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Felix MENDELSSOHN-BARTHOLDY
(Amburgo 3.02.1809 - Lipsia 4.11.1847)


Concerto for Violin and Orchestra in MI Minor, Op. 64
(da RED SEAL DIGITAL RCA RL 31648 STEREO)
Concerto in re minore per violino ed archi -Allegro - Andante - Allegro



di Saura Pellegrini:

Nipote del filosofo illuminista Moses Mendelssohn, (definito il “Platone tedesco” per avere scritto un trattato sull’immortalità dell’anima), Felix nacque ad Amburgo il 3 febbraio 1809 in una distinta famiglia di banchieri intellettuali di origine ebraica.

Il secondo cognome, Bartholdy, fu acquisito nel 1816 quando, a causa del diffuso antisemitismo che precludeva agli ebrei persino l’istruzione scolastica, Abraham, uno dei 6 figli di Moses, si convertì al luteranesimo per rendere i figli uguali ai loro coetanei.

Per il loro ingegno precocissimo i piccoli Mendelssohn non furono mai simili ai loro coetanei.
In particolare Felix era un abile disegnatore, conosceva le lingue straniere e suonava sia il piano che il violino con grande abilità.
Oltre al talento innato, i figli di Abraham ebbero la fortuna di crescere in un contesto familiare intellettivamente stimolante, ricco di fermenti culturali, immersi nella musica e circondati dalle arti piu’ raffinate.

Uomini di alta cultura umanistica e musicale, come Von Weber
Kreutzer Von Humboldt
Schlegel Hegel
Heine Goethe erano ospiti abituali di casa Mendelssohn.

C’era anche un grande traffico di docenti nella casa berlinese dei Mendelssohn.
Le agiate condizioni economiche consentivano alla famiglia di reclutare i migliori insegnanti per l’educazione dei figli.
Karl Heyse, giovane linguista, insegnava le materie letterarie.
Il paesaggista Rosel impartiva lezioni di disegno.
Dopo le prime lezioni di piano della madre, Felix fu edotto da ottimi insegnanti come Marie Bigot, interprete molto stimata da Haydn e Beethoven, il virtuoso Ignaz Moscheles e Ludwig Berger, allievo di Clementi, concertista e compositore.

Ricevette lezioni di violino e viola da Henning e Rietz.

Studiò composizione karl Friedrich Zelter, amico e consulente musicale di Goethe, che fu una figura alquanto incisiva per il giovane allievo.

Zelter infatti lo avviò allo studio della musica sacra e gli inculcò l’amore per i classici, per Bach in particolare.

Nel 1821 lo condusse a Weimar per presentarlo a Goethe che, con l’universalità delle sue opere, lo influenzò notevolmente.

L’anziano poeta manifestò una grande ammirazione per il giovane Mendelssohn che successivamente invitò spesso a suonare per lui per alleviare la sua malinconia.

Qualche anno dopo, nell’ascoltare il quartetto per piano n. 3 in B minore, Goethe ne fu cosi’ entusiasta che il giovane Mendelssohn glielo dedicò.

Dedicata al grande poeta fu anche l’ouverture Meerestille und Gluckliche Fahrt (Calma di mare e felice viaggio) tratta dall’omonima poesia del grande poeta a cui, nel febbraio del 1824, l’amico Zelter scriveva una lettera in termini entusiastici:
“Non posso trattenere l’ammirazione per i grandi progressi di questo ragazzo di appena 15 anni.

Il nuovo, il bello, la personalità, la diligenza, la tranquillità, la bellezza del suono, l’unità, il senso drammatico, il senso della misura, è tutto come se venisse da mani esperte.

Non stupisce il giudizio di Zelter.

Negli anni adolescenziali, tra il 1820 ed il 1826, la precocità creativa di Mendelssohn produsse opere memorabili, tra cui 12 sinfonie per archi, un concerto per violino, uno per violino e pianoforte, e due autentici capolavori: l’Ottetto per archi (1825) e l’ouverture di Sogno di una notte di mezza estate (1826) , dall’omonima opera shakespeariana, un autentico spettacolo teatrale tradotto in musica. L’ispirazione shakespeariana proveniva non dal violento drammaturgo di Macbeth, ma dallo Shakespeare descritto da Ludwig Tieck nel 1789 in Sommernacht (notte d’estate) in cui si narra la storia di un bimbo dai riccioli biondi che, smarritosi nel bosco, si addormenta entrando così nel mondo proibito delle fate.

Il re degli Elfi premia l’incauto fanciullo facendo di lui il piu’ grande poeta del mondo.

Non possiamo dire con certezza quanto Mendelssohn si sia identificato nel bambino riccioluto dotato di eccezionale talento, tuttavia è certo che la bella favola di Tieck simboleggia la sua personalità decisamente romantica, ma allo stesso tempo attenta a non farsi travolgere dalla passionalità, dal sentimento, dal dolore.

E’ il simbolo di una vita costruita come si costruisce un puzzle, selezionando solo i pezzi dai bei colori che, una volta assemblati, formano una specie di isola felice, un mondo di favola.

