|
UTO UGHI: voglio portare il mio violino negli ospedali.
"La musica lenisce le sofferenze. Pronto ad esibirmi gratuitamente".
Roma. La proposta arriva da Uto Ughi, che ieri ha annunciato il concerto
in favore dell'Antea (l'associazione per l'assistenza ai malati terminali),
il 3 febbraio all'Accademia di Santa Cecilia.
"Mi è già capitato di eseguire in privato qualche brano per familiari o amici
che stavano male e ho notato che la musica portava loro un sollievo enorme".
Racconta anche di aver letto molti libri di medici che hanno teorizzato
l'idea di utilizzare la musica come terapia.
Ma quali autori sceglierebbe da suonare in corsia?
"Certamente non eseguirei composizioni virtuosistiche e fini a se stesse,
ma pezzi di contenuto umano".
Le opere più adatte? Quelle di Mozart, Schubert, Mendelssohn:
"Perché la loro musica trasmette un'idea di eterna giovinezza,
una freschezza impalpabile che trascende la materia e il dolore".
E i concerti di Bach: "Perché è il padre della musica, "il grande oceano"
come lo definì Beethoven, quello che racchiude la melodia più universale e
l'idea dell'eternità. Come la cappella Sistina di Michelangelo".
Aggiunge che le note di questi compositori portano sollievo non solo a chi
le ascolta, ma anche a chi le esegue.
Confessa che ha avuto in famiglia parecchie persone colpite dal cancro,
tra le quali una cugina giovanissima, e che nei momenti più duri
la musica è stata un efficace palliativo contro l'angoscia.
Ma queste esperienze l'hanno aiutato anche a maturare, a raggiungere
forse un livello più alto di esecuzione.
"L'unico modo per capire i sentimenti degli altri è provarli in prima persona.
Per trasmettere la gioia, il musicista deve avere questa gioia dentro di sé
e avere sperimentato il dolore.
Oppure essere un attore.
Ma il musicista non può recitare: è latore di un messaggio e raramente
riesce a sdoppiarsi".
Conclude con un appello ai medici ospedalieri:
"Chiamatemi e verrò".
Con il suo violino, ma senza spartito.
"Perché il fatto di leggere porta via all'interprete una parte di energia
e di concentrazione, che invece deve essere riservata alla musica.
Bisogna far propria la melodia, indossarla come un vestito.
Solo così puoi trasformarla in un linguaggio che trascende etnie
e culture diverse".
|