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HOME INTERVISTEdi Nicoletta Sguben

ARCHETTO D'ASSALTO

Lei possiede due splendidi esemplari d'epoca, ha mai pensato di suonarli con le corde di budello?
"Sarebbe un esperimento interessante, perché il suono delle corde di budello è molto più delicato e sensibile.
Il problema è che in una grande sala da concerto occorre un violino che suoni con voce penetrante, e le corde di budello non hanno potenza sufficiente. Però le userei in una registrazione.
Per esempio di Bach: le corde di budello sarebbero ideali perché lasciano respirare il legno".
Lei non registra moltissimo: è come restio a darsi al disco…
"Ho inciso diverse opere principali del repertorio violinistico.
Con Sawallisch per esempio ho registrato il Concerto di Brahms, di Beethoven, questo di Schumann…devo dire, però, che è difficile trovare l'artista con cui c'è una vera affinità. E quando lo trovi spesso lavora con case discografiche diverse dalla mia.
Credo sia importante il connubio fra gli interpreti in un'incisione. Ancora più importante che in un concerto perché il disco rimane nel tempo, come il libro per lo scrittore.
Allora per realizzare una registrazione occorre incontrare il musicista con cui c'è un'intesa, un'affinità elettiva.
Con Sawallisch l'ho trovata, anche con Prêtre nel repertorio francese del tardoromanticismo.
Con chi vorrebbe trovare un'affinità elettiva?
"Con Temirkanov, con questo grandissimo direttore, mi piacerebbe registrare musica russa".
Come nasce un'interpretazione di Uto Ughi?
"Nasce dallo studio e dall'analisi del pezzo, ma anche dall'ascolto di altri musicisti perché chi ci ha preceduto ha creato una tradizione, uno stile.
Ha creato uno spirito, e non possiamo tagliare questo patrimonio di civiltà musicale.
Poi possiamo studiare per conto nostro, ma non possiamo precludere la conoscenza e l'illuminazione che ci vengono dai grandi interpreti.
Credo che chi non ha ascoltato le Sinfonie di Beethoven dirette da Furtwängler o quelle di Mozart con Bruno Walter abbia perso e perde continuamente una dimensione importante.
Perciò gli artisti che affermano di non ascoltare dischi per non essere influenzati nella loro interpretazione, secondo me sono musicisti incompleti, oltre a peccare di una grossa forma di presunzione.
Credo che un'interpretazione nasca dal confronto delle proprie idee con quelle degli altri. Poi bisogna saper scegliere".
Lei fa parte di una commissione per il rinnovamento dei programmi della scuola dell'obbligo…
"Si, questo io l'ho saputo dai giornali - incalza Ughi prevenendo la domanda - perché a me direttamente nessuno ha detto nulla.
Comunque l'appello che io e altri musicisti abbiamo fatto al ministro Berlinguer è di inserire lo studio della musica in tutte le scuole, dalla materna alle superiori.
Il ministro mi è sembrato interessato alla proposta, e il fatto che mi abbia nominato nella commissione indurrebbe a pensare che dalle parole si passa ai fatti.
Del resto è ora che si cominci a fare qualcosa perché dai Conservatori continuano ad uscire giovani, anche molto preparati con un destino di disoccupazione.
Probabilmente perché in Italia ci sono troppi Conservatori e pochissime orchestre.
Quelle poche, poi, spariscono! La chiusura delle tre orchestre Rai è stata una vergogna per la cultura italiana, e mi dicono che l'orchestra di Torino adesso è in serio pericolo.
Se davvero anche questa orchestra dovesse chiudere, allora sì che saremmo al livello dell'Uganda come dice giustamente Sinopoli.
Se vogliamo avere una speranza per il futuro musicale del nostro paese dobbiamo allargare la formazione di base e creare nuove orchestre per dar posti di lavoro ai giovani.
E se il problema sono i soldi, occorre risparmiare a scapito di qualche Conservatorio, tenuto conto che alcune regioni ne hanno troppi: bisognerebbe chiudere i meno indispensabili e pensare di più all'avvenire dei giovani".
Scusi ma quando lei non lotta per qualche causa e non suona il violino, cosa ama fare?
"Adoro viaggiare, è come una trasfusione di sangue nuovo per me.
Adesso andrò in India e in Cina per un giro di concerti, e non vedo l'ora di andare a vedere quelle grandi statue….come si chiamano….".
A Ughi sfugge il nome dell"esercito di terracotta" di Quin Shi Huang-ti. Ma non gli sfugge cosa rappresentano quelle statue: dei fieri guerrieri di tremila anni.


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