre alla tonalità d'impianto. La virtuosistica transizione [1.3], un vorticoso continuum di crome, vede il violino dapprima dialogare con il pianoforte sul medesimo materiale, per poi staccarsene con energiche strappate, alternate a riapparizioni della cellula X, che viene poi variata con rabbiosi trilli. I due strumenti si riuniscono infine per preparare l'arrivo del secondo elemento tematico. L'entrata di questo secondo tema è annunciata da un brusco arresto della pulsazione ritmica, che passa dalla croma addirittura alla semibreve. Il tema, la cui morbida cantabilità rappresenta l'unica oasi lirica nella drammatica tensione del brano, viene esposto dapprima in mi maggiore da entrambi gli strumenti poi in minore dal solo pianoforte, accompagnato da espressivi salti di ottava del violino. Ancora un'improvvisa fermata, sottolineata dall'indicazione Adagio e da una corona, prepara un nuovo episodio di collegamento [1.5], nel quale ritroviamo il continuum di crome e un clima di crescente agitazione; un vero e proprio crescendo dinamico, con vigorose ottave spezzate del pianoforte e con il violino in zona acutissima, porta rapidamente all'ultimo elemento tematico [1.6], presentato prima dal pianoforte, poi da entrambi gli strumenti; si noti, nella seconda apparizione, lo straordinario effetto di intensificazione espressiva determinato dal raddoppio del tema del violino nella mano sinistra del pianoforte. Ma il fatto più significativo dal punto di vista del processo formale è l'importanza giocata anche in questo elemento tematico dalla cellula X. L'esposizione è chiusa da figurazioni virtuosistiche derivate da materiale precedente, dialogate tra i due strumenti. Dopo il tradizionale ritornello dell'esposizione [1.7]. il terzo tema domina la prima parte [1.8] dell'amplissimo sviluppo; segue poi una zona di elaborazione della cellula X, più volte reiterata dal violino sopra la continua pulsazione di crome del pianoforte; il ritmo della medesima cellula viene poi utilizzato anche per drammatici sbalzi di ottava di entrambi gli strumenti. Un'ultima apparizione del terzo tema chiude questa prima sezione dello sviluppo. La seconda parte [1.9] rielabora variamente materiale proveniente dalle zone di collegamento [1.3 e 1.5]. Il riapparire nella parte del violino dell'ormai ben nota cellula X sopra un pedale di dominante sembra condurre verso la ripresa; ma una rabbiosa figurazione ascendente del violino determina ancora una svolta armonica verso re minore. In questa tonalità ricompare finalmente il primo tema, ma si tratta di una falsa ripresa: un nuovo allentamento della tensione porta l'armonia a un placido fa maggiore. Qui ricompare X, dapprima sulle note la-si bemolle, poi su mi-fa, più volte reiterato fino alla vera e propria ripresa [1.10], la cui prima parte è molto abbreviata rispetto all'esposizione; tutto il materiale tematico è ovviamente ricondotto alla tonalità d'impianto. La conclusione della ripresa è caratterizzata dall'ennesima sterzata armonica, questa volta verso si bemolle maggiore, tonalità nella quale si apre l'ampia coda [1.11]. Il tema principale riappare poi improvvisamente e porta ad un ultimo culmine tensivo, dopo di che il discorso si placa con arpeggi del pianoforte in diminuendo. Uno statico Adagio in 8 battute in semibrevi, aperto ancora una volta dalla cellula X, porta all'episodio conclusivo, basato su folgoranti figurazioni scalari dialogate tra i due strumenti. L'ampio spazio dedicato a questo primo movimento corrisponde alla posizione di preminenza che esso occupa nella Sonata: qui si concentrano le maggiori tensioni, qui la contrapposizione tra i due strumenti è all'apice della drammaticità. E forse a questo brano pensava Tolstoj scrivendo il suo celebre romanzo La Sonata a Kreutzer. Non va dimenticato che pochi mesi prima di comporre questa sonata Beethoven aveva scritto il cosidetto Testamento di Heiligenstadt e che nello stesso periodo lavorava al progetto della Sinfonia in mi bemolle maggiore, l'"Eroica": la svolta che questa sinfonia rappresentò nello stile beethoveniano