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Luigi BOCCHERINI
(Lucca 19.02.1743 - Madrid 28.05.1805)


Sinfonia n.6 in re minore op. 12 n. 4 "La casa del diavolo"

Dalla Locandina di "RAVENNA MUSICA 2001
di Eléna Giroldi

Andante sostenuto - Allegro assai
Andantino con moto
Andante sostenuto - Allegro con moto

Il nome di Luigi Boccherini è rimasto fondamentalmente legato nei secoli XIX e XX alla sua vasta produzione da camera (in particolare i quintetti con due violoncelli) o al celebre Concerto in si bemolle maggiore per violoncello e orchestra, nella revisione tardo ottocentesca di Friedrich Grützmacher.
In realtà il Catalogo delle opere di Boccherini redatto da Yves Gérard nel 1969, che rappresenta per certo il frutto del più approfondito studio del compositore fino ad oggi compiuto, è composto di svariate e nutrite sezioni fra le quali emerge quella dedicata alla musica per orchestra.
Essa consta di circa cinquanta composizioni che vanno dagli undici Concerti per violoncello ( lo strumento di cui Boccherini fu virtuoso e maestro) ai due Concerti per violino, alle trenta Sinfonie per piccola e grande orchestra.
La produzione strettamente sinfonica si colloca per lo più nel periodo 1769/1792: il debutto avviene con il Concerto grande a più stromenti obligati, un lavoro di vaste proporzioni scritto da Boccherini con il preciso intento di farsi conoscere ed apprezzare nell'ambiente musicale di Madrid, dove si era da poco trasferito.
Di seguito vengono le altre opere importanti: i Sei concerti a grande orchestra op. 12 (1771), le Sei sinfonie a più stromenti obligati op. 21 (1775), le Sei sinfonie a più stromenti obligati op. 35 (1782) le Quattro sinfonie a grande orchestra (1788; 1798; 1790; 1792). L'op. 12 del 1771 costituisce per certo la raccolta più prestigiosa, dedicata al fratello del re di Spagna, Don Luis, presso il quale Boccherini era stato da poco assunto con il titolo, che da allora sarebbe sempre apparso nel frontespizio delle sue edizioni, di "Compositore e virtuoso da camera di S.A.E. Don Luigi Infante di Spagna".
La Sinfonia n.4 presenta una spiccata attitudine al sinfonismo drammatico caratterizzato da blocchi di sonorità contrapposti, articolati fra gli archi e i fiati, e dalla ricerca di temi particolarmente incisivi con cui contrastano idee secondarie aggraziate e decorative; accanto a scelte appassionate ed energiche Boccherini conserva certi connotati tipicamente "galanti", dai tratti ornamentali e malinconicamente cantabili.
Originale, dal punto di vista della forma, è la ricomparsa all'inizio del Finale di quella introduzione lenta (Andante sostenuto) che aveva aperto l'opera. Proprio dall'ultimo movimento prende origine il curioso soprannome della Sinfonia "La casa del diavolo".
Il Finale infatti reca il titolo "Chaconne qui représente l'Enfer et qui a l'été faite à l'imitation de M. Gluck dans le Festin de pierre".

Il movimento in forma di CIACCONA, rimanda cioè alla ciaccona del Don Giovanni di Gluck, balletto da lui composto nel 1761 e dal quale egli poi trasse materiale da inserire nella versione parigina dell'Orfeo ed Euridice.
Possiamo dire che la scrittura gluckiana sia stata forse l'unico riferimento avuto da Boccherini nella stesura delle sue prime sinfonie: la complessità e la ricchezza della scrittura sinfonica dell'opera 12 è doppiamente apprezzabile se si pensa che il compositore non aveva dinanzi a sé ancora nessuno dei grandi modelli del classicismo viennese che di lì a poco si sarebbero rivelati e dai quali in seguito nessuno, volente o nolente, avrebbe potuto prescindere.


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