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Da Lessico Musicale di GianFranco Maselli


CADENZA

Clicca qui se vuoi vedere Ughi (febbraio 2005) che interpreta il Concerto di Viotti n 3 - 1° tempo (Maestoso.) -Cadenza-

1) Brano virtuosistico originariamente improvvisato, con il quale il solista di un concerto per uno strumento e orchestra poteva fare sfoggio della propria "bravura".
Per convenzione la "cadenza" inizia quando l'orchestra assieme allo strumento solista, dopo aver sviluppato il tema o i temi di un movimento del concerto (generalmente il primo) , si ferma su di un accordo di quarta e sesta, lasciando dopo una breve pausa, campo libero al solista, che, sulla base dei temi o degli incisi musicali precedentemente esposti, li varia liberamente, senza seguire cioè schemi formalmente precisi.
La cadenza termina generalmente con un trillo che riporta alla tonalità iniziale sulla quale ha inizio la parte finale del movimento con solista e orchestra riuniti.
Per quanto, all'epoca in cui nacque la cadenza, il solista fosse spesso lo stesso compositore e si avesse quindi una naturale unità stilistica fra movimento e cadenza, spesso la cadenza era scritta, onde evitare che l'alea dell'improvvisazione o un eccesso di vuoto virtuosistico determinassero uno scompenso di qualità musicale fra quanto si era scritto e quanto improvvisato (Bach quinto concerto brandeburghese).
Anche in epoca romantica, con l'avvento dei grandi solisti non compositori (o compositori per eccezione) , l'autore di concerti per solista e orchestra scrisse non raramente le cadenze dei propri concerti, talvolta però ignorate dall'esecutore che preferì (come accade anche oggi) ad esse cadenze scritte da famosi interpreti o da lui stesso, sempre per il bisogno di dimostrare al pubblico un virtuosismo che, a suo parere, non era contenuto nella cadenza originale.
Allo stesso modo furono e sono ignorate splendide cadenze scritte da grandi compositori per concerti altrui (Brahms, Cadenze per il Concerto in re minore di Bach per clavicembalo e orchestra e per i Concerti K 453, K 466 e K 491 di Mozart per pianoforte e orchestra, nonché la Cadenza per il Terzo Concerto e le due Cadenze per il Quarto Concerto di Beethoven).

2) La cadenza armonica consiste nella successione di due o più accordi che pone fine ad un brano musicale, a una frase melodica, a un tema o a un episodio.
La cadenza prospetta nel modo più chiaro e più palese il rapporto di dipendenza fra i vari GRADI, ossia fra le varie note, di una determinata tonalità e soprattutto la loro convergenza verso il suo punto focale che è la tonica.
Le stesse cadenze d'inganno e cadenze evitate, ossia quelle cadenze nelle quali si finge di concludere sulla tonica per giungere invece ad altri accordi (quello sulla sopradominante nel primo caso, accordi appartenenti ad altre tonalità nel secondo) per il solo fatto di porre un tranello all'orecchio che aspetta la tonica, ribadiscono questa gerarchia fra le note ( e gli accordi costruiti su di loro) di una determinata tonalità.

 


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