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Franz Joseph HAYDN
(Rohrau Austria 31.03.1732 - Vienna 32.05.1809)

Concerto in do maggiore per violino ed archi HOB. VII/a (1875) ;

Dalla Locandina di Settembre Musica 2002

Haydn scrive il Concerto per violino eorchestra d'archi in do maggiore tra il 1761 e il 1765 per il violinista Luigi Tommasini, seguendo la prassi che in quegli anni lo vedeva comporre concerti per solo e orchestra con lo scopo di valorizzare la maestria delle prime parti dell'orchestra del principe Esterhazy, suo protettore.
A differenza di altri generi musicali pił "frequentati" da Haydn, questi concerti prediligono tempi moderati e si affidano a ritmi e modelli tematici meno regolari.
L'allegro moderato iniziale dispone l'orchestra "a due mani", dove viole e bassi in raddoppio contrappuntano il fraseggio a linee parallele dei violini.
Dopo una lunga sequenza a tutta orchestra, improntata su un ritmo puntato veloce ed alterni passaggi distensivi, il solista esordisce perentorio proponendo a doppie corde la breve figura iniziale dell'orchestra, un impulso ritmico che, ripreso pił volte, rappresenta l'unico autentico imperativo di questo movimento un po' ridondante nelle sue continue ripetizioni di materiale scarico di energia.
Per il successivo adagio Haydn adotta una struttura regolare ma efficace nella sua evidenza.
Il violino si propone con una lenta ascesa sui gradi della scala di fa minore - tonalitą d'impianto - che accelera sul finale, quasi a voler avvicinare l'avvento del nucleo portante del movimento, dove potrą concedere libero spazio alla sua voce.
L'orchestra, inizialmente impegnata a dare sostegno ritmico con veloci pulsazioni di accordi, in questa seconda parte prosegue la scansione puntellando con la discrezione di un leggero pizzicato di crome la linea melodica del solo, distesa su un lieve e variegato fraseggio. Dopo la cadenza il movimento si conclude simmetricamente all'inizio, dando velocemente la parola all'incalzante 3/8 finale, foriero del brio e della carica mancanti nell'allegro-moderato iniziale.
Per questo finale Haydn ricorre alla forma strofica senza troppo rigore, facendo riapparire il violino inaspettatamente nel ritornello conclusivo con un'esposizione pianissimo del tema principale cui segue una ripresa fortissimo del ritornello.


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