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| Antonio VIVALDI (Venezia 4.03.1678 - Vienna 26 o 27.07.1741) 6 CONCERTI PER VIOLINO (da UTO UGHI, 1997 BMG RICORDI S.P.A.- 74321-475 512) Concerto in re maggiore per violino, archi e continuo op. 8 “il cimento dell’armonia e dell’inventione”, n.11 FI n.30 RV 210 1)Largo (3’01”) 2)Allegro (4’53”) 3)Allegro (5’18”) Concerto in mi minore per violino, archi e continuo “il favorito” FI n.208 – RV 277 1) Allegro (4’45”) 2) Andante (4’21”) 3) Allegro (4’48”) Concerto in mi maggiore per violino, archi e continuo “L’amoroso” FI n. 127 RV 271 1) Allegro (4'11”) 2) Cantabile (2,16”) 3) Allegro (3’44”) Concerto in la minore per 2 violini, archi e continuo op. 3 “L’estro armonico” n.8 FI n. 177 RV 522 1)Allegro (3’53”) 2)Larghetto e spiritoso (4’13”) 3) Allegro (3’36”) Concerto in do maggiore per violino, archi in 2 cori e continuo “Per la SS. Assontione di Maria Vergine” FI n. 13 RV 581 1)Adagio e staccato – Allegro. (5’24”) <2)Largo (3’02”) 3)Allegro (4’26”) Concerto in fa maggiore per violino, archi e continuo “Per la solennità di S. Lorenzo” FI n. 20 RV 286 1) Largo e molto spiccato (5’57”) 2) Largo (3’05”) 3) Allegro non molto (5’09”) Di Alberto Cantù: LA VIA ITALIANA A VIVALDI Roma, Istituzione Universitaria dei Concerti, stagione 1952-53, il concerto inaugurale dell’8 novembre è interamente “dedicato a musiche di Antonio Vivaldi (Venezia,1675 – Vienna, 1741)” secondo quanto porta il programma di sala, informato circa l’atto di morte di Vivaldi, ritrovato pochi anni prima da Rodolfo Gallo, ma ignaro del fatto che la data di nascita del futuro vada posticipata al 4 marzo 1678; quando il bimbo, di gracile costituzione perché prematuro, venne battezzato d’urgenza dalla levatrice, e solo due mesi dopo si ebbe il battesimo regolare. A proporre nove e: Concerti vivaldiani è il complesso dei solisti del Collegium Musicum Italicum diretto da Renato Fasano, nuovo gruppo di cui fanno parte – di rigore l’ordine alfabetico: sono appunto solisti a turno – violinisti quali Pelliccia, Poltronieri e Principe, il violoncellista Amfitheatroff, il flautista Tassinari e -–si legge – a “pianoforte e cembalo” Ornella Puliti Santoliquido, il complesso come ricorda il curriculum è stato presentato la stagione precedente al pubblico romano dell’Università e ha già tenuto – nel 1952 – un giro di 62 concerti negli Stati Uniti, in Canada e nel Messico: in America è conosciuto come , che diverrà in breve il suo nome famoso. Nel corso degli anni Cinquanta la vita concertistica romana ospita ripetutamente Fasano e i suoi: battezza I Musici, complesso strumentale di giovani concertisti presentato nel marzo 1952 all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia senza direttore; invita Francesco Molinari Pradelli, che nel novembre 1954 al Teatro Argentina con: l’Orchestra di Santa Cecilia fa conoscere il :>Concerto in do M “Per la solennità di S.Lorenzo” (si tratta di un pezzo differente da quello proposto in quest’incisione). Inoltre, già nel maggio 1953 lo scomparso Bernardino Molinari era stato commemorato in un programma che, con i cosidetti Concerti delle stagioni,accoglieva trascrizioni orchestrali sue; e poi, Leonard Bernstein, che nel dicembre 1953 dirige un Concerto vivaldiano nella revisione di Alfredo Casella, ed Ernest Ansermet, il quale sul podio dell’Orchestra della RAI all’Auditorium del Foro Italico, il 4 giugno del 1955, propone la Vivaldiana composta circa tre anni prima da Gian Francesco Malipiero; mentre è prossimo il successo di un gruppo guidato da Claudio Scimone, risposta padovana, anzi veneta I Solisti Veneti) alla fortuna del complessi romani. Fa capo dunque a : I Virtuosi di Roma, I Musici, I Solisti Veneti, a testimonianze italiane e più in generale a gruppi che impiegano strumenti moderni, la Vivaldi Renaissance del nostro secolo, condotta nel solco di una consuetudine squisitamente nostrana, fatta di bellezza timbrica e di calda, brillante comunicativa, di cui Uto Ughi, con questo florilegio registrato di Concerticostituisce al tempo stesso un anello e un esempio odierno. Perché la riscoperta, anzi scoperta novecentesca di Vivaldi, le cui musiche nel secolo scorso di davano “quasi completamente perdute”, e che stavano invece nascoste innanzittutto nei grossi blocchi d’autografi ritrovati e identificati negli anni Venti e confluiti poi alla Biblioteca Nazionale di Torino, è legata a una tradizione gloriosa e imprescindibile, storia recente quanto autorevole, patrimonio culturale da tenere vivo nel confronto con gli strumenti d’epoca e la prassi esecutiva che al loro uso si