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| Jean SIBELIUS (Hameenlinna Finlandia 8.12.1865 - Jarvenpaa 20.09.1957) Concerto per violino ed orchestra op 47 - -Clicca qui!
Dalla Locandina di Settembre Musica 2007 - Concerto tenuto al Teatro dal Verme . Milano 16.9.2007 di Laura CossoL'idea di scrivere un concerto per violino, strumento seriamente studiato in gioventù, prese forma nella mente di Sibelius nell'estate del 1902, l'occupò per l'intero anno successivo e sfociò in una prima esecuzione, da lui diretta ad Helsinki nel febbraio 1904. La prestazione deludente del solista, complice l'estrema difficiltà della parte, contribuì all'insoddisfazione del compositore che sottopose la partitura ad una laboriosa revisione: quasi il "battesimo" in patria fosse per i suoi lavori una sorta di prova generale, su cui intervenire prima di presentarli al pubblico europeo. Cosa che avvenne nel 1905, con i Berliner Philarmoniker e il loro primo violino diretti da Richard Strauss (il concerto sarebbe stato dedicato ad un altro virtuoso, l'allievo di Joachim, Franz von Vecsey, al quale dovrà la sua diffusione. Mano alle date, il lavoro si colloca tra il tardo-romanticismo piu' acceso di Sibelius, culminato nella Seconda Sinfonia, e una tendenza, qui già avvertibile, verso l'alleggerimento della scrittura; non fosse per la volontà di cercare un equilibrio tra la presenza sempre attiva del violino, che fin dalle prime battute regge le fila del discorso, e una partecipazione dell'orchestra contenuta ma individualmente definita, differenziata nei colori e nelle modalità di interazione col solista. Il tutto entro una concezione riepilogativa del concertismo ottocentesco e una scrittura quantomai idiomatica: ma dove anche i passaggi da tipico repertorio virtuosistico non hanno alcunchè di ostentato, e le difficoltà tecniche paiono dissimulate da un'impronta di naturalezza, grazie alla competenza con cui Sibelius si rivolge allo strumento solista. Il primo movimento Allegro Moderato si apre su un clima da "esotismo nordico", col violino che emerge dallo sfondo algido e rarefatto degli archi, disegnando un tema di sapore modale; la cantabilità piu' spiccata di un secondo motivo e il carattere di danza del terzo animano la semplice struttura binaria del brano, aperto a frequenti episodi cadenzati. Il secondo tempo Adagio di molto, sull'effusione melanconica del solista, si snoda intorno al suo nucleo iniziale, mentre il Finale Alllegro ma non tanto è interamente rivolto al cotè della danza zingaresca, inaugurata con un ostinato ritmico da cui il violino prende il volo. |
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