Sono le immagini di sogno che si colgono in gran parte della musica mendelssohniana, dall’ottetto alle Ebridi: immagini avvolte da un velo di nebbia sottile che sfuma colori e contorni come le visioni paesaggistiche alpine che Mendelssohn tanto amava.

L’ouverture termina con la celeberrima Marcia nuziale, diventata la colonna sonora preferita nei riti nuziali.

Altra bellissima opera giovanile: il Concerto x violino in re minore composto nel 1822 da Mendelssohn appena tredicenne, riscoperto da Yehudi Menuhin nel 1952 in seguito al ritrovamento dei manoscritti originali.

I progetti musicali di Mendelssohn non si fermarono alla composizione.
Riuscì a realizzare una sua grande ambizione: richiamare l’attenzione degli ambienti musicali sulla tradizione bachiana notevolmente affievolita dopo la morte del compositore.

Nel 1829, con l’attore Eduard Devrient, Mendelssohn riscoprì la “Passione secondo Matteo” di Bach eseguendola per la prima volta, dopo un silenzio di quasi 80 anni, in una nuova versione ritoccata nella strumentazione ma più adatta ai gusti dell’epoca.

L’esecuzione venne trionfalmente recepita dal pubblico.
La passione per l’antica tradizione tedesca e l’entusiasmo verso i contemporanei fanno si che la musica di Mendelssohn sia classica e romantica allo stesso tempo.

Classica nella forma chiara, semplice e lineare secondo lo stile “classico” di Bach Haendel e Mozart, a cui si ispirò costantemente.

Romantica negli slanci sognanti, appassionati, e nel modo in cui rappresenta luoghi, storie e personaggi attraverso i suoni.

Una musica che spesso evoca visioni di sogno e di favola attraverso sensazioni fantastiche.
Piacevole e distensiva, rispecchia la personalità dell’autore, affabile e raffinato.
Caratterizzata da una grande chiarezza formale, priva di contrasti interiori e di forti passioni, e’ una musica che si origina da una brillante inventiva melodica che la rende sempre impeccabilmente elegante, in un clima espressivo terso e luminoso.

Per questo fu molto apprezzata dai compositori del suo tempo come Berlioz, Chopin, Paganini, Rossini Schumann e persino da Wagner.

Alla continua ricerca di un linguaggio musicale nuovo e individuale, Mendelssohn fu considerato dai suoi contemporanei un compositore d’avanguardia per avere apportato innovazioni stilistiche e strumentali fortemente innovative, tra cui l’unione dei movimenti con fanfare, caratteristica stravagante e rivoluzionaria per la mentalità del tempo ma che, successivamente perse, forse per “ragioni storiche” ?

Il clima culturale che si respirava tra 1815 al 1848 non era certo riformista o progressista.

La Restaurazione segnò una forte chiusura verso le correnti di pensiero europee: tuttavia, il dinamismo tutto mendelssohniano continuava a dare i suoi frutti.

Nel 1843 nasceva il Conservatorio Gewandhaus a Lipsia, di cui fu direttore.
Sotto la sua guida, Il Conservatorio divenne il centro della vita musicale tedesca ed europea, frequentato tra gli altri dai coniugi Schumann, da Liszt, Thalberg, Moscheles, Anton Rubinstein.

Molto legato alla sua famiglia, Mendelssohn subì un duro colpo alla notizia della morte della sorella Fanny, avvenuta nel maggio del 1847.

Pochi mesi dopo, a Lipsia, la sera del 4 novembre moriva anche lui, a soli 38 anni; la sua bara venne trasportata con un treno speciale a Berlino, dove fu sepolta nel Trinity Cemetery, vicino alla tomba dell’amata Fanny.

Schumann dedicò alla sua memoria il brano Rimembranze dell’Album per la gioventù.
Oggi ci chiediamo: "come mai tanta produzione di Mendelssohn resta ancora inedita ?"

A differenza di altri compositori, tra cui Brahms, Mendelssohn non si curò molto della pubblicazione e dell’archiviazione dei suoi manoscritti, tanto che lo stesso compositore dichiarò a Schumann, suo carissimo amico e vicino di casa a Berlino, che solo un quinto della sua produzione era stata pubblicata
. Ed infatti molte delle sue musiche, tra cui la Sinfonia italiana, furono pubblicate postume tra il 1850 ed il 1878 e raccolte nella cosidetta “Edizione completa” della Breitkopf curata da Julius Rietz.

Inoltre, l’antisemitismo ha contribuito a lasciare nell’ombra buona parte della produzione di questo compositore, prima ad opera di Wagner, con il suo saggio “Giudaismo in musica”, successivamente fu il nazismo a bandire la sua musica e a bruciare i manoscritti.

Ma oggi la Breitkopf ha progettato una Leipzig Mendelssohn Ausgabe che nei prossimi anni dovrebbe procedere alla pubblicazione di tutte le composizioni inedite di Mendelssohn.


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