Robert SCHUMANN
(Zwickau (Sassonia) 8.06.1810 - Endenich (Bonn) 29.071856)
Sonata per violino e pianoforte in la minore op. 105 (1851)
dalla Locandina delle Serate Musicali di Milano del 27.1 2003
1) Con espressione appassionata
2) Allegretto
3) Allegro
Le sonate per violino e pianoforte di Robert Schumann, in la minore op. 105
e in re minore opo. 121, sono entrambe del 1851 e tutte e due vennero
stese in pochi giorni con la prodigiosa rapidità di cui l'autore era capace.
Comune, in esse, è la presenza ossia l'avvidendarsi dei personaggi di
fantasia in cui s'incarna e tra i quali oscilla la personalità
schumanniana: Eusebio, lirico, sognatore, schivo; Florestano, ardente,
appassionato, impulsivo; Maestro Raro - una sorta di Mendelssohn -
quale aspirazione a risolvere nella perfetta dottrina musicale le
contraddizioni romantiche.
Rispetto all'altra, tradizionalmente in quattro temp, la Prima Sonata
è più sperimentale e concentrata: in soli tre movimenti, il secondo dei quali,
Allegretto dai modi e dai temi di Lied sotto il segno di Eusebio,
intende conciliare Andante e Scherzo alternando così episodi lirici ed
altri mossi e danzanti come farà quanrant'anni dopo Johannes Brahms nel
tempo di mezzo della Seconda Sonata in la aggiore op. 100.
Con espressione appassionata, la Sonata apre su un tema del violino
cui s'accodano controcanti avvolgenti del pianoforte. E' un tema triste,
d'una scura elegìa (però con l'eccitazione di Florestano), in grado di
gettare la sua ombra sul'intero movimento dominandolo.
Non si può così parlare di un secondo tema o di un canonico sviluppo,
al posto del quale c'è piuttosto uno sato di movimento continuo, una
costante rimessa in campo degli elementi.
Citato come ama fare Schumann, questo tema tornerà nel Finale, che è
toccatistico e fantastico al contempo. Lo troveremo là nella coda,
messo in contrappunto col tema principale di Toccata.
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