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UTO UGHI: "Crisi e decadenza della musica classica in Italia"
Uto Ughi, bustocco di cinquantotto anni assai ben portati, non
è unilateralmente quel virtuoso del violino dal carattere
irascibile che una certa semplicistica e denigratoria
letteratura ci ha tramandato.
Da sempre possiede, parallela, una ben salda vena pedagogica.
Come immancabilmente dimostrerà a partire dal 12 settembre nella
capitale con la rassegna di appuntamenti musicali "Omaggio a Roma"
da lui curata, che prevede sul palcoscenico di più chiese e
sale la presenza di alcune giovani star musicali.
Per un pubblico, si spera, svecchiato, dal momento che alle
prove e ai concerti si potrà assistere senza pagare
un centesimo d'euro.
Un'iniziativa contro tendenza: ha ragione Maurizio
Pollini a sostenere che, andando avanti le cose come
stanno andando, è prevedibile l'allontanamento dei
giovani dalla musica classica?
«Senza dubbio.
Osservi il pubblico delle sale da concerto.
Persone così anziane che non hanno neppure la forza
di applaudire.
Occupano il loro posto fino a esaurimento della tessera
d'abbonamento.
Occorre sangue fresco».
L'insegnamento nelle scuole sarebbe fondamentale...
«Speriamo che il ministro dell'Istruzione Letizia Moratti mi stia
ad ascoltare.
Lei ha detto che considererà le mie idee.
Abbiamo un appuntamento in proposito.
Ma fino ad adesso il Governo Berlusconi - come in generale sulle
tematiche culturali - mi ha parecchio deluso.
La proposta dell'insegnamento musicale obbligatorio a partire
dalle elementari sarà la prima che farò».
Altra proposta di cui sarà alfiere sarà quella
riguardante la separazione fra la carriera concertistica
e quella didattica, che non ha più motivo d'essere.
«Antiquata, inutile, impigrente.
L'intelligenza, la passione musicale non può che veder i
due impegni come complementari ».
Troppe sarebbero le cose fondamentali da proporre.
Fra le altre da lei auspicate, una commissione di ingegneri
del suono e di specialisti d'acustica che presieda
le ristrutturazioni dei teatri d'opera e degli auditorium.
«Sull'argomento recentemente mi hanno invitato a cena il ministro
della Cultura Giuliano Urbani e il presidente del Senato Marcello Pera.
Persone affabili, cortesi e chiaccherata a 360 gradi... il risultato?
Anche dal punto di vista dell'"effetto risonanza" è stato poco
incoraggiante: quel che ho detto loro gli è entrato da un orecchio
e, stando agli effetti conseguiti, uscito dall'altro».
Soddisfatto dell'Auditorium di Roma?
«Buona l'acustica.
Ma esteticamente, a esser sinceri, mi pare una stazione spaziale».
E dell'Auditorium Verdi di Milano?
«Qui le cose, dal punto di ascolto acustico, vanno molto peggio.
Hanno rovinato tutto coprendo il parquet con una moquette.
Il suono ne è risultato implacabilmente impoverito».
Ma per fortuna il governo sta approntando una
"legge per la musica"...
«Sì, a cura dell'onorevole Gabriella Carlucci!
Ora, io, francamente, non ce l'ho con la Carlucci,
nel suo mestiere sarà pure brava.
Ma di musica ne sa quanto io di fisica nucleare.
Uno dei difetti di tutti i governi italiani è che si
fanno fare le cose a chi non è competente.
Il dilettantismo impera».
E meno male che lei è considerato un "uomo di destra"...
«Comode etichette.
La musica, l'arte, sono senza destra o sinistra.
Io m'indigno e mi sento compagno di lotta di Maurizio Pollini,
un cosiddetto uomo di sinistra, quando sostiene l'esser
vergognoso che agli ambasciatori italiani all'estero
si richieda come fondamentale una buona preparazione
manageriale e non di sostenere la promozione della
cultura italiana, culla del pensiero occidentale».
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