è sicuramente anticipata nel primo movimento della "Kreutzer". Tutt'altro clima nel successivo Andante con Variazioni: la distesa cantabilità del tema [2.1], esposto prima dal pianoforte poi da entrambi gli strumenti, e la serena tonalità in fa maggiore creano un'atmosfera di sobrio lirismo. Solo leggermente più increspata la frase contrastante [2.2], - la struttura del tema è A-B-A-B-A- la cui comparsa è ancora affidata al pianoforte, mentre il violino ricompare alla ripresa di A per diventare protagonista nella ripetizione di entrambe le frasi [2.3]. Tutte le variazioni sono di tipo figurale; non assistiamo cioè a quei processi di metamorfosi che caratterizzano le tecniche di variazione della maturità beeethoveniana: sembra quasi che il compositore, dopo il grandioso movimento di apertura, voglia rientrare nell'alveo della tradizione di questo genere musicale. Nella prima variazione [2.4] domina il pianoforte che elabora il tema con un vivace ritmo di terzine di semicrome e con uso intensivo di mordenti di abbellimento, mentre il violino si limita a brevi incisi di accompagnamento; nella seconda [2.5] i ruoli s'invertono ed il violino intensifica la pulsazione ritmica con un continuum di biscrome. La terza variazione [2.6] rappresenta in un certo senso l'unico richiamo al primo movimento, sia per il colore cupo determinato dall'improvviso passaggio al modo minore sia per il più serrato dialogo tra i due strumenti. La quarta ed ultima variazione [2.7] ritorna al clima spensierato dell'inizio; la spensieratezza è qui accresciuta dal profluvio di brillanti abbellimenti e dalla frenetica pulsazione ritmica - frequenti i gruppi di semibiscrome - che caratterizzano la scrittura sia del violino sia del pianoforte. La sezione conclusiva del brano [2.8] è aperta da un momento più meditativo, dal carattere quasi di cadenza, cui segue la riproposta di A; il brano è chiuso da un'ampia coda [2.9], in cui si rincorrono elementi tematici. Il Presto conclusivo è fortemente caratterizzato dal frenetico ritmo di tarantella che lo pervade quasi interamente, nonché dall'ambiguità armonica del tema di apertura [3.1]: dopo il vigoroso accordo di la maggiore del pianoforte, infatti, l'impianto tonale tocca si minore e mi minore e soltanto l'ultima cadenza conferma il la maggiore come tonalità d'impianto. L'oscillazione tra maggiore e minore è peraltro anch'essa un elemento tipico della tarantella. Nella transizone [3.2], violino e pianoforte si scambiano figurazioni scalari ed energici ribattuti, prima che il pianoforte con un rapido elemento arpeggiato conduca verso il secondo tema, annunciato da un reiterato unisono dei due strumenti che non è altro che la cellula X del primo movimento. La relazione con il Presto di apertura è confermata dalla struttura del secondo tema [3.3], il cui andamento scalare ascendente richiama il secondo tema del primo movimento [cfr.1.6]. Dopo che questo tema presentato dal violino, è stato ripetuto dal pianoforte, i due strumenti danno vita a un vivace dialogo su figurazioni melodico-ritmiche tipiche della tarantella, che conducono all'episodio conclusivo dell'esposizione [3.4], nettamente differenziato per il cambio di metro ( 2/4, contro i 6/8 del resto del brano) che lo contraddistingue. Lo stesso materiale della transizione [cfr. 3.2] conduce al ritornello dell'esposizione [3.5]. E' il secondo tema ad essere oggetto di elaborazione nella fase iniziale dello sviluppo [3.6], portando il discorso armonico a toccare tonalità anche molto lontane (do maggiore). Il materiale tematico viene poi frammentato in cellule che vengono variamente combinate, fino a che una progressiva riduzione della sonorità su un pedale di dominante prepara la ripresa [3.7], simmetrica dell'esposizione. La coda [3.8] inizia in modo del tutto simile allo sviluppo; il tema principale viene quindi ripresentato per l'ultima volta dilatato in Adagio, prima che lo sfrenato ritmo di tarantella riprenda il sopravvento e porti la Sonata alla sua brillantissima conclusione.
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