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| Igor STRAVINSKY (Oranienbaum,Pietroburgo 18.06.1882 - New York 6.04.1971) Clicca qui se vuoi vedere e sentire Uto Ughi il 6 marzo 2006 al Carlo Felice, di Genova che suona insieme ad Alessandro Specchi,
La suite italienne di StravinskySuite italienne per violino e pianoforte Dalla locandina del concerto del 27 Febbraio 2005 a L'Aquila - organizzato dalla Società Aquilana dei Concerti "B. Barattelli" note di Alessandro Mastropietro Introduzione (allegro moderato)-Serenata (larghetto) Tarantella (vivace) Gavotta con due variazioni-Scherzino (presto) Nel 1919 all'uscita di un decennio assai turbolento per le vicende estetiche e linguistiche della musica colta occidentale, Igor Stravinskij (1882-1971) imbocca quella che - in seguito - sarà definita "neoclassica", e bollata da alcuni con l'accusa di ritiro nella "retroguardia" artistica, dopo che l'autore aveva firmato capolavori dell'avanguardia primo-novecentesca. Il balletto con canto Pulcinella, eseguito in prima assoluta l'anno dopo (1920) all'Opera di Parigi con le coreografie di Leonide Massine, dovrebbe essere lo snodo centrale di questo passaggio: Stravinskij vi utilizzò brani da un'antologia ascritta in blocco a Giovan Battista Pergolesi, ma in realtà saccheggiante qua e là nel primo Settecento comico e strumentale italiano, in particolare napoletano. In un'epoca di polemiche infocate, questa scelta bastò a far scattare la polemica; oggi, a distanza di quasi un secolo, si può dire che le riletture stravinskiane, tutt'altro che prone rispetto ai modelli, ma datate di una prospettiva talmente autonoma (ancora "cubista" nello scomporre ed accostare diversi piani armonici, melodici e timbrici), suonassero e suonino tuttora molto meno pacificate del neoclassicismo d'accatto successivo e presente, mantenendo così, tutta la carica eversiva (ma anche il cleptomane amore) verso i modelli di partenza. Il successo e l'intrinseca godibilità del lavoro spinsero l'autore a ricavarne una suite, dapprima orchestrale (Stravinskij vi aggiunse un paio di movimenti nuovi), poi anche trascritta per strumento e pianoforte con l'aiuto di solisti d'eccezione. La versione per violino oggi in programma, stilata nel 1925, è tra le più eseguite, e mantiene della suite originaria quasi tutti i numeri, ma soprattutto quelli esterni con tutto il loro effetto, ovvero la smagliante introduzione e il sontuoso Minuetto che, con un crescendo graduale, sfocia nel pirotecnico Finale. |
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