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Giuseppe TARTINI
(Pirano d'Istria 8.04.1692 - Padova 26.02.1770)


compositore, violinista e teorico musicale.

Da:La nuova enciclopedia della musica Garzanti

e da: CD TARTINI Concerti per violino ECD 88096-Uto Ughi e i Solisti Veneti -Claudio Scimone - a cura di Anne Penesco) ERATO


Avviato alla carriera ecclesiastica, dopo i primi studi a Capodistria si iscrisse (1708) ai corsi di giurisprudenza dell'università di Padova.
Sposatosi nel 1710 si trasferì ad Assisi, dove rimase tre anni perfezionandosi nello studio del violino.
Attivo ad Ancona ed a Fano, nel 1721 era a Venezia; nello stesso anno fu assunto al posto di primo violino nell'orchestra della basilica di Sant'Antonio da Padova.
Invitato a Praga nel 1723, vi si trattenne oltre tre anni; al suo ritorno a Padova, aprì una scuola di violino che divenne presto famosissima in tutta Europa.
Salvo sporadici viaggi, rimase a Padova per tutto il resto della vita, dedicandosi non soltanto all'insegnamento e alla composizione, ma anche all'approfondimento di particolari settori della teoria musicale su basi fisico-matematiche.
Secondo la teoria tartiniano i principi musicali sono regolati da leggi naturali e poggiano su precise formule matematiche.
Fondamentale per tutto lo sviluppo non solo della sua teoria, ma anche della sua poetica, fu la scoperta del terzo suono (1714) risultante dalla simultanea generazione di altri due suoni e di frequenza pari alla differenza delle frequenze dei due suoni generatori.
Questa scoperta diede modo a Tartini di indagare sulle leggi che governano l'armonia e di riflettere sul fenomeno musicale per eccellenza: la voce umana.
L'esposizione dei principi teorici di Tartini .è contenuta in tre opere fondamentali: Trattato di musica secondo la vera scienza dell'armonia (1754) De' principi dell'armonia musicale contenuta nel genere diatonico (1767) e soprattutto il Traité des agréments (Trattato degli abbellimenti) pubblicato a Parigi nel 1771 ma redatto in italiano intorno al 1740.
Ad essi si devono aggiungere numerosi altri scritti (inediti) alcuni dei quali di carattere puramente matematico.

La monumentale opera di Tartini comprende esclusivamente concerti e sonate.
I primi due sono complessivamente 131 (tutti per violino, ad eccezione di 2 per violoncello e 2 per flauto); le seconde sono o per violino e basso (almeno 174 più altre dubbie e numerosi movimenti isolati) e due per violini e basso (ca 40) o infine per due violini, viola e violoncello(4).
Nel campo dei concerti Tartini parte dalle esperienze di Corelli e di Vivaldi , e se nei primi anni ha come modello formale il concerto barocco (con la marcata distinzione fra solo e tutti) verso il 1730 elabora un tipo di concerto che concede maggior spazio al solista, dilatandone le possibilità virtuosistiche ma sempre in chiave espressiva.
Il tematismo si fa più consistente, meno frantumato in episodi e le nozioni di sviluppo e di elaborazione tematica assumono funzione determinante nell'insieme del discorso.
Ciò vale anche per le sonate, dove l'influenza corelliana è più che evidente e di cui Tartini ha lasciato esempi mirabili (si pensi alle due celebri sonate in sol minore intitolate Il trillo del diavolo e Didone abbandonata, in tre o quattro movimenti, con allegri ritmicamente molto marcati e con adagi ove l'elemento patetico, drammatico e lirico ha una tensione quasi romantica.

