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IL FIORE A FORMA DI DITALE: la digitale
(di Alfredo Cattabiani)


Non è facile incontrare nel nostro Paese una digitale non coltivata (Digitalis purpurea): cresce spontanea soltanto sulle Alpi e sulle montagne dell'Europa atlantica fino al Nord, alla Norvegia.
Si coltiva invece facilmente nei giardini dove il terreno non sia calcareo. Appare d'estate come una cascata di fiori a campanula allungata, simili a ditali: fiori color cremisi che all'interno presentano punteggiature color porpora, ma sembrano anche piccoli incantevoli rifugi per esseri soprannaturali.
Si favoleggia infatti che le fate amino dormirvi; per questo motivo si sconsiglia di tagliare le digitali in fiore, per evitare malìe o sventure. Poichè le fate sono abitudinarie, potrebbero anche irritarsi se si trapianta la digitale oppure si sposta il vaso in cui cresce.
Se tuttavia la si vuole cogliere, conviene prudentemente metterla in una stanza che abbia sempre una finestra aperta, in modo che la fata, svegliandosi, possa comodamente uscire dalla casa.

La fatale attrazione

Gli scrittori greci e latini l'hanno ignorata poichè non cresceva nei loro territori. Pertanto non ha ispirato miti e simboli nella tradizione antica.
Le credenze sulle fate derivano invece da quella nordica.
Il primo a scriverne fu Leonhart Fuchs, che nella sua "Historia stirpium 1542 la chiamò digitalis per la forma dei suoi fiori che rammentano un ditale.
Quella forma curiosa ha ispirato il simbolo del Lavoro femminile.
Il colore cremisi ha evocato a sua volta quello dell'Ardore amoroso col messaggio: "Non posso più nascondere il mio amore".
Giovanni Pascoli ha creato un nuovo simbolo, l'Attrazione mortale, in una celebre poesia, "Digitale purpurea", dove una donna narra, in un gioco di allusioni, l'incontro con quel "fiore di morte".
Fiore mortale nella poesia del Pascoli: nella realtà è una pianta tossica ma non letale, a meno che non la si assuma in dosi eccessive e ripetute nel tempo.
Viene usata nelle medicina contemporanea, nella terapia delle insufficienze cardiache. Prima che, nel 1775, questa sua proprietà fosse scoperta, la si prescriveva come droga purgativa, emetica, emmenagoga, e per curare le ferite.
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