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Wolfgang Amadeus MOZART
(Salisburgo 27.01.756 - Vienna 5.12.1791)

Concerto n. 5 in la maggiore K 219

da RCA Red Seal RLl 70933 Settembre 1985 UTO UGHI - Orchestra da camera di Santa Cecilia - W.A: MOZART Violin Concertos n. 5 e da da RCA RL 70984 1986 Adagio in mi maggiore K 261 di Claudio Casini

Clicca qui se vuoi vedere e sentire Uto Ughi il 14 novembre 2006 al Teatro Donizetti di Bergamo e i Solisti Veneti di Claudio Scimone che interpretano Mozart: Concerto K 219 (n.5)


I Allegro aperto
II Adagio
III Rondò (Tempo di minuetto)

Il 20 dicembre 1775, con questa composizione Mozart concluse la serie di cinque concerti violinistici composti in quell'anno a Salzburg: concerti destinati a se stesso come esecutore, prescritti dai suoi doveri di musicista al servizio della corte salisburghese, probabilmente auspicati e supervisionati dal padre Leopold, l'esperto trattatista di tecnica violinistica.

La serie dei concerti appartiene ad un'epoca non molto positiva delle breve esistenza di Wolfgang Amadeus, che proprio nel 1775 aveva visto tramontare la possibilità di trasferirsi, dalla sonnolenta Salzburg, nella più vivace e musicale Monaco di Baviera. Ma questi concerti manifestano anche, nella loro successione intervallata da pochi mesi l'evoluzione dello stile di Mozart: dall'osservanza dei modelli, assolta in maniera ineccepibile ma senza rinunciare alla propria originalità, al vertice di un capolavoro, come il Concerto n. 3, dall'ampio afflato sinfonico.

Col successivo ed ultimo Concerto K 219,( o concerto "turco", -secondo il Tortoreto - attributo improprio che deriva dall'inserzione della ruvida czarda ungherese, nell'ampio rondo' finale divenuto subito celeberrimo) Mozart presenta ancora una ulteriore evoluzione stilistica e, nello stesso tempo, una differente varietà nella concezione del concerto violinistico : questa volta lo strumento è destinato a spiccare brillantemente e intensamente, fin dal momento iniziale in cui esordisce in un Adagio di tono lirico e recitativo, che ricorda la vocalità drammatica dell'epoca. L'intensità tragica della melodia si accentua nel secondo movimento, che tuttavia Mozart sostituì nell'estate del 1776 con un altro movimento analogo , meno lineare nell'espressione ma tecnicamente più elaborato, destinato al violinista di corte Brunetti. Il concerto si conclude con un minuetto, contrariamente alla tradizione che avrebbe previsto, in posizione conclusiva, un rondò o un tempo di sonata. Ma non bisogna dimenticare che il concerto violinistico in precedenza era stato sperimentato, per così dire intarsiato da Mozart all'interno della serenata e che quindi poteva articolarsi secondo un'architettura diversa da quella del concerto, ma consentita in quella della serenata: appunto, con un minuetto conclusivo. Il tratto caratteristico del minuetto è nella sezione mediana, che veniva chiamata trio, in cui si affaccia una melodia esotica che i commentatori hanno definito, secondo personali impressioni, ungherese o turca. L'esotismo, come si sa, era comune nel Settecento, ed è quasi sempre molto gustoso nella musica di Mozart, di qualsiasi provenienza esso fosse, come dimostra appunto il finale del concerto.

Adagio in mi maggiore K 261
Nell'estate del 1776 Mozart compose un nuovo "Adagio" in mi maggiore per sostituire quello che figura come secondo movimento del Concerto in la maggiore k 219, composto alla fine dell'anno precedente.
Brunetti, il violinista della corte arcivescovile di Salisburgo, trovava il primo adagio "troppo elaborato" per i propri gusti.
In realtà questo nuovo Adagio K 261 conserva il tono prevalentemente intimistico e malinconico di quello originale; il lavoro tematico risulta più elaborato mentre l'impegno virtuosistico è ridotto in conformità alle capacità di Brunetti che Mozart considerava modeste.

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