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Wolfgang Amadeus MOZART
(Salisburgo 27.01.756 - Vienna 5.12.1791)

Concerto n. 4 in re maggiore k 218 "di Strasburgo"

da RCA RL 70984 Red Seal Digital Gennaio 1986
UTO UGHI - Orchestra da camera di Santa Cecilia - Violin Concertos Nos. 4 e Rondò in do maggiore K 373


I Allegro
II Andante cantabile
III Rondò. Andante grazioso; Allegro ma non troppo (23.28)

La maggior parte dei concerti violinistici di Mozart appartiene, al pari di questo all'anno 1775 e al periodo in cui il giovane musicista, a diciannove anni, aveva visto sfumare la possibilità di stabilirsi a Monaco e di lasciare il servizio alla corte della città natale. Desiderio che Wolfgang Amadeus come si sa, nutrì tenacemente e soddisfece in seguito pagando un alto prezzo: quello di doversi sostentare da musicista indipendente a Vienna, negli anni successivi.

Comunque sia, in pochi mesi Mozart compose cinque concerti per violino solista, vale a dire per lo strumento cui il padre Leopold aveva dedicato la vita e un trattato di notevole valore. Ciò significa che i concerti nacquero sotto gli occhi, se non sotto il controllo, di un esperto di alto valore ma, nello stesso tempo, di vedute molto "ortodosse" se non proprio conservatrici.

Questa circostanza spiega probabilmente due aspetti della creatività mozartiana: il suo imbarazzo nei confronti del violino solista, che in seguito non trattò più se non occasionalmente (esistono altri due concerti, pur se di non certissima attribuzione); il particolare itinerario che, nella serie del 1775, sembra svolgersi attraverso i cinque concerti che si presentano come prodotti esemplari di una tradizione e che, salvo il terzo in cui si manifesta il grande afflato sinfonico mozartiano, sembrano voler dimostrare più una perfetta cognizione della letteratura violinistica che non una personale adesione a quella che si potrebbe definire la poetica dello strumento. Non si tratta di una questione di numero, vale a dire del fatto che Mozart abbia un minor numero di concerti violinistici in confronto ai concerti pianistici, nei quali ultimi sono compresi i suoi maggiori capolavori. E' proprio una questione di gusto: con un solo concerto, Beethoven lasciò alla letteratura violinistica un'eredità ben più importante di quanto abbia lasciato Mozart con i suoi sette concerti. Naturalmente anche nei concerti violinistici, malgrado questo substrato in cui si potrebbe voler vedere un riflesso delle complicate relazioni tra padre e figlio, si sviluppa la grande inventiva di Mozart. Dopo il grande Concerto n. 3, questo quarto sembra voler sottolineare un ritorno all'osservanza dei modelli, in questo caso italiani, soprattutto sotto il profilo del virtuosismo, con il solista in primo piano e l'orchestra relegata un po' sullo sfondo. Il perché nella corrispondenza tra Wolfgang e Leopold Mozart, questo concerto venga chiamato "di Strasburgo", dipende dal fatto che nell'ultimo movimento è citato un tema popolare alsaziano.


Da Guida all'ascolto della Musica Sinfonica di Giacomo Manzoni

Concerto in re maggiore k 218 (1775)

Ancor oggi assai popolare, questo Concerto è ricco di incantevoli slanci melodici, che pervengono nell'Andante cantabile" ad altezze meravigliose, mentre il "Rondò" conclusivo, insolitamente ricco di variazioni di tempo e di ritmo, riprende il primo tema del secondo tempo, con un irresistibile effetto umoristico. (Durata 25 minuti).

 

Rondò in do maggiore K 373
Nel marzo 1781 Mozart lascia Monaco dopo il successo di Idomeneo e raggiunge a Vienna l'odiato Colloredo e i musici di Salisburgo in tournée nella capitale.
Ai primi di aprile compone il Rondò K 373 destinato sicuramente a Brunetti presente a Vienna e forse adoperato da costui come finale di un concerto non mozartiano.
Nelle sue lettere da Vienna Mozart stesso accenna l'8 aprile 1781 ad un rondò: "Oggi, scrivo alle 11 di notte, abbiamo tenuto un concerto.
Abbiamo eseguito tre pezzi di mia composizione, nuovi s'intende: un "Rondò" per concerto per Brunetti, una "Sonata con accompagnamento di violino" per me…..e infine un "Rondò" per Ceccarelli (cantante castrato amico di Mozart) che ha dovuto ripeterlo.
"Probabilmente si trattava rispettivamente degli opus k 373, K 372 e k 374 che risalgono appunto a quel periodo.

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