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Johannes BRAHMS
(Amburgo 7.5.1833 - Vienna 3.4.1897)


Concerto in re maggiore per violino ed orchestra, op. 77


da Radio Rai uno del 1 febbraio 2009: "L'orchestra e il violino" Uto Ughi racconta.
parla Uto Ughi (Clicca qui se vuoi ascoltare)




Brahms era un artista estremamente sensibile e teneva molto alla propria indipendenza sicchè aspettò molto, molto per sposarsi e come quelli che aspettano troppo, non si sposò mai.
Parlando del concerto op. 77 di Brahms possiamo dire che insieme al concerto di Beethoven op 61, questo è una delle colonne del violinismo sinfonico.
Il concerto di Brahms rappresenta, come quello di Beethoven, una pietra miliare del romanticismo e fu considerato però un concerto "contro" il violino.
E' scritto con una tessitura orchestrale estremamente densa e il violino fa fatica a farsi sentire per cui è una grande sinfonia con l'apporto del violino.
Non è un concerto amatissimo dai violinisti virtuosi; ci vuole una grande potenza di sonorità e sapersi integrare con la parte orchestrale e ci vuole anche molta umiltà per suonare questo concerto, perchè l'orchestra è importante quanto il violino, se non di piu'.

A questo punto Ughi ci fa ascoltare un brano estratto dal I° movimento Allegro ma non troppo.

Inizia con il tema.
Il tema è dato dal violino con la ripresa dell'orchestra.
Brahms in effetti è conosciutissimo anche per le sue danze ungheresi ed ebbe una predilezione per la musica tzigana ungherese fin da quando cominciò a suonare per guadagnarsi la vita, accompagnando un violinista ungherese che si chiamava Remeni.
Brahms da giovane era molto povero e questo Remeni violinista ungherese che conosceva benissimo la sua musica, e che eseguiva tutte le melodie tizigane, ungheresi fokloristiche, insegnò ed instillo'in Brahms questo amore, questa passione per la musica popolare.

Brahms era pianista ed infatti la sua scrittura è molto più idonea al pianoforte che al violino. Il suo Concerto non è scritto bene per il violino.
E' scritto da un grandissimo genio, da un grande artista che però non conosceva bene lo strumento, il violino.

Joachim, che era un grande violinista dell'epoca di Brahms, lo aiutò a rielaborare la parte per violino per renderla piu' gratificante e meno infelice rispetto all'orchestra; diversamente il violino sarebbe stato completamente sommerso dall'orchestra.

C'è un motivo sempre del primo tempo che ha questa passionalità e struggimento tipico della musica tzigana.

In Brahms c'è sempre il contrasto tra questi motivi tzigani, ritmici, passionali e motivi teneri e di piacevolezza che i tedeschi, i viennesi chiamano Gemutlichkeit che vuol dire piacevolezza e tenerezza.

C'è questo contrasto continuo tra la passionalità, la cosa accesa e la cosa tenera e sinuosa e piu' sensuale, che era tipico della società viennese dove viveva Brahms.

Ughi chiude il collegamento radio con un estratto dal III° movimento che è un Allegro giocoso, una danza, in stile danzante all'ungherese, ritorniamo quindi ai suoi vecchi amori.

Quest'ultimo tempo è molto ritmico, gioioso e inizia il tema il violino e lo riprende l'orchestra.
Brahms ha il duplice aspetto di custode della tradizione di cui conserva l'architettura molto solida della tradizione del passato e poi questi colori piu' tenui, quasi sfumati, impressionistici che vengono nella fine del 1800, quello che in tedesco chiamano BIEDERMEIER, questo stile quasi evanescente e più sfumato;
delle sfumature di colore che prima non esistevano e che sono state del tutto innovative con Brahms e che in Francia poi sono continuate con Debussy, Ravel e tutta la scuola impressionistica.






Dalla locandina della Stagione 2002-2003 Bolzano Trento

Allegro non troppo
Adagio
Allegro giocoso, ma non troppo vivace

Basterebbe già la durata, la monumentalità, la verità espressiva, la complessità strutturale del Concerto per violino per sfatare l'immagine tradizionale che definì Brahms un rievocatore nostalgico di ideali classici, un inattuale restauratore di bellezze perdute. In realtà il problema, forse i dramma, di Brahms compositore fu uno soltanto: cosa dire ancora, e come dirlo, dopo quel che aveva detto e fatto Beethoven.
Sbloccatosi con la composizione della Prima sinfonia, la cui gestazione durò quindici anni, come paralizzata dall'ombra incombente del predecessore, Brahms potè finalmente tracciare con risolutezza il proprio cammino e percorrerlo fino in fondo con la consapevolezza di essersi scrollato di dosso quell'ombra.
Divenuto se stesso confortandosi con i problemi della sua epoca e guardando serenamente al futuro, non perciò Brahms dimenticà l'insegnamento di Beethoven, e a lui si riallacciò simbolicamente anche nel concepire il Concerto per violino, che segue lo schema di quello beethoveniano e ne muta perfino la tonalità, re maggiore; ma dal modello si distacca con forza perentoria, nettamente personale.

La nascita del Concerto per violino, composto nel 1878-79 tra la Seconda Sinfonia e il Secondo Concerto per pianoforte, fu lenta e laboriosa. Brahms lavorò in stretto contatto con l'amico e grande violinista Joseph Joachim,
che fu prodigo di preziosi consigli e aiuti nella stesura della parte solistica: la quale, infatti risultò un modello insuperabile di scrittura e di proprietà strumentale. Joachim stesso , cui il Concerto era stato dedicato, lo tenne a battesimo a Lipsia sotto la direzione dell'autore, incontrando però na reazione piuttosto fredda da parte del pubblico, evidentemente insoddisfatto della mancanza di virtuosismo fine a se stesso e delle inconsuete pretese che esso poneva per la sua comprensione. Soltanto più tardi il Concerto raggiunse quella popolarità che nel suo genere gli compete di diritto.
La grandiosa opera consta di tre tempi (in origine ve ne era un quarto, uno Scherzo poi soppresso dall'autore). Il primo (Allegro non troppo) è il più imponente dei tre (lo stesso accade nel Concerto per violino di Beethoven) e presenta quella dilatazione tematica caratteristica di Brahms, ottenuta ampliando la sezione del secondo tema con temi secondari che hanno la funzione di accrescere la varietà espressiva e l'elaborazione compositiva.
Ciò risulta evidente nello sviluppo , uno dei più poderosi fra queli composti da Brahms, basato sull'intreccio e sul contrasto di questi diversi temi; esso culmina in una estesa cadenza (che Brahms lasciò scrivere a Joachim) e si scarica nella ripresa, dove, anzichè venir risolti, i nodi che legano gli elementi tematici principali vengono ancor più stretti ed intensificati.
L'Adagio centrale è una soavissima parentesi delle caratteristiche eminentemente liriche, che trae spunto da un'antica melodia popolare boema e dà modo al solista di lanciarsi in arabeschi melodici ora delicati ora pungenti, di un virtuosismo smateriaizzato e come depurato.

Il terzo tempo (Allegro giocoso ma non troppo vivace) invece, si basa su una melodia popolare ungherese, dallo spiccato carattere di danza zingaresca.
E' un finale tumultuoso e trascinante, ricco di sonorità accese e scintillanti, di improvvise impennate virtuosistiche, che crescono arditamente fino all'apice del Poco più presto conclusivo, vera apoteosi di quella vena zingaresca dalla quale Brahms, fin dalle giovanili Danze ungheresi, fu affascinato e stimolato nelle sue creazioni.


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