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LA MUSICA CLASSICA STA PER MORIRE
Uto Ughi: i ragazzi la considerano elitaria,
dobbiamo riconquistarli
ROMA - «Se non facciamo qualcosa, la musica classica tra dieci anni è morta.
Dobbiamo rimboccarci le maniche e scendere in campo. La mia rassegna
di concerti gratuiti per i giovani, "Omaggio a Roma", è
una goccia nel mare, ma se i miei colleghi facessero altre
iniziative, non ci sarebbe il problema del ricambio di pubblico».
Uto Ughi ha letto la ricerca dell’Eurisko: i ragazzi tra i 12 e i 24
anni considerano la classica una musica d’élite, che emoziona
pochi privilegiati.
Ughi è un violinista ricco e famoso. Potrebbe godersi il successo.
Invece parla fuori dal coro.
I ragazzi non si ritrovano
nella classica perché non ha parole, come il rock, e
dunque non hanno storie che li coinvolgano.
«Ma la grande musica non ha bisogno di parole. Il problema è che non
c’è l’educazione, non si insegna a capirla e ad amarla.
In quattro edizioni il mio Omaggio ha raccolto 70.000 giovani che oltre
ai concerti hanno seguito le prove, hanno visto come nasce.
A cosa pensa?
«A un’iniziativa meritoria a Montecorvino, nel Sud Italia, dove un
insegnante di musica dà a tanti giovanissimi musicisti di
tutta Europa anche vitto e alloggio in cambio di concerti,
trasformando il suo paese in una Disneyland della musica.
Sono famiglie private che rendono possibile tutto questo.
Ormai bisogna agire, la passività è una colpa.
Ognuno nel suo piccolo deve fare qualcosa.
Quando la barca affonda, bisogna cercare di ritardare
la frana che sta per sommergerci.
C’è anche una mancanza di personalità, di coraggio e fantasia
nella direzione dei teatri».
La musica va insegnata in modo gioioso, non punitivo.
«Vero. Spesso si fa solfeggio a vuoto. La musica deve insegnarla chi
la vive sulla propria pelle, chi suona in un’Orchestra,
non chi ha letto un trattatello».
Il nuovo Auditorium di Roma sta cercando di travasare giovani
alla classica con musica di frontiera.
«Non sono d’accordo. Ci riempiono la testa alla radio e in tv con
il rock, e hanno il coraggio di mendicare e venire a invadere
uno spazio che si aspettava da 66 anni.
Questo è segno di populismo, superficialità... Per andare incontro
al cosiddetto nuovo pubblico, si mischia Dante Alighieri con "Eva 3000",
sono generi incompatibili».
Possono rispondere che Roma ha tre sale nuove che vanno riempite.
«Io ho sempre avuto le sale piene. Il pubblico va ripescato prima che sia tardi. Quando suono in Italia, vedo davanti a me tutte teste bianche».
L’età media è di 49 anni.
«Anche la Chiesa ha colpe enormi. Ha rinunciato a educare.
E propone musica spaventosa, al congresso eucaristico invitano
cantautori da quattro soldi, al concerto di Natale in Vaticano
trovi solo musica pop. Per adeguarsi ai tempi, dicono loro.
Ma i grandi valori sono assoluti, fuori del tempo.
Io non credo al buonismo, all’apertura indistinta per cui tutto
è sullo stesso piano.
In nome della cosiddetta apertura mentale si compiono misfatti.
E non si distingue più la qualità.
Per Pavarotti la musica è tutta uguale, basta saperla suonare.
Questa è una cretinata.
Esiste il meglio e il peggio.
Viotti ha scritto più di 23 Concerti, ma se ne esegue uno solo».
Diranno che è il solito Ughi polemista.
«Io non sono bacchettone, ho votato Berlusconi sperando
in una riforma della cultura che la sinistra non ha dato.
Ma anche il centrodestra non fa molto.
Alla Commissione musica, tranne un caso, non vedo
persone di valore. Io giudico le persone.
E ne ho conosciute alcune attente e civili,
il ministro Moratti, il sindaco di Roma Veltroni,
il presidente della Rai Baldassarre.
La tv propone il rock a tutte le ore del giorno,
e trasmette Benedetti Michelangeli alle tre di
notte come se fosse musica per insonni».
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