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Maurice RAVEL (Ciboure,Pirenei Baschi 7.03.1875 - Parigi 28.12.1937)

"Tzigane", rapsodia da concerto per violino e pianoforte



da Gli amici della musica Firenze: stagione 2000-2001 di Francesco Dilaghi


Clicca qui se vuoi vedere e sentire Uto Ughi il 18 gennaio 2007 al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano che suona insieme ad Alessandro Specchi, La "Tzigane" di Ravel


Composto nel 1863,è senza dubbio molto famoso.
Durante il lungo lavoro di rifinitura della Sonata per violino e pianoforte, per l’esattezza nell’aprile 1924, Ravel lavorò anche ad un’altra composizione per violino e pianoforte, la "rapsodia da concerto" Tzigane". Al contrario della Sonata, la gestazione fu in questo caso insolitamente veloce: la prima esecuzione avvenne a Londra sulla partitura ancora fresca d’inchiostro, il 26 aprile dello stesso anno, ad opera della dedicataria – la violinista ungherese Jelly d’Aranyi, per la quale anche Bartók scrisse le sue due Sonate per violino e pianoforte – e dal pianista Henri-Gil Marcheix. L’esigenza frequente in Ravel , è anche in questo caso di uscire dai binari della tradizione musicale "colta": se il "Blues" della Sonata afferma una dichiarata e geniale incursione nel terreno del Jazz, Tzigane si ricollega in modo diretto a quella tradizione musicale che già da Haydn a Brahms si era cercato di addomesticare e di assimilare come elemento esotico all’interno della musica occidentale colta. L’impatto con la tradizione tzigana è per Ravel occasione di un brano dichiaratamente virtuosistico (l’autore si documentò, per scriverlo, anche sulla "Bibbia" del virtuosismo violinistico , cioè sui Capricci di Paganini) e di una rivisitazione della forma di Rapsodia ampiamente affermata da Listz (articolata cioè in due sezioni, la prima lenta, dal carattere d’improvvisazione, e la seconda veloce e incalzante); ma fu l’occasione anche di una strepitosa e originalissima costruzione di oreficeria musicale , dove l’invenzione timbrica prende decisamente il sopravvento ribaltando il senso di un brano che, almeno sulla carta, sembrerebbe presentarsi come una brillante e piacevole occasione di intrattenimento salottiero. E’ anche indicativa in questo senso la curiosa destinazione originale per violino e pianoforte "o luthéal" (qualcosa di simile al cymbalom, lo strumento tradizionale ungherese dove le corde sono percosse dall’esecutore direttamente mediante bacchette), mentre lo stesso Ravel potè sviluppare in pieno le ricchissime potenzialità timbriche di questo accompagnamento nella trascrizione del brano per violino e orchestra. Dopo la lunghissima, struggente introduzione affidata al violino solo, una cadenza del pianoforte introduce tutta una serie di spericolate variazioni che si succedono l’una all’altra fino al vorticoso, parossistico finale, su un travolgente accelerando. (Durata: 11’ circa).

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di Saura Pellegrini:
-Per capire bene la musica di questo compositore francese , e' necessario conoscerlo un po' piu' a fondo. Allievo di Charles De Beriot e di Faurè , compagno di studi di George Enescu, per la complessità e per la perfezione cesellata delle sue partiture, Ravel fu definito con ammirazione da Stravinskij un "orologiaio svizzero". Si ispirò a Couperain , Grieg, Mozart, nonchè alla musica russa e spagnola, (la madre era di origne basca). Dopo un viaggio in America apprezzò anche Gershwin ed il jazz mericano, la cui influenza e' evidente nei due concerti per piano; ma anche rifacendosi allo stile di altri, in Ravel l'originalità delle composizioni e la raffinata arte dell'orchestrazione rasentano la genialità, molto evidente nella fase culminante del suo Bolero (che esprime in modo suggestivo l'idea dell'ossessione), quando improvvisamente abbandona lo schema armonico uniforme (tonalità do maggiore) e modula al mi maggiore.
Passaggio dagli effetti immani, quasi estatici, che già alla prima esecuzione del 1928, all' 'Opera di Parigi, furono recepiti in modo inequivocabile da un'anziana signora del pubblico che esclamò "Aiuto, un pazzo !
" Ravel, visibilmente soddisfatto, commentò che quella signora aveva capito tutto.
Insieme a Debussy è considerato uno dei due piu' grandi musicisti impressionisti francesi.
E' difficile definire in modo preciso l'impressionismo musicale che nacque in Francia estendendosi poi a molti Paesi europei.
E' una corrente che si puo' definire "arte nel comporre affreschi musicali".
Tra impressinismo musicale e pittorico esistono molti parallelismi ed analogie: le impressioni visive ed acustiche, i suoni della natura vengono riprodotti in musica attraverso suggestive immagini sonore onomatopeiche..
Con Debussy Ravel condivise anche una particolare propensione per l'esotismo.
Nel 1924, dopo essere stato stregato dalla prima sonata di Bartok eseguito dalla violinista ungherese Jelly D'Aranyl , Ravel penso' di dare un'impronta sonora a quella che lui definiva L'Ungheria del miei sogni, componendo una fantasmagorica rapsodia per violino e pianoforte dall'eleganza e raffinatezza timbrica senza precedenti: Tzigane, dedicata alla D'Aranyl.

Egli stesso defini' la sua brillante composizione come un pezzo virtuosistico nello stile di una rapsodia ungherese in cui il prorompente virtuosismo si fonde con la languida seduzione musicale del folklore tzigano ungherese.
In realta', il recupero dei temi ed armonie della tradizione folkloristica slava, contestualizzati nella musica classica mitteleuropea, da sempre costituisce una costante per molti compositori, da Haydn a Brahms, da Bartok a Liszt fino all'impressionista russo Stravinskij; ma, a differenza di Bartok, sempre alla continua ricerca della fiera purezza magiara, l'esotismo di Ravel non nasce dal culto del folklore ne' dalla ricerca dell'innocenza perduta , (come si osserva in Gauguin) ma ha una matrice ben piu' astratta e formale.
Ravel e' molto piu attento all'equilibrio ed all'eleganza dello stile.
Modello dell ' opera furono probabilmente i Capricci di Paganini che Ravel elabora in modo soggettivo.
Corde multiple, pizzicati con la mano sinistra, recitativi su una sola corda, in straordinarie peripezie tecniche da affidare esclusivamente alle mani piu' virtuose.

VEDI INTERVISTA DI UTO UGHI IN FONDO ALLA PAGINA IL BLOG DEI VIOLINISTI

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