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Niccolò PAGANINI
(Genova 27.10.1782 - Nizza 27.5.1840)

Violin Concerto n° 2 in si minore per violino e orchestra "LA CAMPANELLA"


Dalla trasmissione su RAI UNO "UTO UGHI RACCONTA LA MUSICA" trasmissione del 14 giugno 2008
parla Uto Ughi.


La Campanella è il terzo tempo del concerto n. 2 in si minore di Niccolo' Paganini.
Questo tempo è chiamato "La Campanella" perchè è un dialogo arguto tra un violino e il campanello dell'orchestra.
Si divertiva molto Paganini a fare queste cose originali.
Esegui' infatti questo ultimo tempo in tutti i teatri d'Europa riscuotendo il più grande successo.

La genialità di Paganini non consisteva soltanto nei virtuosismi trascendentali ai limiti dell'umano ma il lato veramente profondo e poetico di Paganini era trasformare il violino in voce umana, ogni corda aveva il suo colore, la sua tonalità, sapeva trasformare le corde acute in soprano, le corde basse in baritono......





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di Nino Schirilò
La composizione del Concerto n. 2 risale al soggiorno di Paganini a Napoli dove sbarca nel novembre del 1825, reduce da una serie di concerti trionfali a Palermo.
Nella città partenopea si fermerà quasi un anno e mezzo (tantissimo per i ritmi frenetici del musicista), invitato da Barbaja, l'influente impresario del Teatro San Carlo.
Problemi di salute (il musicista accenna a una insopportabile tosse) lo inducono prima a un rinvio e poi all'annullamento dei concerti nel teatro napoletano.

Tuttavia come sempre nei periodi di stasi, Paganini si dedica alla composizione e, da una lettera inviata all'amico Pietro Germi il 12 dicembre 1826, si viene a sapere che egli aveva completato un "secondo concerto con un campanello obbligato e un terzo con Polacca": informazioni preziose che consentono di stabilire dei punti di riferimento per la datazione dei Concerti n. 2 e 3.

Lasciata Napoli, il musicista si reca a Roma e quindi a Firenze dove, nel giugno del 1827, esegue per la prima volta il Concerto n. 2.
Noto comunemente col titolo La campanella, divenne ben presto una delle composizioni più famose di Paganini anche se nell'Ottocento veniva più spesso eseguito il solo terzo movimento, il Rondò che dà il nome all'intero concerto, per lo più nella riduzione per violino e pianoforte di celebri virtuosi come Kreisler o Kochanski.
Rispetto al Concerto n. 1 Paganini impiega qui un'orchestrazione più ricca che comprende, oltre agli archi e ai legni, due corni, due trombe, tre tromboni, serpentone, cimbasso, timpani, piatti, grancassa e campanello in fa diesis.


Concerto n.2 in si minore op. 7 "LA CAMPANELLA"
I Allegro maestoso
II Adagio
III Rondò

Allegro maestoso:
Il primo movimento, Allegro maestoso, inizia con un'ampia introduzione orchestrale la cui prima parte è caratterizzata da un'idea tematica fortemente scandita ritmicamente idea che però non corrisponde al primo tema del solista, mentre la seconda, in re maggiore, introduce una melodia cantabile che ha il carattere di un'aria d'opera non priva di reminiscenze rossiniane; questa melodia ritornerà più avanti come secondo tema del violino solista. Il solista fa la sua entrata con un primo tema febbrile e appassionato, una frase enunciata nel registro sovracuto del violino, che poi volge in figurazioni brillanti d'arpeggi e di passaggi a corde doppie.
Una breve transizione del tutti porta al secondo tema cantabile che abbiamo già ascoltato nell'introduzione.
Questa volta però il violino, dopo aver esposto l'intera melodia, introduce un episodio che non ha riferimenti al materiale tematico ed è piuttosto un'esibizione di una tecnica violinistica basata sull'impiego delle corde doppie (per seste e decime) con le quali si conclude l'esposizione.
La parte centrale, più che una sezione di sviluppo in senso classico, è costituita da una serie di libere divagazioni che si riallacciano al genere della variazione e ancor più della parafrasi.
Riprende il tutti che ripete variandola la seconda parte dell'introduzione con funzione di ritornello.
La successiva entrata del solista presenta una nuova idea melodica in mi minore che ha un andamento simile al primo tema; essa però, dopo alcune battute, viene accantonata e il violino si libra in nuove e sempre più ardite figurazioni virtuosistiche che segnano il punto culminante del movimento.
Una breve transizione del tutti riconduce il secondo tema alla tonica (ma nel modo maggiore), che viene riproposto con gli stessi passaggi della sua prima esposizione.
Prima della cadenza solistica abbiamo un altro intervento dell'orchestra con il ritornello anch'esso in si maggiore.
Una breve coda del tutti orchestrale conclude il movimento.

Adagio
L'Adagio, molto più breve rispetto al primo e all'ultimo movimento, colpisce subito per l'esordio romantico dei corni che evoca l'innalzarsi del sipario di una scena operistica e funge da introduzione all'entrata del solista.
Questa si caratterizza per una melodia cantabile dal profilo limpido ed elegante, con i ratti di un'aria d'opera in piena regola, accompagnata con discrezione dal pizzicato degli archi, quasi a simulare una gigantesca chitarra e punteggiata dagli interventi dei corni.
Tale melodia viene poi ripetuta, variata ed arricchita da figurazioni ornamentali per spegnersi infine con un effetto in eco su una scala per terze nel registro sopracuto sul richiamo dei corni.

Rondò
Il Rondò conclusivo (Andatino, Allegro moderato) "La campanella" è detto così per la presenza in orchestra di un campanello in fa diesis che, oltre a squillare gaiamente nel tutti, dialoga a domanda e risposta con gli armonici del violino come a suggerire una "specie di comparazione tra un effetto reale e un effetto artificiale" (E. Neill).

L'architettura formale del brano è quella classica del rondò: ABACA e costituisce la delizia di chi ama i giochi pirotecnici di fantasmagorie virtuosistiche. Questo brano colpì la fantasia di diversi musicisti e in particolare di Listz che ne fece una mirabile reinvenzione per pianoforte (parlare di trascrizione sarebbe in questo caso riduttivo) prima nella Grande fantaisie de bravoure sur la Clochette (1832) e quindi nel terzo dei suoi Études d'exécution transcendante d'après Paganini del 1838, ripubblicati in una seconda versione nel 1851 col titolo Grandes Études de Paganini.

Il movimento inizia con il solista che espone il tema-ritornello dal carattere brioso e pieno di slancio del quale l'orchestra riprende solo la prima parte e che viene completato dal violino nella sua seconda entrata.
La prima strofa presenta un dispiegarsi di motivi brillanti di spettacolare virtuosismo, segue il ritornello intonato dal violino e ripetuto quindi dall'orchestra.
La seconda strofa, in sol maggiore, ha un avvio più morbido, ma, dopo alcune battute, i passaggi virtuosistici hanno il sopravvento e vedono per la prima volta impiegato in un concerto paganiniano i pizzicati con la mano sinistra, ora protagonisti di lunghi e scoppiettanti passaggi, ora in dialogo con gli armonici, ora in chiusura di frase.

Un ultimo e più breve ritornello conclude il concerto.


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