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ARCHETTO D'ASSALTO
Lei possiede due splendidi esemplari d'epoca, ha mai
pensato di suonarli con le corde di budello?
"Sarebbe un esperimento interessante, perché il suono delle corde di
budello è molto più delicato e sensibile.
Il problema è che in una grande sala da concerto occorre un
violino che suoni con voce penetrante, e le corde di budello non hanno
potenza sufficiente. Però le userei in una registrazione.
Per esempio di Bach: le corde di budello sarebbero ideali perché
lasciano respirare il legno".
Lei non registra moltissimo: è come restio a darsi al disco…
"Ho inciso diverse opere principali del repertorio violinistico.
Con Sawallisch per esempio ho registrato il Concerto di Brahms,
di Beethoven, questo di Schumann…devo dire, però, che è difficile
trovare l'artista con cui c'è una vera affinità. E quando lo trovi
spesso lavora con case discografiche diverse dalla mia.
Credo sia importante il connubio fra gli interpreti in un'incisione.
Ancora più importante che in un concerto perché il disco rimane nel
tempo, come il libro per lo scrittore.
Allora per realizzare una registrazione occorre incontrare il musicista
con cui c'è un'intesa, un'affinità elettiva.
Con Sawallisch l'ho trovata, anche con Prêtre nel repertorio francese
del tardoromanticismo.
Con chi vorrebbe trovare un'affinità elettiva?
"Con Temirkanov, con questo grandissimo direttore, mi piacerebbe
registrare musica russa".
Come nasce un'interpretazione di Uto Ughi?
"Nasce dallo studio e dall'analisi del pezzo, ma anche dall'ascolto
di altri musicisti perché chi ci ha preceduto ha creato una tradizione,
uno stile.
Ha creato uno spirito, e non possiamo tagliare questo patrimonio di
civiltà musicale.
Poi possiamo studiare per conto nostro, ma non possiamo precludere
la conoscenza e l'illuminazione che ci vengono dai grandi interpreti.
Credo che chi non ha ascoltato le Sinfonie di Beethoven dirette
da Furtwängler o quelle di Mozart con Bruno Walter abbia perso e
perde continuamente una dimensione importante.
Perciò gli artisti che affermano di non ascoltare dischi
per non essere influenzati nella loro interpretazione, secondo me
sono musicisti incompleti, oltre a peccare di una grossa forma di
presunzione.
Credo che un'interpretazione nasca dal confronto delle proprie idee
con quelle degli altri. Poi bisogna saper scegliere".
Lei fa parte di una commissione per il rinnovamento dei programmi
della scuola dell'obbligo…
"Si, questo io l'ho saputo dai giornali - incalza Ughi prevenendo
la domanda - perché a me direttamente nessuno ha detto nulla.
Comunque l'appello che io e altri musicisti abbiamo fatto al
ministro Berlinguer è di inserire lo studio della musica in tutte le
scuole, dalla materna alle superiori.
Il ministro mi è sembrato interessato alla proposta, e il fatto
che mi abbia nominato nella commissione indurrebbe a pensare
che dalle parole si passa ai fatti.
Del resto è ora che si cominci a fare qualcosa perché dai Conservatori
continuano ad uscire giovani, anche molto preparati con un destino di
disoccupazione.
Probabilmente perché in Italia ci sono troppi Conservatori
e pochissime orchestre.
Quelle poche, poi, spariscono! La chiusura delle tre orchestre
Rai è stata una vergogna per la cultura italiana, e mi dicono
che l'orchestra di Torino adesso è in serio pericolo.
Se davvero anche questa orchestra dovesse chiudere, allora sì che
saremmo al livello dell'Uganda come dice giustamente Sinopoli.
Se vogliamo avere una speranza per il futuro musicale del nostro
paese dobbiamo allargare la formazione di base e creare nuove
orchestre per dar posti di lavoro ai giovani.
E se il problema sono i soldi, occorre risparmiare a scapito di
qualche Conservatorio, tenuto conto che alcune regioni ne hanno troppi:
bisognerebbe chiudere i meno indispensabili e pensare di più all'avvenire
dei giovani".
Scusi ma quando lei non lotta per qualche causa e non suona il
violino, cosa ama fare?
"Adoro viaggiare, è come una trasfusione di sangue nuovo per me.
Adesso andrò in India e in Cina per un giro di concerti, e non vedo
l'ora di andare a vedere quelle grandi statue….come si chiamano….".
A Ughi sfugge il nome dell"esercito di terracotta" di Quin Shi Huang-ti.
Ma non gli sfugge cosa rappresentano quelle statue: dei fieri guerrieri
di tremila anni.
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