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Louis SPÖHR
(Braunschweig 1784 – Kassel 1859)

Concerto n. 8 in la minore per violino e orchestra op. 47

(Clicca qui se vuoi sentire e vedere il concerto di Ughi del 5 febbraio 2006, a Milano, Conservatorio Verdi.

da Locandina di “RAVENNA MUSICA 2001” di Eléna Giroldi
I FILARMONICI DI ROMA
Direttore e Violinista UTO UGHI

Allegro Molto
Adagio - Andante
Allegro moderato

Lo stile di Louis Spöhr venne da più parti identificato con il primo stile musicale propriamente “romantico”: in particolare ciò che contraddistingue la vasta produzione del compositore tedesco sono i profondi legami con il primo Romanticismo europeo, rintracciabili nel connubio fra rigoroso attaccamento alle forme e ai generi classici da un lato, aspirazione alla massima espressività e alla spiccata individualità musicale dall’altro. Non a caso il suo stile fu definito da un importante critico musicale come Friedrich Rochlitz, “la tendenza al grandioso e all’appassionato, in lieve malinconia”. In particolare la sua produzione operistica rappresentò un fondamentale punto di partenza per l’opera romantica tedesca da Weber a Wagner: il suo Faust del 1813 fu, insieme ad Undine di Hoffmann, il prodromo della produzione operistica romantica. I suoi diciassette concerti per violino e orchestra, di cui il n.8 è senza dubbio il più noto, rispecchiano tale poetica, fondendo in essi la tipologia del concerto classico con alcune innovazioni tipicamente romantiche, quali l’accentuato cromatismo e l’audace impiego della modulazione. Particolarmente evidente nel Concerto n. 8 è la vicinanza ai principi della cantabilità operistica, che il compositore stesso sottolinea all’inizio della partitura: “in Form einer Gesangs – Szene” (nel modo di una scena cantata).

Il Concerto fu scritto durante la Primavera del 1816 e fu eseguito per la prima volta il 26 settembre dello stesso anno presso il Teatro alla Scala, nell’interpretazione dell’autore. L’Allegro molto iniziale è dominato da un maestoso tema che l’orchestra enuncia in apertura e che poi riprende nel corso del movimento senza mai affidarlo al solista il quale, invece, sostiene una parte dai tratti marcatamente recitativi, cadenziali o virtuosistici. L’Adagio, in forma tripartita, presenta una dolce melodia iniziale che, una volta esposta dall’orchestra, viene poi arricchita ed elaborata dal violino; segue una parte centrale, in tonalità e tempo differenti, in cui il solista è impegnato nella presentazione di un nuovo vibrante tema cantabile impostato sulla quarta corda ed accompagnato da una figurazione di terzine dell’orchestra. Il ritorno della prima parte si salda, senza soluzione di continuità, con un Andante connotato da un recitativo in note doppie del solista. Nell’Allegro moderato che chiude il Concerto, violino e orchestra sviluppano entrambi il tema principale, in alcuni passi trattato da Spöhr in maniera contrappuntistica ed inserito in un percorso di modulazioni piuttosto originale.


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