Concerto in mi minore, D.56 Clicca sul titolo(puoi ascoltare Ughi nel concerto di Tartini)
Allegro
Adagio
Allegro
Concerto in la minore, D.113
Allegro
Grave
Allegro
Concerto in la maggiore, D.96
Allegro
Adagio
(Presto)
Largo andante
Personalità di apertura, Tartini rappresenta uno dei punti culminanti della storia del violino che egli segna con la sua quadruplice impronta di esecutore, pedagogo, teorico e compositore.
I tre concerti grazie ai quali centotrentacinque repertori di Dounias si uniformano al taglio italiano in tre movimenti ,Vivace-Lento-Vivace.
Il Concerto in la maggiore D.96 è presentato qui con due movimenti lenti: un Adagio in la minore e un Largo Andante in mi maggiore che, comparendo alla fine del manoscritto originale, è certamente stato scritto ulteriormente al fine d'essere sostituito al primo movimento lento.
I testi poetici che accompagnano questo Largo Andante così come il Grave e l'Allegro finale del Concerto D 56 sono probabilmente ispirati a Metastasio, come numerosi altri esempi analoghi in cui ci s'imbatte nel corso dei Concerti e Sonate.
Queste citazioni - di lunghezza diversa - si presentano sotto due notazioni grafiche: la scrittura abituale - senza dubbio nei manoscritti che Tartini riservava a suo uso personale - e una scrittura cifrata, secondo tutta verosimile nelle partiture diffuse tra la cerchia degli intimi del compositore e talvolta al fine di dissimulare l'origine profana della sua ispirazione finchè l'opera era destinata ad essere eseguita in una cornice religiosa.
Queste caratteristiche criptografiche hanno conservato a lungo segrete le risorse poetiche che hanno suscitato l'ispirazione e l'emozione del compositore.
I Concerti D 56, D 96, e D 113 permettono inoltre di valutare l'importanza dell'apporto di Tartini al gioco del violino.
Si sa che la scelta delle posizioni - cioè delle differenti altezze alle quali possiamo mettere la mano sinistra sulla manica - è essenziale e indissolubile da quella delle dita. Nella famosa "Lettera alla Signora Maddalena Lombardini", Tartini raccomanda di esercitarsi alla "mezza smanicatura", corrispondente alla nostra seconda posizione attuale, e che non era allora una posizione naturale ("luogo naturale").
Questa maniera di digitare è molto moderna e nella prima metà del XX secolo i violinisti eviteranno spesso l'uso delicato della seconda posizione, lo stesso per le altre posizioni pari (IV, VI, etc), preferendo le posizioni impari (I, III,V, etc.) che offrono una più grande sicurezza d'intonazione.
L'impiego di tutte le posizioni esposte da Tartini permette di smanicare tra posizioni vicine e dunque di spostarsi insensibilmente sulla manica dello strumento senza produrre degli scivolamenti indesiderabili.
Altro aspetto importante della tecnica di Tartini, l'archetto necessita di una pratica quotidiana delle corde , la regolazione della "messa a voce" che comporta successivamente, nello stesso colpo d'archetto, un crescendo e un diminuendo.
Tartini raccomanda anche di studiare le Fughe di Corelli a differente indirizzo dell'archetto, cominciando un po' tirando e un po' spingendo.
Questa ragguardevole tecnica della mano destra che possedeva il "Maestro delle Nazioni" si traduce nella varietà dei colpi d'archetto presenti nelle sue opere e nel suo celebre Arte dell'Arco, composto da variazioni sul tema di Corelli.
Uno studio dello stile proprio di Tartini, sulla "maniera tartiniana", non sarebbe completo se non evocasse anche la sua ricchezza di ornamenti di cui il Trattato delle Gradevolezze della Musica offre uno spaccato e la sua ispirazione fantastica ed imprevedibile fatta di libertà impetuosa e al tempo stesso di una sensibilità raffinata.
Malinconico e tormentato, sempre di una copiosa inventiva, l'"estro tartiniano" riconcilia due estetiche, l'arte del cantabile e il virtuosismo strumentale.
Mentre Viotti e i violinisti franco-belga del XIX secolo conserveranno soprattutto la sua più grande eredità dela tradizione corelliana: "Per ben suonare bisogna ben cantare",
Paganini, lui stesso, ritroverà questa alleanza molto italiana entro una tecnica trascendente e un'espressività profonda.


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