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Wolfgang Amadeus MOZART
(Salisburgo 27.01.756 - Vienna 5.12.1791)

CONCERTO IN SOL MAGGIORE K 216 Per violino e orchestra (1775) (N.3)

Clicca qui se vuoi vedere e sentire Uto Ughi il 18 aprile 2006 al Teatro Sociale di Rovigo che suona coi Solisti Veneti il concerto n.3 K 216 di Mozart- Allegro

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Allegro 8'42"
Adagio 7'23"
Rondeau.Allegro 6'14"

Nel Concerto in sol maggiore k 216 si fa palese il notevole passo avanti compiuto da Mozart e il distacco, frutto di una maturazione, dai due precedenti concerti.

L'ispirazione la tecnica compositiva si pongono, qui, su un piano superiore; qui Mozart raggiunge, per la prima volta, un equilibrio perfetto tra il brio strumentale richiesto da un concerto e la contenuta espressività della musica. Lo strumento solista è messo nel giusto rilievo, senza tuttavia concedere troppo al virtuosismo. I passi di bravura non vanno mai a discapito delle idee musicali, il registro acuto è impiegato con parsimonia, mancano quasi del tutto i passaggi in doppie corde e gli altri artifici della tecnica violinistica. Significativo è anche il fatto che il Concerto, come i due successivi K 218 e K 219 termini con un piano, senza nulla concedere alle velleità esibizionistiche del solista; nel rondò finale il violino non prende nemmeno parte all'ultima ripresa del ritornello. Gli effetti strumentali brillanti, che pure non mancano, non sono mai fini a se stessi, bensì subordinati alla qualità delle idee musicali.

Queste ultime sgorgano abbondanti dalla fantasia del compositore che le profonde senza risparmio all'interno di un concerto dalle forme più ampie del solito: nell'esposizione dell'Allegro iniziale, ad esempio, si susseguono almeno cinque idee distinte (il tema principale proviene dal ritornello orchestrale della seconda aria di Aminta, "Aer tranquillo e dì sereni", nel Re pastore). Nuova è anche l'emancipazione completa del violino solista, che suona alcune melodie riservate a lui solo; e nuova è la scrittura orchestrale, fattasi più corposa e "sinfonica". Nello Sviluppo Mozart indugia su caratteristici contrasti di colore armonico, inserendo nel discorso episodi in modo minore. Ma in generale il movimento scaturisce da un atteggiamento estroverso e comunica, coi suoi temi e il fraseggiare ben disteso, esuberanza e gioia di vivere.

Un'espressività cantante, che fa leva sulla capacità del violino di emulare la voce umana, caratterizza l'Adagio: è un canto amoroso all'italiana, dal carattere luminoso e sognante, sostenuto dai violini in sordina e dal pizzicato degli archi gravi. Gli oboi, in questo movimento, sono rimpiazzati dai flauti, con una soluzione timbrica che accresce l'intimismo dell'atmosfera e crea un colorito particolarmente adatto al carattere vocale del brano.

Il movimento finale, Rondeau. Allegro mostra una spigliata esuberanza giovanile; il tempo ternario gli conferisce un carattere danzante. Il ritornello iniziale ricompare periodicamente, immutato e solo leggermente variato, in alternanza con episodi nettamente separati. Assai caratteristico è l'episodio centrale, nel quale Mozart inserisce materiale melodico di schietto sapore popolare: consiste in una prima parte, un Andante in tempo binario e in modo minore, nel quale una melodia dal vago carattere di romanza, è sostenuta da un accompagnamento pizzicato, e in una seconda, un Allegretto nella quale il violino presenta un motivo popolare, che dal musicologo ungherese Dénes Bartha è stato identificato con una danza detta "strasburghese" (del linguaggio etnico non manca neppure il cosidetto "bordone", dato dai suoni gravi tenuti dal solista sotto la melodia). Mozart crea, in questo modo, un tipo inedito di rondò, un brano fantasioso e "policromo" dall'effetto stravagante. Questo tipo di composizione, che si rifà allo spirito del divertimento e mostra una concezione formale più libera rispetto al rondò dei concerti per pianoforte, comparirà ancora nei due concerti successivi e resterà peculiare dei concerti mozartiani per violino.


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