Non è facile incontrare nel nostro Paese una digitale
non coltivata (Digitalis purpurea): cresce spontanea soltanto
sulle Alpi e sulle montagne dell'Europa atlantica fino al Nord, alla
Norvegia.
Si coltiva invece facilmente nei giardini dove il terreno non sia
calcareo. Appare d'estate come una cascata di fiori a campanula
allungata, simili a ditali: fiori color cremisi che all'interno
presentano punteggiature color porpora, ma sembrano anche piccoli
incantevoli rifugi per esseri soprannaturali.
Si favoleggia infatti
che le fate amino dormirvi; per questo motivo si sconsiglia di tagliare
le digitali in fiore, per evitare malìe o sventure. Poichè le fate
sono abitudinarie, potrebbero anche irritarsi se si trapianta la
digitale oppure si sposta il vaso in cui cresce.
Se tuttavia la si vuole cogliere, conviene prudentemente metterla
in una stanza che abbia sempre una finestra aperta, in modo che la
fata, svegliandosi, possa comodamente uscire dalla casa.
La fatale attrazione
Gli scrittori greci e latini l'hanno ignorata poichè non cresceva
nei loro territori. Pertanto non ha ispirato miti e simboli nella
tradizione antica.
Le credenze sulle fate derivano invece da quella nordica.
Il primo a scriverne fu Leonhart Fuchs, che nella sua "Historia
stirpium 1542 la chiamò digitalis per la forma dei suoi
fiori che rammentano un ditale.
Quella forma curiosa ha ispirato il simbolo del Lavoro femminile.
Il colore cremisi ha evocato a sua volta quello dell'Ardore amoroso
col messaggio: "Non posso più nascondere il mio amore".
Giovanni Pascoli ha creato un nuovo simbolo, l'Attrazione mortale, in una
celebre poesia, "Digitale purpurea", dove una donna narra, in un
gioco di allusioni, l'incontro con quel "fiore di morte".
Fiore mortale nella poesia del Pascoli: nella realtà è una pianta
tossica ma non letale, a meno che non la si assuma in dosi eccessive
e ripetute nel tempo.
Viene usata nelle medicina contemporanea, nella terapia delle insufficienze
cardiache.
Prima che, nel 1775, questa sua proprietà fosse scoperta, la si prescriveva
come droga purgativa, emetica, emmenagoga, e per curare le ferite.
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