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LESSICO MUSICALE
Da Lessico Musicale di GianFranco Maselli
L'origine letteraria del madrigale, composizione poetica
destinata fin dagli inizi ad essere musicata, risale ad un periodo
precedente a Dante.
Quali che siano le origini assai incerte, del nome, il Madrigale poetico
ha, nei suoi primi esempi, una voluta impronta popolare e di lirica
semplicità che la musica ha conservato spesso anche nel periodo
della sua maggiore fioritura.
Musicalmente, tuttavia, la forma del madrigale classico deriva, più che
dai primi modelli, della congiunzione del 1400 fra il MOTETTO,
importato in Italia dai maestri della scuola franco-fiamminga e spagnola,
e la più semplice FROTTOLA o forme affini tipicamente italiane.
Il nuovo Madrigale è quindi una sorta di compromesso fra la complessità
contrappuntistica del Motetto e la semplicità melodica dei preesistenti
generi polifonici italiani.
Furono d'altronde gli stessi grandi maestri stranieri della polifonia a
farsi promotori di questo nuovo stile composito che univa all'abilità
contrappuntistica l'espressività della Frottola.
Parlare perciò, come si è fatto, di "italianità" del Madrigale è vero
solo a metà giacchè, se il punto di partenza sta nella lirica unione
tra musica e parola, tipica della Frottola e perdutasi nei meandri
del gioco contrappuntistico del Motetto, furono Arcadelt, Willaert,
di Lasso de Rore ecc. a dare l'avvio in Italia, sulla base del Madrigale,
a una grande scuola polifonica.
Risale al 1533 una prima raccolta, a Roma, di Madrigali novi de diversi
eccellentissimi Musici nella quale musicisti stranieri ed italiani
riproponevano in nuova forma l'antico Madrigale.
Fra i grandi compositori madrigalistici italiani (oltre ad Andrea e Giovanni
Gabrieli, Palestrina, Filippo de Monte e Ingegneri) Marenzio e Gesualdo
da Venosa portarono rispettivamente il Madrigale ad un'estrema purezza
stilistica ed al suo apparente contrario, ossia a un quasi "espressionistico"
cromatismo drammatico che si risolve in un'arditezza armonica che si
ritroverà solo dopo molti secoli.
Pomponio Nenna forse maestro di Gesualdo, e certamente suo ispiratore,
aveva già usato ampiamente il vigore espressivo del cromatismo.
Con Monteverdi si chiude il ciclo del Madrigale e contemporaneamente si
apre una nuova epoca musicale; dal primo al quinto libro dei suoi Madrigali
egli riassume le esperienze dei compositori precedenti per giungere poi
(e già nel quinto libro dei Madrigali entra come elemento innovatore
il basso continuo) nei seguenti quattro libri al trapasso dalla polifonia
alla MONODIA ACCOMPAGNATA e, quindi, attraverso il Madrigale
drammatico, all'opera vera a propria.
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