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Niccolò PAGANINI
(Genova 27.10.1782 - Nizza 27.5.1840)

Violin Concerto n° 4 in re minore per violino e orchestra

Da CD di Amadeus BMG Classics Ed. 1996 DARP - 1987 BMG Ariola Spa/Uto Ughi
di Nino Schirilò

I Allegro maestoso
II Adagio flebile (Clicca qui se vuoi ascoltare l'adagio tratto dal sito dei Filarmonici di Roma)
III Rondò


Il Concerto in re minore n. 4 viene composto tra il 1829 e i primi mesi del 1830 durante la frenetica tournée nelle città tedesche.
Da Francoforte Paganini scrive così all'amico Pietro Germi informandolo sulla sua presente attività compositiva: "Ho finito il Concerto in re terza minore [il quarto concerto] e ne ho cominciato un altro in la terza minore, [il quinto concerto] ma non ho il tempo di finirlo, dovendo ancora strumentare l'altro…..
Ho scritto pure una sonata con variazioni in beffa sulla corda G (= sol), che devo pure strumentare".
Se si considera che Paganini non dà alcun concerto per circa due mesi e mezzo dopo il 19 gennaio del 1830, si può ben immaginare che egli fosse in gran parte assorbito dal comporre.
Ripresa l'attività concertistica, si esibisce in tre concerti a Francoforte e, nell'ultimo di questi, (26 aprile del 1830), esegue per la prima volta il suo quarto concerto.

Allegro maestoso
Il primo movimento, Allegro maestoso, inizia come di consueto con l'orchestra che espone il materiale tematico del movimento e funge da introduzione.
Anche in questo concerto a un primo tema (in re minore) energico, quasi marziale, esposto dagli archi, segue una seconda idea più lirica nella tonalità della relativa maggiore (fa maggiore) enunciata dai legni, per poi ritornare alla tonalità d'impianto e concludere l'introduzione sul motivo iniziale del primo tema.
Il solista riprende la testa del primo tema dell'orchestra ma poi lo svolge in maniera assolutamente libera, inventando nuove figurazioni di arpeggi, volatine, scale e altre ancora.
Lo stesso percorso segue il primo tema , una piacevole melodia accompagnata dal pizzicato degli archi; la sua cantabilità operistica cede però per due volte il posto a un pirotecnico sfoggio di passi a corde doppie e si conclude su una cadenza seguita da un nuovo intervento del tutti che ricapitola parte dell'introduzione.
Il nuovo episodio del solista vede la riproposizione del primo tema in la minore che si apre repentinamente a improvvisi e appassionati squarci lirici per poi riprendere un corso di nuovo caratterizzato da acrobazie virtuosistiche.
Come già nel precedente concerto la sezione conclusiva del movimento vede la riesposizione del secondo tema e dell'intera sezione corrispondente trasporto alla tonica ma nel modo maggiore.
Il tutti riepilogativo serve a preparare la cadenza del violino e quindi portare a conclusione il movimento.

Adagio flebile
Il secondo movimento ,Adagio flebile con sentimento in fa diesis minore, in forma ABA, ha un patetismo commosso che ricorda il tono elegiaco del miglior Bellini.
Introdotto da poche ma solenni misure del tutti, il solista dispiega una mirabile melodia di ampio respiro e di purissima cantabilità, rappresentazione strumentale del canto accorato di una eroina del melodramma romantico e il compositore limita molto le fioriture senza cedere alla tentazione di gratuiti virtuosismi.
La sezione centrale (B) in la maggiore è una variante di questa melodia e presenta verso la fine un intenso e appassionato dialogo tra il solista e gli ottoni.
Ritorna quindi abbreviata la prima parte e, nella coda, il dialogo tra il solista e l'orchestra e su di esso si conclude il movimento.

Rondò galante
Il Rondò galante (Andantino gaio) riecheggia nel carattere, nella struttura e nella strumentazione il Rondò "della Campanella" con il tintinnio del triangolo che sostituisce i rintocchi del campanello.
Anche qui il brano si articola nella forma ABACA, ovvero un ritornello intercalato da due strofe.
Inizia il violino con l'esposizione della prima frase del tema, seguito subito dall'orchestra, quindi di nuovo il solista che la ripete variandola con delle aggiunte di diverse e nuove figurazioni ornamentali.
Il primo episodio quasi interamente affidato al solista, si caratterizza subito per una serie di scintillanti passaggi virtuosistici, (arpeggi fin nel registro sovracuto e un ardito impiego del balzato.)
Ritorna quindi il ritornello sempre con l'alternanza solo-tutti-solo-tutti.
L'episodio seguente è annunciato inaspettatamente da alcuni squilli di tromba e vede il violino impegnato a realizzare un particolare effetto timbrico basato sugli armonici doppi prima di lanciarsi nella parte finale in acrobatici arpeggi.
Senza soluzione di continuità è ancora il solista a riesporre per l'ultima volta il ritornello con lo stesso gioco di alternanza con l'orchestra sino alla conclusione del movimento.


Da: Guida all'ascolto della musica sinfonica di Giacomo Manzoni:

Concerto N° 4 in RE MINORE per violino e orchestra (1830)
Eseguito più volte da Paganini specie in Germania, tornò alla luce solo nel 1954, e ha raggiunto considerevole favore tra i concerti postumi del maestro genovese.
Si tratta di una pagina, tra le immancabili esibizioni virtuosistiche, nasconde belle gemme musicali: tra queste il primo tempo: "Allegro maestoso", che s'impone per l'intensità e l'incisività dei nobili accenti, non meno che il successivo "Adagio flebile con sentimento," dalla linea melodica di belliniana purezza.
Conclude un "Rondò galante-Andantino gaio," di andamento più convenzionale. (durata 35 minuti).

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