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Franz SCHUBERT (Liechtenthal, Vienna 31.01.1797 - Vienna 19.11.1828) Quartetto "La morte e la fanciulla" D.810 ![]() parla Uto Ughi. Schubert nacque a Vienna nel 1797 dove morì nel 1828. Morì giovanissimo e gli ultimi 4 anni costituiscono un miracolo di fioritura creativa. In quel periodo videro la luce non soltanto il quartetto celeberrimo "La morte e la fanciulla", considerato uno dei suoi capolavori ma anche le sonate per pianoforte, la Messa in Mi bemol Maggiore, il quintetto per due violoncelli, anche quello uno dei suoi grandi capolavori. Il centro ispiratore delle composizioni di Schubert era il "lieder" che in tedesco vuol dire "canzone" e in generale composizione vocale con accompagnamento di pianoforte su testo poetico La morte e la fanciulla venne ispirato dai versi del poeta tedesco Mathias Claudius. Schubert trascrisse questo lieder per quartetto d'archi e mantenne il titolo utilizzando la melodia. Durante la sua vita Schubert fu ignorato, quasi misconosciuto dai suoi contemporanei. Quello che più colpisce di questo compositore è l'incredibile modestia. Una totale umiltà e disinteresse per le cose materiali. Per lui la più grande gioia era far conoscere agli amici che lo circondavano le sue opere e trasmettere loro il messaggio ricevendo da loro gratificazione, affetto e amicizia. Aveva preso l'abitudine di riunire degli amici attorno a se' con i quali faceva musica, recitavano poesie in riunioni che presero il nome di "schubertiadi". Schubert componeva per queste occasioni musica varia tra cui i suoi celeberrimi lieder. Vorrei citarvi il testo di Mathias Claudius, testo che ha ispirato il lieder "La morte e la fanciulla". La fanciulla riconosce la morte e dice: "vattene barbaro scheletro, vai via non mi toccare". E la morte le risponde: "dammi la mano, bella creatura, sono tua amica, non sono cattiva, dolcemente dormirai tra le mie braccia. Il tema dell'amore e della morte è comune a tutto il romanticismo europeo e in Schubert è sempre presente quasi a presentimento della sua scomparsa prematura. Morì a 31 anni. I° movimento (Allegro): si apre con un inciso ritmico di forza quasi beethoveniana e verso la fine si placa e trova la sua quiete, il suo riposo. II movimento (Andante con moto): inizia con una forma di triste corale a 4 voci ma subito l'atmosfera si fa più drammatica, più agitata con un'ansante melodia del primo violino e il violoncello poi fa sentire il tema della morte in un crescendo di forza drammatica sconvolgente. Alla fine delle variazioni il tema riappare in maggiore trasfigurato quasi in una catarsi purificatrice che riconduce ad un'armonia serena quasi rassegnata come a dire che ALLA MORTE DOBBIAMO RASSEGNARCI TUTTI Dalla locandina del 21.08.1998 "dell' Estate Musicale" 1998 di SALO'- Direttore artistico UTO UGHI Toscolano Chiesa di S. Pietro e Paolo - di Luigi Fertonani Allegro Andante con moto Scherzo(Allegro molto) Presto Il Quartetto "La morte e la Fanciulla" trae origine da un Lied dello stesso Schubert, quel "Das Tod und das Maedchen" composto nel 1817 su un breve poema di Mathias Claudius. La tonalità è quella di re minore, una tonalità che nella poetica musicale di Franz Schubert è appunto "funebre" ma è peraltro singolare che "l'Andante" (che riporta appunto il tema della Morte) non sia in re minore ma in sol minore, tonalità usata da Schubert per un'altra "funebre" ballata, quella del "Re degli Elfi". All'inizio della sua storia musicale questo Quartetto ebbe un destino davvero singolare: mentre altre composizioni cameristiche del musicista austriaco suscitarono un immediato successo presso i suoi colti amici e presso il pubblico viennese, "La Morte e la Fanciulla" andò incontro ad una singolare incomprensione; nonostante la soppressione di una parte del primo movimento e nonostante una nuova esecuzione più accurata data in seguito, Schubert incontrò forti difficoltà a farla pubblicare da Schott e fu così che il Quartetto vide la luce, come la sua pubblicazione a stampa, soltanto quattro anni dopo la morte del compositore, e presso Czerny. "L'Allegro" iniziale si apre con una figura ritmica che apparirà anche in seguito nella partitura schubertiana, una specie di fatidico "segnale" dal carattere beethoveniano che genera immediatamente un clima drammatico. Il secondo tema contrasta con il primo per il suo intenso lirismo anche se la conclusione di questa esposizione diverrà drammatica, con i "fortissimo" dell'intero Quartetto. Ma poi riapparirà il "segnale" prima di una conclusione molto delicata dal punto di vista dell'intensità ma che lascia sospeso il clima di minaccia. "L'Andante con moto" è un po' il centro gravitazionale di questa composizione: viene enunciato lentamente il tema della Morte che, nel Lied dice alla Fanciulla "Non temere, dammi la mano, io sono tuo amico". E' un tema che in pratica utilizza l'introduzione pianistica del Lied originale, gli accordi e le sue note solennemente ripetute. Su questo tema si costruiscono cinque variazioni che però mantengono un carattere essenziale: nella prima il violino esprime tutta la sua drammaticità, sul "pizzicato" del violoncello; quest'ultimo strumento intona il tema della Morte nella seconda variazione e nella terza si ripete ostinatamente fin quasi all'ossessione, la cellula iniziale del Lied con una deformazione alla fine quasi grottesca. Nella quarta variazione il tema della Morte è affidato agli strumenti più gravi mentre il violino è impegnato in una specie di "contromelodia" zeppa di ornamentazioni. Da qui la parte conclusiva di questo importantissimo "Andante con moto", con un'ultima esposizione del "corale" iniziale però senza la drammaticità iniziale, quasi una promessa della serenità del sonno nelle braccia della Morte. Nello "Scherzo" notiamo alcune singolarità: il tema d'apertura assomiglia molto a quello attribuito da Wagner al Nibelungo Mime nell"Oro del Reno"; su questo s'innesta il "segnale" della Morte dell'Andante precedente che alla fine si allargherà ritmicamente per sottolineare la conclusione. Bellissimo il "Presto" finale, una specie di "danza macabra" che costituisce una specie di tutt'uno con il movimento precedente innestando il ritmo di tarantella con quella del Rondò, in un'originale "forma sonata".
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