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Felix MENDELSSOHN-BARTHOLDY
(Amburgo 3.02.1809 - Lipsia 4.11.1847)

Concerto in re minore per violino ed archi ( Clicca qui!)

dalla locandina di Settembre Musica - Torino 23.11.2007
di Attilio Piovano:

Dici Mendelsohn pensi al violino e l'accostamento scatta immediato: concerto op. 64, pagina piena di "slanci e di vitalità", in assoluto il piu' bel concerto violinistico dell'età romantica.

E invece no.

Quest'oggi si ascolta il Concerto in re minore per violino ed archi che Felix compose - tredicenne - nel 1822 all'epoca delle sue prime sinfonie per archi e delle serate musicali organizzate dalla sorella Fanny presso l'abitazione berlinese in Lipziger Strasse.
Il concerto restò a lungo negletto: se ne aveva notizia, ma solamente nel secondo dopoguerra venne eseguito per la prima volta da Yehudi Menuhin che era entrato in possesso del manoscritto e ne curò altresì la revisione.
Dedicato all'amico e maestro di violino Eduard Rietz, il mendelssohniano "piccolo" Concerto in re minore, quanto ad ascendenze stilistiche, rivela, specie nel primo tempo, una buona padronanza dei modelli dovuti ai vari Rode, Kreutzer e financo Viotti, rivisitati con già apprezzabile intraprendenza.

La parte solistica, pur brillante, non contiene un alto tasso di virtuosismo.
Se l'ancor acerbo Allegro molto dal tema svettante palesa ridondanze e qualche ovvietà, il secondo tempo (Andante) vi si contrappone con le connotazioni di una Romanza, melodicamente aggraziata, "qua e là piacevole , MAI dolciastra" a detta del severo Werner.

L'ornamentazione già anticipa passaggi del futuro Concerto op. 64.

Il finale poi è un acuto Rondo' dal tema principale in guisa di Gavotta, garbato remake di topoi tardo settecenteschi.

Se si pone mente all'età dell'autore - occorre ammetterlo - il Concerto "nel suo insieme è una straordinaria prova di talento e anche un'opera gratificante per l'esecutore", il che non guasta certo.

Pregevole il trattamento orchestrale, con cauti squarci polifonici, per nulla accademici.
Insomma un esito a dir poco "stupefacente", per un ragazzo di soli tredici anni.

 


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