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CUOR DI VIOLINO
Le parole possono vibrare come le corde di un violino,
modulare gravi il suono caldo di un Guarneri del Gesù o imitare leggere
il timbro chiaro e apollineo di uno Stradivari. Parlare con Uto Ughi è un po'
come ascoltarlo suonare: le frasi scivolano una sull'altra ritmate da un
sorriso aperto che non si spegne mai.
Leggerezza mozartiana e spiritualità beethoveniana, naturalezza e arte di
stare al mondo, di impersonare se stesso senza far sentire il peso del
"personaggio", come un grande virtuoso sa far sparire la tecnica tra i
velluti dell'interpretazione. Quasi un perenne stato di grazia per i doni
ricevuti, portati a perfezione con amore e costanza dall'età di sette anni.
Quando, bambino prodigio, incantò la prima di un'infinita serie di platee
sparse in ogni luogo del mondo. Chi dalla vita ha avuto molto
(e molto ha dato) conosce il valore del dono.
Forse è per questo che l'erede riconosciuto della scuola italiana, tra i
più grandi violinisti del nostro tempo, ama offrire se stesso e la sua
musica alle persone più deboli, scaldare con le note della sua arte
l'anima di chi soffre, anche solo per il breve arco di un concerto.
Lo farà il 3 febbraio nell'auditorium romano di santa Cecilia,
per festeggiare l'associazione Antea che da dieci anni assiste i malati
terminali di cancro.
Cosa vuol dire per lei suonare per scopi umanitari?
Io credo molto nelle persone capaci di grandi rinunce e sacrifici per un
ideale. E' una cosa sempre più difficile da incontrare. Le parlo di
idealisti puri che non pensano a un tornaconto personale, capaci di portare
attrezzature e una nota di sollievo nelle case dei malati terminali.
Penso che sia non solo utile, ma anche doveroso da parte di chi, come me, ha
un compito pubblico e sociale.
Cosa eseguirà?
Ho scelto brani abbastanza popolari come le romanze di Beethoven.
Poi ho pensato a un Paganini piuttosto orecchiabile, un genio che in Italia
è considerato l'emblema del violino.
Il suo esordio all'età di sette anni è ancora sospeso tra realtà e
leggenda. Con un piccolo mistero, suonò Paganini o la Ciaccona di Bach?
Forse l'uno e l'altro. In realtà ho un vago ricordo di quel giorno.
Bach mi piaceva molto per il lato introspettivo, mistico, spirituale.
Paganini per il virtuosismo. Il suo segreto era nella vocalità, nel bel
canto rubato alla voce umana.
Gli italiani hanno conservato questa musicalità?
Credo di sì. Questo è un popolo di artisti e di esteti che ha fortissimo il
senso del canto. Lo dimostra perfino il festival di Sanremo. A parte
l'ultima edizione, con le canzoni che si somigliavano un po' tutte.
Devo dire che anche lì si riesce a cogliere il senso dell'inventiva, di una
solarità capace di esprimersi con il canto.
Lei ha fama di grande virtuoso. Che emozione dà padroneggiare uno strumento
al limite della perfezione?
Quando penso a questa parola parto sempre dall'etimologia, virtù. Credo che il
virtuosismo sia l'arte di far dimenticare le difficoltà della materia per
librarsi sulle ali dell'espressione. Come l'equilibrista che deve far
dimenticare il rischio
E quando dopo tanto studio si arriva alla meta?
Alla meta non si arriva mai perché la perfezione non è umana.
Più si approfondisce più ci si allontana dalla perfezione.
La perfezione è, deve restare, un miraggio.
Non c'è nulla di acquisito o di imparato, tutto scorre, tutto può sfuggire.
In che momento della vita e della carriera è oggi Uto Ughi?
Ogni età ha il suo fascino, riunisce in sé attrattive e dispiaceri. Posso dire
di non rimpiangere niente e di non escludere niente per il futuro.
Rubinstein a 93 anni diceva di sentirsi meglio che a trenta, più giovane,
più entusiasta.
Lei ha suonato con grandi maestri come Rostropovich, Sawallish, Meta.
Che ricordo ne conserva, cosa le hanno insegnato.
Ho avuto occasione di avvicinarmi a queste grandi personalità e di sentirle
vibrare. Erano persone speciali, perché non si annoiavano e quindi non
annoiavano mai. Bernstein amava profondamente la vita e la musica e le ha
amate fino all'ultimo. Una personalità ben diversa da quella di Benedetti
Michelangeli, un introverso capace di una feroce autocritica che lo rendeva
anche molto infelice.
Cos'è per lei la musica?
Nutrimento, fantasia, amore, gioia, dolore, vibrazione. In una parola, vita.
Forse è per questo che cerca di soddisfare tutte le curiosità, dai viaggi,
all'arte, alla lettura.
Se uno non emoziona se stesso difficilmente riuscirà ad emozionare gli altri.
Cosa sta studiando?
Sto lavorando alle sonate cameristiche francesi , da Debussy a Frank.
Con il pianista Bruno Canino ho da poco cominciato l'esecuzione dell'opera
completa di Beethoven. Per il futuro, vorrei incidere l'opera completa di
Schumann.
Ne parla come di un grande divertimento, un gioco quasi.
Niente è gioco, neanche una scala. Ma è vero che per me suonare è un godimento
estetico straordinario.
