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Niccolò PAGANINI
(Genova 27.10.1782 - Nizza 27.5.1840)

I BIS DI UTO UGHI (clicca qui se vuoi sentire la spiegazione di Uto Ughi e la "Paganiniana"



Dal Concerto di Salò del settembre 2007 Ughi spiega il suo bis: "Meditation" di MASSENET, tratto da Thais.(Clicca qui!)
Ascolta, se vuoi, il brano, direttamente dal sito dei Filarmonici di Roma. (Clicca qui!)


da Radio Rai uno del 3 maggio 2008: "Il diavolo e il violino UTO UGHI racconta":
parla Uto Ughi:


Paganini rappresenta il mito romantico del solista errabondo, l'incantatore di folle ma soprattutto il piu' grande virtuoso di tutti i tempi.
Il suo talento angelico e demoniaco ha influenzato tutti i piu' alti esponenti della cultura e non solo musicale da Chopin e Schumann da List a Berlioz Byron, Standhal Heine e altri grandi autori.
Essi furono letteralmente folgorati dalle sue apparizioni non solo come virtuoso ma anche come compositore.
Rossini ebbe a dire: fortuna per noi compositori che' Paganini dedica la maggior parte del suo tempo allo studio del violino altrimenti il suo genio ci ecclisserebbe tutti.
Io mi esercito tutti i giorni allo studio dei suoi 24 capricci che sono l'apice della tecnica trascendentale.
Dopo averli studiati, tutto il resto sembra facile, sembra più semplice.
Questi studi sono stati composti allì'età di 16 anni da Paganini e costituiscono la base della tecnica moderna: Un violinista in grado di eseguirli ha un dominio totale, assoluto sul suo strumento.
Nel capriccio n. 1 ci sono arpeggi balzati da eseguirsi a velocità vertiginiosa e ci vuole una grande prontezza di riflessi, una prontezza fulminea.
Nel capriccio n. 9 chiamato "La caccia" le corde doppie imitano il suono dei corni.
Corni e flauti evocando una battuta di caccia.
Il capriccio n. 24 è un tema con variazioni.
Ed è stato utilizzato da Brahms e Rachmaninov in versioni memorabili per pianoforte.


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da UTO UGHI "Il trillo del diavolo" (Ed. 1996 BMG RICORDI 1996 74321 44208 - 2)
di Luigi Bellingardi:
In medio stat virtus: a tale antica massima sembra riferirsi l'atteggiamento d'un artista come Uto Ughi, per il quale il "fuori programma" assume non di rado il ruolo d'uno sguardo al di là dei confini del repertorio tradizionale, orientato all'esplorazione d'un nuovo traguardo, anche interpretativo, nella letteratura musicale.
Le esecuzioni, alcune caratterizzate da una fulminante incisività, altre da una più ampia gamma d'espressione, costituiscono,
Del fascino esercitato da Niccolò Paganini sugli ascoltatori si conoscono testimonianze autorevoli. Nel 1828 al suo esordio viennese, impressionò Schubert che annotò di "aver sentito cantare un angelo".
Un anno dopo Goethe a Weimar parlò di Paganini come "d'una meteora al limite dell'assurdo". E Listz lo accostò ai divi del belcantismo vocale italiano nella naturalezza degli abbandoni e nel trionfo delle fioriture.
In tali circostanze, sul virtuosismo dell'esecutore, si innestava la valentia del compositore, l'indubbia originalità, davvero demoniaca, come nel caso dei Capricci,

Zambetti Luciano : "Capricci"
pubblicati solamente nel 1820 ma vergati parecchi anni prima, in gioventù.
Per non parlare del Concerto No. 2 in Si minore, scritto nel 1826 ed edito nel 1851, dal cui terzo movimento (Rondò: Andantino allegretto moderato) discende il Tema della Campanella(*) che dall'800, è stato oggetto di numerose trascrizioni. Nonostante la tonalità minore e il disegno discendente, tale inciso tematico si caratterizza per una maliziosa arguzia e per l'eleganza del "martellato volante" praticamente è un tema da variazioni , tutto un susseguirsi di effetti insoliti , di arpeggi, di salti e slanci vorticosi.
Brillantezza estrema, ma anche musicalità contraddistinguono il Capriccio n.1 in mi maggiore. per il fulgore degli arpeggi, dei "colpi d'arco" e dei suggestivi "balzati", un autentico tour de force di bravura.
Popolarissimo è il Capriccio n. 9 in mi maggiore per il ritmo da
"richiamo da caccia" e la presenza di intervalli riferibili alla pratica di strumenti a fiato durante le battute venatorie: nello schema d'un rondò, il dialogo tra le sonorità evocatrici d'un flauto e d'un corno è arricchito da scalette, trilli, accenti energici nell'alternarsi della tessitura acuta a quella grave.
Nel Capriccio n. 13 in si bemolle maggiore una discesa cromatica per terze è l'origine del soprannome "la risata" di straordinaria genialità inventiva sono l'articolazione melodica e il risalto ritmico, nell'avvicendarsi di tempo ternario e tempo binario.
L'ampiezza del respiro strumentale, quasi "orchestrale" un certo spirito d'imitazione, taluni accenti marziali e le progressive modulanti connotano il Capriccio n. 24 in la minore, un altro prodigio di fantasia compositiva e di virtuosismo tecnico.


dal Tema della Campanella da (RCA RED SEAL RL STEREO 31462 UTO UGHI (1979)
Di Luigi Fait:
……….ma passiamo con Ughi alla celebre, popolare, fin famigerata Campanella paganiniana, spesso e volentieri strapazzata nella trascendentale versione pianistica a firma dell'abate Listz.
Qui, grazie ai virtuosismi di Uto Ughi , siamo elevati quasi per incanto all'ormai storico punto di riferimento di Yehudi Menuhin.
Siamo sì abituati a sentirla come bis o come manifestazione squisitamente da carosello, ma va pur precisato che si tratta del terzo movimento del Concerto per violino e orchestra n.2 in si minore, op. 7 e che pretende dall'interprete una parata di ginnastiche non comuni.
Non va ascoltata alla superficie, bensì "dentro", con la riscoperta di quelle risorse ritmiche e, perché no, liriche che non sarebbe esagerato definire "minimelodrammatiche" per le quattro corde.


e da "Invito all'ascolto di Paganini"
di Alberto Cantù:
Capriccio n. 20 in re maggiore :
Nel ventesimo ricorre in Allegretto un procedimento pastorale e imitativo (la terza corda fatta risuonare a vuoto con sopra un caratteristico disegno melodico il tutto a mo' di zampogna natalizia ) prima di un Minore mediano di contrasto ritmico.
Capriccio n. 15 in mi minore :
Troviamo un'enigmatica melodia in ottave (Posato) come spunto da variare quindi una parte in accordi slanciati con picchiettati fulminei.

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