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Niccolò PAGANINI
(Genova 27.10.1782 - Nizza 27.5.1840)

Violin Concerto n° 1 in D (= RE) maggiore, op. 6 per violino e orchestra

da 33 giri RCA RED SEAL DIGITAL RL 71048 - aprile 1986
di Claudio Casini:

I Allegro maestoso 19:16(Cadenza by Emil Sauret)
II Adagio espressivo 5:43
III Rondò Allegro spiritoso 9.01


Il Concerto n° 1 fu presumibilmente composto tra il 1816 e il 1818, anche se Codignola ipotizzava che fosse stato composto soltanto nel 1830 e Fétis lo faceva risalire al 1811.
Sicuramente Paganini lo eseguì a Napoli, una prima volta nel 1819 e una seconda nel 1821, mentre non esistono testimonianze di esecuzioni precedenti. Il manoscritto di questa composizione è autografo per quel che riguarda le parti orchestrali, ma è di mano di un copista per quanto riguarda la parte solistica; tuttavia questa parte reca l'autentica del figlio dell'autore.
Occorre ancora ricordare che questo concerto non dovrebbe a rigore portare il numero 1, visto che qualche anno fa è stato ritrovato a Londra un Concerto in mi minore composto prima del 1815.
L'opera 6 rivela già in Paganini che a quell'epoca aveva all'incirca 35 anni, una raggiunta maturità tecnica ed espressiva in cui si fondono il gusto per il virtuosismo acrobatico e quello per la melodia cantabile di chiara ispirazione operistica: quella stessa fusione che si trova nelle opere rossiniane con le prodezze vocali delle arie, le strette ed il dispiegarsi del canto.
Nel Concerto n.1 Paganini istituisce un modello che ripeterà nei successivi: una forma che solo apparentemente, nell'alternarsi di due movimenti veloci che incorniciano un movimento lento , si rifà alla forma del concerto classico. In realtà i cardini del classicismo , l'opposizione dei due temi contrastanti e il loro sviluppo nel primo tempo, sono appena accennati: per Paganini vige un principio basilare che è quello della variazione, alla continua ricerca di sempre nuovi effetti virtuosistici stupefacenti. Il rigore logico dello sviluppo è estraneo alla mentalità di un musicista che ha fatto del virtuosismo la ragione della sua vita e del suo successo.
In questa prospettiva anche la contrapposizione tra parte orchestrale e parte solistica è quasi inesistente: l'orchestra non sarà mai antagonista dello strumento, ma si limiterà ad esaltarne con discrezione le evoluzioni, sia che si tratti di un organico haydiano, come nel caso del Concerto n.1, sia che si tratti dell'organico ottocentesco di concerti successivi.
Il primo movimento, Allegro Maestoso, presenta una prima idea essenzialmente ritmica , esposta dall'orchestra e ripresa poi dal violino, basata su accordi, arpeggi, salti acrobatici, cui succede una seconda idea più melodica. Quello che in un concerto classico dovrebbe essere lo sviluppo, è invece qui una sorta di Scherzo tripartito, con le sezioni estreme virtuosistiche in minore e la sezione centrale melodica in cui ricompare, tuttavia, soltanto la seconda delle due idee presentate all'inizio.
Conclude il primo movimento la cadenza, esibizione di bravura affidata a quell'epoca alla libera invenzione di ogni interprete.
Il secondo movimento Adagio, in si minore, è una vera a propria aria d'opera: secondo l'interpretazione di alcuni esegeti paganiniani sarebbe addirittura un'aria "in catene", cioè cantata da un prigioniero solitamente innocente. La cantabilità dolorosa dei temi è sottolineata dall'uso di strumenti a fiato dal timbro sommesso e malinconico come il fagotto.
Esattamente come un'aria di opera seria l'Adagio è tripartito: due sezioni contrastanti e la ripresa della prima in un crescendo concitato e patetico.
Il terzo movimento, Rondò (Allegretto spiritoso) con la classica struttura articolata in strofe, ritornello e coda, favorisce la radicalizzazione dell'istinto paganiniano alla variazione fondato sulla fantasia e sull'invenzione continua.

da Radio Rai uno del 3 maggio 2008: "Il diavolo e il violino UTO UGHI racconta":
parla Uto Ughi:

IL Rondò
Nel Rondo'il compositore esprime tutto il suo arsenale di artifici virtuosistici che ancora oggi a distanza di due secoli non è ancora stato eguagliato da nessun altro compositore o violinista.
Questo rondò comincia con uno spirito quasi umoristico (o rossiniano) con grande eleganza e sonorità scintillanti.


Nell'arco dei successivi dodici anni Paganini compose altri quattro concerti per violino e orchestra nei quali ribadì, con poche varianti, questo modello di concerto essenzialmente virtuosistico, espressione di un gusto e di un'estetica destinati ad essere condannati o esaltati da contemporanei e posteri, fino ai giorni nostri


Da:Guida all'ascolto della musica sinfonica di:Giacomo Manzoni:
Concerto no.1 in re maggiore per violino e orchestra op. 6 (1818)

La tonalità originale di questo Concerto era mi bemolle, mentre la parte del violino era scritta in re: bisognava dunque che il violino solista fosse accordato un semitono sopra rispetto all'orchestra. Nelle intenzioni di Paganini, ciò doveva servire a rendere più teso e brillante il suono dello strumento solista.
Oggi il Concerto viene eseguito normalmente in re maggiore, e bisogna dire che con questo non perde nulla della sua straordinaria brillantezza di timbro.
Come sempre in Paganini, la scrittura del solista è di un virtuosismo trascendentale, piena di innovazioni e di ardimenti tecnici quali prima d'allora sarebbero stati impensabili su uno strumento come il violino.
L'andamento del discorso musicale è ispirato a una semplice melodiosità, ed ha un che dell'improvvisazione, impressione rafforzata dalla preminenza assoluta del solista sull'orchestra.
Quest'ultima si limita a un ruolo di accompagnamento discreto, e sarebbe vano ricercare una struttura simile a quella del concerto beethoveniano, imperniata sui contrasti e sulla dialettica tra il corpo orchestrale e lo strumento solo.
Tuttavia non bisogna nemmeno pensare che si tratti di un'opera tutta esteriore e priva di un nerbo musicale: perché Paganini non è solo un grande virtuoso ma anche un musicista di razza , e inconfondibilmente rimane il profilo delle sue linee.
Il primo tempo è un "Allegro maestoso" in cui melodie piene di lirismo si alternano a iperbolici passaggi tecnici; segue un "Adagio" in si minore - che secondo Paganini voleva rappresentare l'accorata preghiera di un prigioniero - e infine un rondò "Allegro spiritoso" dove effettivamente la sostanza musicale passa in seconda linea di fronte alla tecnica sbalorditiva, che vede il solista impegnato in passaggi di estrema varietà timbrica, con una variazione incessante e sorprendente dei più diversi e difficili colpi d'arco, doppi armonici, scale e arpeggi di ogni genere, che arrivano a sfiorare registri acutissimi, prima d'allora praticamente ignorati nella pratica violinistica. (Durata 25 minuti). <

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