A proposito di estetica. La sua vita è circondata di Bellezza con la
maiuscola, lei vive immerso nella bellezza.
Le rispondo con una frase di Tolstoij, "la bellezza salverà il mondo".
Lo crede davvero?
Lo ha detto anche Wojtyla. Questa è un'epoca di capovolgimenti, distorsioni,
brutture, brutalità. Essere toccati dalla bellezza è un privilegio raro.
Come giudica il momento che il paese sta attraversando?
L'Italia sta cambiando molto, positivamente per alcuni aspetti, assai
negativamente per altri. Quello che auspico è un miglioramento del sistema
dell'informazione, potrebbe essere un grande mezzo di educazione ma spesso
viene usato per diseducare.
E' un problema che le sta molto a cuore. Che fine ha fatto la commissione
insediata due anni fa dal ministro Berlinguer per riformare la scuola,
della quale anche lei faceva parte?
Vecchie promesse mai realizzate. La musica classica resta relegata, poco
ascoltata, i teatri e le sale sono nello stato che conosciamo, per non dire
dei conservatori. Luoghi pieni di idealismo, forza di volontà e forza morale
ma che non danno sbocchi.
Le porte del lavoro sono chiuse, come sono state chiuse, e in modo vergognoso,
le orchestre della Rai. Una decisione di cui a tanti anni di distanza non
ho ancora compreso la ragione.
I giovani che amano la musica non sono altro che volontari , lo fanno per
passione e con eroismo.
Cosa si può fare per cambiare le cose?
Io quello che posso lo faccio già. In questi mesi sto visitando i
conservatori italiani per ascoltare i giovani più meritori, sono stato
a Bari, Trieste e Palermo, andrò a Torino e a Firenze.
I migliori elementi entreranno a far parte di un'orchestra che a maggio
suonerà gratuitamente a Roma in una manifestazione organizzata dal Comune
di Roma. Chi pensa che i conservatori debbano essere chiusi è un'incosciente.
C'è all'orizzonte un nuovo Uto Ughi?
Difficile dirlo, certo ci sono ragazzi di grande talento che lavorano e
studiano con disciplina encomiabile.
Lei è un grande viaggiatore, per lavoro ma anche per passione. Le ha chiamate
immersioni antropologiche", cosa vuol dire?
Mi piace conoscere l'uomo sotto tante dimensioni e culture, a latitudini
diverse. Ultimamente sono stato in Giappone, dove però non ho visto niente
di particolare.
Invece ho fatto viaggi bellissimi e importanti in Cina, in India e a Bali,
dove mi ha colpito la grande spiritualità, il senso del colore davvero
straordinario, la natura, il misticismo.
Queste impressioni tornano in qualche modo nella sua musica, nella sua
capacità espressiva?
La musica non è una disciplina a sé stante, i sentimenti umani alimentano
l'espressione musicale.
Cos'è per lei l'artista?
Certo, non colui che si chiude nella torre d'avorio, privandosi di una
dimensione più completa.
Prima ha parlato di misticismo. Qual è la sua dimensione spirituale?
Vuol sapere se vado a messa? Anche se fosse, credo che non ci sarebbe nulla
di male…Comunque credo che quello spirituale sia il lato più interessante,
misterioso e imponderabile dell'uomo.
Non è un dono gratuito, ma scelta, ricerca.
Cosa pensa della New age?
C'è molta confusione, un po' di cattolicesimo, un po' di buddismo, un po' di
induismo. E' una tendenza che ha facile presa sulle menti più semplici che
non hanno ne' cultura ne' materia. Una miscellanea di filosofie trite e ritrite.
Credo invece che la fede o la spiritualità nascano da una ricerca continua.
C'è un mistero nella vita. Un mistero che non si può spiegare a parole.
Tornando alla musica, lei ha due preziosi violini, un Guarnieri del Gesù del
1744 detto Cariplo e uno Stradivari del 1701, il celebre Kreutzer.
Rappresentano due diverse dimensioni, una dionisiaca, l'altra apollinea.
Il Guarnieri ha tinte più accese e carnali, è più irregolare, più vicino al
sentimento romantico.
Lo Stradivari è apollineo, ricorda i quadri di Bellini e Raffaello, è
perfetto, distaccato. Esprimono due diversi modi di essere. Paganini viene
meglio con lo Stradivari, per Schumann, che è più drammatico, preferisco
il Guarnieri, acceso, tormentato.
Crede nel potere taumaturgico della musica?
Se allude alla capacità che hanno le note di guarire, sì. E' noto che la
musica di Mozart è in grado di risolvere nevrosi anche gravi , dalla sua
musica le note sgorgano come l'acqua da una fonte.
Le racconto un episodio. Anni fa ho trascorso tre giorni in un villaggio
dell'Amazzonia.
Al ritorno ho mandato agli Indios un giradischi in regalo. In cambio ho ricevuto
tante lettere in cui mi ringraziavano del conforto che Mozart aveva apportato
alla loro difficile condizione.
Sta attraversando un periodo mozartiano?
Amo molto Mozart, ma in questo momento nella mia testa risuona piuttosto il
Beethoven prima maniera, quello ottimista, solare, non quello tormentato
dalla sordità. Diceva Goethe, "quando non comunico mi trovo nelle tenebre del
nulla".
Se un giorno smetterà di suonare cosa farà?
Comincerò a studiare la vita.
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