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CIALDIERA

(da "Nel Lume del Rinascimento" - Museo Diocesano Brescia )


CIALDIERA
prima metà del XV secolo - Manifattura locale-
ferro battuto cesellato e bulinato- Lunghezza cm.120 -Larghezza cm. 20
Parrocchia di Santa Maria Annunciata - Salò (foto DSA DAY STUDIO AGENCY - Tratta da "Nel Lume del Rinascimento" - Museo Diocesano - Brescia)

La cialdiera anticamente era usata per la preparazione di cialde atte ad ingerire polveri e medicinali oppure per la preparazione di ostie per le Celebrazioni Eucaristiche.

La cialdiera di Salò è certamente di uso profano piu' che liturgico;
la cosa si evince soprattutto dall'osservazione degli elementi decorativi dei piatti, posti all'estremità dei due lunghi manici legati a tenaglia.
Uno dei piatti reca nel mezzo uno scudo nobiliare didifficile lettura, poichè è cesellato "in negativo".
Esso è circondato da dodici edicolette con teste virili rinfiancate da cornucopie reggenti fiori stilizzati.
L'altro piatto, invece, presenta edicolette con erme muliebri e putti.
Il bordo dei piatti è segnato da una fascia a fogliette.
La datazione è desunta da modalità stilistiche di evidente gusto protorinascimentale. La cialdiera di Salò può essere accostata ad un'altra di proprietà privata ubicata in Reggio Emilia e firmata "Stefani bresa" ed anch'essa assegnabile ai primi anni del XVI secolo.
In sostanza ambedue gli oggetti sono espresisone di quell'arte della "ferrarezza". che fin dai tempi remoti ebbe nel bresciano notevole fioritura.
Lo stato di conservazione è eccellente (I.P.)



Altre notizie sulla cialdiera ed il suo uso.

La cialda nasce alla fine del sec. XIV, come trasformazione, ad uso laico, dell'altra sacra quando nell'opificio toscano di Pieve San Baronto di Lamporecchio, accanto alle ostie sacre, s'iniziano a produrre anche cialde dolcificate col miele. Tale novità piacque alle suore del vicino convento di S.Brigida che sostituirono il miele con lo zucchero, aggiungendo all'impasto uova con anice. (Brigidini)

La bontà di questi nuovi dolci fece si che diventassero ghiotta portata in occasione di feste e matrimoni, tanto da essere cantati da Lorenzo il Magnifico nel celebre "Canto de Cialdone" e da diventare materia giuridica nelle Leggi tradotte nel 1563 da Cosimo de' Medici nei festeggiamenti degli sponsali.
Le cialde potevano anche essere indicate col nome di biscotti visto che erano cotte, grazie all'uso dei ferri, da due lati, e si accompagnavano al vino dolce come testimonia l'iscrizione su un ferro del XVI secolo attribuito alla Bottega del Roscetto (Museo del vino di Torgiano) (se tu vuoi saper que sapor ha la cialda, mangiala col vino dolce, calda calda).

Nel loro rapporto col vino, simile a quello delle ostie sacre, parte delle critica vede una sorta di eucaristia profana ispirata all'antico culto dissacratorio di Dionisio.

Tra quattrocento e cinquecento infatti il rinnovato interesse per il mondo classico trasformava le grandi feste signorili in ludici rituali, elevati al culpo pagano del vino, dove le cialde giocavano un ruolo di primo piano.

Atti processuali, del resto come anche un disegno di Bosch, attestano accuse di stregonerie a donne che avevano fatto uso delle cialde realizzate con farina di rape, e consumate nel ùcorso di messe nere, oppure cialde avvelenate.

A scongiurare la pericolosità dei ferri da cialda, come possibili strumenti di eresia, si provvide ad immettere nel repertorio decorativo, gli stessi simboli cristiani presenti in ferri da ostie.

Alle cialde venne anche attribuito un valore apotropaico, legato al culto del pane, in genere, curativo oltrechè augurale, contro le malattie e la cattiva sorte.

Sembra che la piu' antica ricetta per cialde sia contenuta nel trattato di Bartolomeo Scopi risalente al XVI secolo.

Con il tempo, a questo impasto originario, vennero sostituiti ed aggiunti altri ingredienti secondo regione e classe sociale (che sono tanti e numerosi quanti sono gli aromi e le sostanze farinacee, oltre alla varietà dell'impasto stesso.

Le cialde devono essere servite, accompagnate o farcite con vari ingredienti, come per esempio, mandorle, noci, pistacchi, nocciole tritate e crema di latte soprattutto presso le famiglie nobili. (tratto dalle notizie che accompagnavano una serie di cialdiere esposte a Perugia, proprio di fronte alla porta d'uscita della sul Perugino alla Galleria Nazionale umbra) (La cialdiera esposta, identica a quella qui sopra riprodotta e' illustrata con la seguente indicazione: OREFICE PERUGINO -fERRO DA CIALDA DATABILE 1575-1600.
NOZZE UGHI-MANDOLINI - Primo piatto: iscrizione DE GLI UGHI e de RANIERI - IL GERME CHIARO FA COL GROTI INESTATO, IL FRUTTO CARO. Secondo piatto - iscrizione: IL MANGIAR BENE E IL BER VINO, ECCELLENTE TIEN GRASSI, IL COLORE FA LIETA LA FESTA. Cesellato in Perugia


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