Intervista a Uto Ughi che sogna di suonare in luoghi celebri
per le loro suggestioni storiche e spirituali
UN VIOLINO IN CIMA AL MACHU PICCHU
Nei progetti anche Angkor, Xian, Epidauro e Palmira
Non dimentichiamoci che la musica è continua metamorfosi della natura.
E' vento, pioggia, neve. E' architettura alpina.

Per Uto Ughi, virtuoso giramondo, i luoghi dei nuovi progetti prevalgono perentoriamente
su quelli dei ricordi: "Voglio portare la musica fuori dal circuito abituale
delle società concertistiche, dei teatri e dei paesi di tradizione musicale - annuncia il
grande violinista - in luoghi che parlano direttamente con le particolari vibrazioni del
passato, della memoria".
Adagiato sulla poltrona l'astuccio del prezioso violino Guarneri, lo sguardo
sui tetti di Roma, il maestro confida come è nata l'idea.
"Da un'esperienza bellissima, in Birmania, nella Valle dei Templi, più di
150 restaurati dall'Unesco.

Adoro ritagliarmi del tempo durante una tournée, conoscere i posti,
è un arricchimento umano, artistico e spirituale.
Tra quei templi, testimonianza straordinaria del Medioevo buddhista,
mi ero sentito attratto da una fortissima carica di magnetismo, da
sensazioni, ispirazioni musicali, poetiche.
L'anno scorso vi ho eseguito un concerto con i Filarmonici di Santa Cecilia,
nel primo giorno della disgraziata guerra in Iraq."
Maestro ha già un piano per questo progetto?
"Direi piuttosto una mappa, per ora ipotetica. Si potrebbe suonare
nel tempio-cittadella di Angkor Vat in Cambogia,

in Cina alla Grande Muraglia

o
a Xian accanto agli ottomila guerrieri di terracotta sepolti nella
tomba dell'Imperatore Qin Shihuangdi.

Tra i templi e il Palazzo Reale
di Sukhothai in Thailandia.

O a Epidauro, nel teatro greco acusticamente
più perfetto.

Poi nell'America del Sud, in Perù, tra le vestigia della civiltà
incaica a Machu Picchu.

E magari tornare in Birmania."
Quindi il suo sembra un progetto impegnativo, costoso, che implica
trattative diplomatiche.
Ne ho parlato al Ministro degli Esteri, Frattini, e al
segretario generale della Farnesina, ambasciatore Vattani,
che conobbi in America. Si sono dimostrati molto interessati.
Il ministro mi ha scritto, assicurandomi tutto l'appoggio
e chiedendomi di fargli avere la mappa dei luoghi più interessanti."
Sull'esempio di Riccardo Muti a Damasco?
Anche io ero stato a Damasco che ho trovato straordinaria.
La pensavo una città senza tradizione musicale, invece vi ho trovato
quell'auditorium per tremila spettatori foderato di legno con
i ritrovati più moderni dell'acustica.
Ma in Siria, ora penso a Palmira, in mezzo al deserto".

Certo è difficile trovare un pubblico nel deserto.
A parte la collaborazione con una seria compagnia turistica, il
progetto prevede che gli avvenimenti siano ripresi dalle televisioni e
videoregistrati, creando documenti insieme storici artistici e musicali,
fruibili da un pubblico vasto.
Portare la musica in tutti i luoghi e portare il pubblico alla musica:
questo dobbiamo fare, a qualsiasi condizione.
La musica non deve essere elitaria, ma universale.
Oggi viviamo ancora in una società in cui gli abbonati ai concerti si
tramandano la tessera, con lento ricambio generazionale che via via
perde elementi.
Vedo pubblici interamente anziani SENZA UN GIOVANE.
TRA UNA DECINA D'ANNI SI RISCHIA DI AVERE LE SALE DA CONCERTO VUOTE.
Per questo vuole offrire alternative al circuito abituale dei concerti?
Per incuriosire, attrarre, stimolare interesse. Certo altro
sarebbe se ci fosse un terreno fertile, che purtroppo in Italia
non c'è perchè la Pubblica Istruzione, nonostante tante promesse,
non fa nulla di concreto per mettere un po' di cultura musicale
nelle scuole, a differenza di quanto si fa in Giappone e in altri paesi
che visito regolarmente. Come possono entusiasmare i giovani con
qualcosa che non conoscono e che nessuno dà loro la possibilità
di conoscere? Ha ragione Pollini, che ha detto in un'intervista:
"In Italia abbiamo una miniera di valori musicali, tesori nascosti
che potrebbero dare la gioia a milioni di giovani! Potrebbero
dare un incentivo, uno slancio verso il futuro, che invece viene
completamente soffocato.
I concerti estivi sulle nostre montagne possono essere un modo
per avvicinare un nuovo pubblico?
"Senza dubbio ci sono rapporti fra musica e montagna. Massimo
Mila musicologo dagli orizzonti sconfinati, di entusiasmo quasi
adolescenziale, quando parlava della montagna si illuminava perchè
ne sentiva la bellezza e la forza. La natura dà delle vibrazioni che neppure
l'arte può dare. L'arte per me è natura: vento, pioggia, neve, continue metamorfosi.
Del resto Beethoven, Brahms quanto hanno preso dalle vibrazioni
che dà al natura?"
Quando parla di montagne a quali pensa?
per me le Dolimiti anche quelle del Cadore,
sono le montagne più straordinarie. La forma e il colore della roccia
ne fanno sculture, cattedrali. Il gruppo del Civetta,
le Tofane,

l'Antelao,

sembrano concepiti da una mente d'artista:
il grande architetto dell'universo".
Ma le montagne sono pure attività fisica.
"Anche la musica è attività fisica: il piacere
di un bel suono, di una nota, di una scala fatta bene, è un
piacere fisico, sensuale. Richter, Rubinstein
avevano un'immaginazione senza limite ed un profondo godimento fisico
di quello che suonavano. E la ricerca dei colori di
Benedetti Michelangeli? era come un pittore che avesse una
tavolozza davanti a sè e sceglieva a seconda dell'ispirazione,
dell'esigenza spirituale del momento."
Se la natura è anche silenzio, il silenzio è musica?
Il silenzio forse è il momento più suggestivo e più musicale.
Ne parlavo proprio con Luciano Berio: i momenti più straordinari della
suggestione della musica sono le pause, i silenzi. Lo diceva
anche Richter. Le pause di contemplazione! Ci può essere una tensione
emotiva enorme in una pausa, tra un accordo e l'altro."
Non ci stiamo allontanando dai suoi temi d'Oriente?
"Niente affatto: pause e silenzi sono elementi
indispensabili alla ricerca spirituale. I luoghi dove
vorrei realizzare il mio progetto sono scelti anche per
l'antica, profonda spiritualità della quale sono i simboli.
Sento l'esigenza di cercare un'armonia delle forme e dei rapporti con
il mondo esterno, di trovare una pace.
In questo mondo così dilaniato, trovare un mondo interiore sereno, è
una grande lotta. Ci sono i "fari dell'umanità" come li
definisce Baudelaire, che rischiarano il cammino delle
generazioni che verranno: Schubert, Beethoven, Skhakespeare, Goethe,
Dostoevskij, Tolstoj. E' Isaiah Berlin il faro al quale
in questo momento chiedo di fare un po' di luce sulla mia strada."
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