Franz SCHUBERT
(Liechtenthal, Vienna 31.01.1797 - Vienna 19.11.1828)
Rondò in la maggiore per violino e archi D 438
da Locandina di Unione Musicale 2001-2002”di Eléna Giroldi
Adagio
Allegro giusto
Il 1815 e il 1816 furono per certo gli anni
in cui Schubert scrisse la maggior quantità di musica della sua vita.
Secondo qualche biografo contribuì all'incentivo di tale impeto
creativo il primo grande amore, naturalmente infelice,
del compositore: Therese Grob, una brava soprano che
risiedeva, come lui, nel distretto di Liechtental alla
periferia di Vienna.
C'erano giornate, si apprende da una sua lettera, nelle
quali componeva anche otto o nove Lieder, sicuramente
il genere musicale a lui più congeniale.
Il 1816, l'anno a cui appartiene anche il Rondò D 438,
fu particolarmente fecondo oltre che nel campo del Lied
anche in quello della sinfonia (con la Sinfonia n. 4,
soprannominata "Tragica"), della musica da camera
(con il Quartetto per archi in mi maggiore D 353 e
le tre Sonate per violino e pianoforte D 384, D 385. D 408)
e della musica sacra (con i due Salve Regina D 379 e D 386,
lo Stabat Mater D 383, i due Tantum ergo D 460 e D 461,
il Magnificat D 486).
Significativa a riguardo di tanta produttività,
l'affermazione di un carissimo amico di Schubert,
Joseph von Spaun: "Invece di inaridirsi,
la vena delle più incantevoli melodie
s'ingrossava sempre più man mano
che le sue ricchezze venivano alla luce,
e la fonte di quelle magiche note era
sempre più rigogliosa".
Il Rondò D 438 appartiene al genere delle composizioni d'occasione
destinate ad esecuzioni private, spesso nell'ambito della cerchia di amici
di Schubert, alle quali egli stesso partecipava.
L'opera è assimilabile nello stile e nel carattere, agli unici altri
due esempi schubertiani di composizione concertante, ugualmente scritti
per violino e orchestra e risalenti allo stesso periodo: il Konzertstück in re
maggiore D 345 (1816) e la Polonaise in si bemolle maggiore D 580 (1817).
Come questi, probabilmente anche il Rondò fu scritto per il fratello Ferdinand,
buon violinista oltre che discreto compositore.
Pur non essendo un'opera di rilievo nell'ambito della produzione schubertiana,
il Rondò presenta tratti eleganti e raffinati grazie alla qualità degli spunti
melodici e al carattere brillante ma non affettato del virtuosismo solistico.
Schubert, infatti, alieno per natura a qualsiasi forma di virtuosismo fine a se
stesso, riesce anche in questi brani, apparentemente nati per esternare le
abilità di uno strumentista, a far prevalere sulle ragioni della tecnica
quelle della pur semplice ed immediata espressività.
Una melodia ampia e cantabile connota l'introduzione lenta (Adagio) del pezzo,
in cui subito si evidenzia la natura lirica del discorso solistico e quella
prevalentemente riempitiva del ruolo orchestrale.
Un punto coronato nella parte del violino solista conduce,
senza soluzione di continuità, all'Allegro giusto, caratterizzato dal
danzante tema in levare, brillante e leggiadro, che piacevolmente ritorna
seguendo la circolarità della forma.
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