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BRUTO (Marco Giunio)
BRUTO -ROMA Musei CapitoliniUomo politico romano (Roma 85 circa - 42 a.C.), figlio di Giunio Bruto e di Servilia. Discendente da due famiglie per tradizione avversarie della tirannide, dopo la morte del padre ad opera di Pompeo (77 a.C.) fu adottato dallo zio Servilio Cepione ed educato dal fratellastro della madre,Catone Uticense. Sotto il suo influsso (così forte anche nell'ambito domestico da indurlo a divorziare dalla prima moglie Claudia per sposare la figlia di lui, Porcia), abbandonò l'indirizzo democratico e divenne convinto conservatore e sostenitore dell'oligarchia senatoria. Per questo, quando scoppiò il conflitto tra Cesare e Pompeo egli fu dalla parte di Pompeo e con lui combatté a Farsalo (48 a.C.). Piegando alle necessità del tempo, si accostò poi a Cesare, che lo nominò, tra l'altro, pretore urbano (45). Appunto durante questa carica fu attratto da Cassio nella congiura contro Cesare, della quale alla fine divenne il capo. NelI'uccisione del dittatore il suo colpo di pugnale fu quello che ne troncò l'istintiva volontà di resistere e gli fece dire le sconsolate parole: «Tu pure, Bruto, figlio mio! » (15 marzo 44 a.C.). Il tirannicidio non ebbe, però, l'effetto sperato: gli ideali di Bruto cozzarono contro il realismo di Antonio e contro la passionalità e gli interessi contingenti del popolo. I congiurati dovettero lasciare l'ltalia, ma non senza il proposito di ritornarvi con le armi. Bruto, giunto in Grecia, raccolse denaro, vettovaglie e truppe, quindi passò in Asia e, riunite le sue forze con quelle di Crasso, ritornò sul continente europeo. A Filippi, nella Macedonia orientale, la battaglia decisiva con i due triumviri Antonio e Ottaviano si risolse in una completa disfatta: Bruto, con fredda determinazione, si uccise pronunciando, secondo Dione Cassio, le memorabili parole: « 0 misera virtù, altro non sei che un nome... » (23 ottobre 42 a.C.). Così poneva fine alla vita uno dei personaggi più odiati e più amati della storia: ora perfido oppositore dei disegni della divina provvidenza; ora simbolo puro della libertà umana. Considerato nel suo tempo, egli fu uomo di cultura, discreto oratore atticista, buon filosofo con simpatie per la Nuova Accademia (si ricorda di lui un trattato sulla Virtù); politico di limitate vedute di fronte agli urgenti problemi civili e sociali ebbe il merito d'inserire nel momento cruciale della sua vita e della storia di Roma, come motivi determinanti dell'azione, i più alti valori dello spirito umano e tra questi quello della libertà. Di qui il suo fascino attraverso i secoli.. |
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