connette. Di Carlo Vitali: UN ASSOLO ACCOMPAGNATO, AMMIREVOLE Verso la fine Vivaldi suonò un assolo accompagnato, ammirevole, al quale aggiunse una fantasia che mi sbigottì del tutto, poiché probabilmente una simile non è mai stata suonata, né mai lo sarà: egli arrivò con le dita alla distanza di un filo di paglia dal ponticello, sicchè non restava spazio per l’archetto, e ciò su tutte le quattro corde, con passaggi di agilità e una velocità che non si può credere”. Il Concerto op. 3 n.8 >(F. 177 o RV 522 per gli amici di Vivaldi, BWV 593 per gli amanti di Bach) provoca in noi una felice indecisione: meglio l’originale o la copia? Ognuno risponderà come vuole, riascoltando l’appassionato attacco del ritornello introduttivo a piena orchestra: sedici battute nelle quali è già contenuto il materiale che servirà per il resto del compatto movimento. Il successivo “Larghetto e spiritoso” espone una frase esitante e sonnolenta che rimbalza delicatamente nel silenzio fra i due primi violini. L’”Allegro” conclusivo, è, per contrasto, brillante d’incontenibile energia collettiva, sulla quale svettano i capricciosi ricami dei due protagonisti. Nonostante l’organico strumentale comprenda ancora otto parti “all’antica” (4 violini, due viole, violoncello e basso continuo) l’intero lavoro è sostanzialmente un concerto per due violini e orchestra a quattro parti, che soltanto qua e là diventano cinque. Da questo momento in poi Vivaldi rinuncerà alla parvenza di un organico cameristico e si volgerà verso un’orchestrazione di tipo moderno, composta da uno o più solisti e di due gruppi di archi. Al contrario furono quasi certamente gli sviluppi maturati nel linguaggio concertistico vivaldiano a ridosso del 1728 (con le infiltrazioni dello stile teatrale e il moltiplicarsi dei titoli programmatici, culminanti nella popolarità un po’ ambigua delle Quattro Stagioni) a suscitare in Quantz il giudizio di “superficialità e impertinenza” circa l’ultima produzione del collega italiano, da lui incontrato a Venezia nel 1726. Eppure sul piano strutturale poco o nulla distingue i Concerti col titolo da quelli senza, e si veda a tal scopo proprio la raccolta in cui figurano le Stagioni,ovvero l’Op.8, il cimento dell’armonia e dell’inventione: non la prevalente divisione in tre movimenti (veloce-lento-veloce), né l’alternanza fra le sezioni strofiche ritornellate affidate ai tutti e più liberi episodi di collegamento nei quali il solista introduce nuovo materiale tematico, caratteri tutti ben esemplificati dal: Concerto in re M op.8, n. 11. Questa fedeltà allo schema predeterminato della forma-ritornello basterebbe di per sé ad impedire il flusso di un vero discorso narrativo, simile a quello dello “stile rappresentativo” praticato sul finire del Seicento da virtuosi compositori come Uccellini, Schmelzer e Biber mediante simbologie sonore, quadretti descrittivi e facili onomatopee. Per Vivaldi si potrà parlare al massimo di lampi pittorici o di effetti isolati, oppure di suggestioni extramusicali tanto generiche da poter apparire intercambiabili – sicchè spesso saranno singoli passaggi e procedimenti del discorso musicale a fungere da chiave esplicativa al titolo, piuttosto che non il contrario – mentre altre volte il collegamento resta affidato all’alea della sensibilità e del gusto soggettivo. Il secondo caso è ben esemplificato dai due concerti intitolati “ il favorito”in mi minore e “L’amoroso” in mi Maggiore, entrambi databili con una certa sicurezza al 1728. Il “ che fa parte dell’Op. 11, è un lavoro di ampie proporzioni, di cui l’”Allegro” iniziale occupa da solo più della metà, esordendo con l’enunciazione di un motto spavaldo, un vero e proprio tema-personaggio, sulla triade ascendente di tonica. Nel successivo “Andante” il violino principale presenta un profilo altamente virtuosistico e per nulla cantabile, caratterizzato da accentuati salti intervallari, fraseggi dalla complessa ornamentazione, continue alternanze di legato e staccato. L’accompagnamento rigorosamente omoritmico dei violini e delle viole è reso leggero dalla mancanza dei bassi. “L’Allegro” finale è tutto percorso da una perentoria cellula ritmica di tre note, quasi una fanfara di tromba ripetuta in svariate altezze e sequenze. Le tre parti di violino procedono costantemente all’unisono nei tutti, mentre negli squarci solistici rifulgono ancora una volta la fantasia e il dominio tecnico del compositore, messi in ulteriore rilievo dalla tonalità inconsueta. Di più convenzionale seppure piacevole fattura, “L’amoroso” si compone principalmente di due “Allegri” (il primo è un arcadico 12/8 a mo’ di barcarola; l’altro uno svelto 2/4 dal fraseggio a saliscendi) appena separati da un breve “Cantabile” in mi minore, bipartito e ritornellato, senza bassi, nel quale il violino principale inanella malinconiche catene melodiche discendenti. Altri due lavori contenuti nella presente registrazione si rifanno in qualche misura a un’ispirazione o almeno a un’occasione religiosa: le due feste di San Lorenzo e dell’Assunta (10 e 15 agosto) celebrate con imponenti esecuzioni musicali, qualche volta in “due cori”, non soltanto nella basilica di San Marco, ma anche nelle numerose chiese e istituzioni della Serenissima che potevano disporre di una cappella stabile – incluso quindi l’Ospedale della Pietà dove Vivaldi dirigeva un’eccellente orchestra femminile. Si può ipotizzare che esigenze didattico-dimostrative abbiano spinto Vivaldi, a dotare l’”Allegro” finale dell’ampio Concerto in do M “Per la SS.Assontione di Maria Vergine (in quattro movimenti) di una cadenza solistica scritta per intero, la quale si svolge per 25 battute arpeggiate, preceduta da una sezione di passaggi “perfidiati” con continui salti di oltre due ottave e seguita da estrose cascatelle di terzine e semicrome. A tale fortunata circostanza siamo debitori della fotografia pallida e sfocata di quell’arte dell’improvvisazione violinistica che aveva sbigottito Herr von Uffenbach. Da Guida all’ascolto della musica sinfonica di Giacomo Manzoni: CONCERTO IN LA MINORE per due violini, archi e cembalo – una composizione che ha avuto su Bach un influsso notevole. E’ il n.8 dell’op. 3 (L’Estro Armonico)una raccolta particolarmente felice che contiene alcuni dei capolavori vivaldiani . C’è da segnalare soprattutto il primo tempo, col suo empito ritmico che si rafforza e si amplia incessantemente, e con il raffinato dialogare tra i due violini a loro volta in equilibrato rapporto con l’orchestra. Il “Larghetto” ha accenti nobili e maestosi, caratterizzati dagli ampi intervalli dei “soli” e dell’orchestra, mentre il finale presenta un andamento più scorrevole e virtuosistico. Da Guida all’ascolto della musica sinfonica di Giacomo Manzoni: CONCERTO IN DO MAGGIORE (“PER LA SS. ASSUNZIONE DI MARIA VERGINE”) per violino, archi “in due cori” e due cembali – Quella dei “due cori” è una prassi che, nella musica vocale, risale alla scuola veneziana del ‘500, originata dalla circostanza che in S. Marco il coro veniva spezzato in due sezioni contrapposte che si alternavano, si rispondevano o si univano nell’esecuzione musicale. Tale principio si trasferì anche all’orchestra, e questo Concerto di Vivaldi costituisce un esempio notevolissimo di questa prassi. L’impiego delle due orchestre presuppone una particolare solennità espressiva: e infatti questo pezzo ha una funzione di esaltazione religiosa a cui la possibilità di dividere o di fondere assieme le due sezioni dell’orchestra concorre con efficacia notevole. Vi sono dunque effetti assai interessanti che permettono una costruzione severa e agile nello stesso tempo: il violino vi conserva un’evidente funzione solistica , in dialogo serrato con tutta l’orchestra o con le singole parti di essa. Il primo tempo è un “Allegro” introdotto da un breve “Adagio e staccato”; il “Largo” consta essenzialmente di una distesa melodia del violino solista, mentre “l’Allegro” finale riprende un serrato gioco di ritmi e di alternanze tra il “solo” e le due masse orchestrali. Un altro Concerto “per la SS. Assunzione di Maria Vergine” è in re maggiore ed è composto per “archi in due cori” (cioè in due sezioni divise) e due clavicembali. Da Guida all’ascolto della musica sinfonica di Giacomo Manzoni: CONCERTO DI S.LORENZO.Di impostazione particolarmente ampia, per violino, archi e cembalo: il solista emerge dalla massa orchestrale con una funzione di notevole rilievo, mentre l’orchestra si limita per lo più a un ruolo di accompagnamento. Concerto non molto,” la pagina dove più brillante si fa la scrittura del violino solista. Altri concerti” per la solennità di S.Lorenzo”: Concerto di do maggiore: concepito come composizione di carattere sacro, è uno dei non numerosi concerti vivaldiani in cui l’orchestra d’archi è arricchita dalla presenza di un nutrito gruppo di strumenti a fiato (2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti e 1 fagotto). La forma è quella del concerto grosso, e la scrittura è assai complessa e brillante, ricca di colori strumentali e di ritmi agili e incisivi, che ne fanno una pagina piena di vigore e di fantasia. Concerto in re maggiore sempre per la solennità di S. Lorenzo. |
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