Constanze Weber
....…Non capisco perché Amadè sia sempre così offuscato in volto
quando tace…....
Dove guarda quando tace e fissa il pavimento?....
... Giorni fa mi diceva: "sto pensando un Agnus Dei".. ha avuto un lampo di
sorriso in fondo al grigio degli occhi.
.....L'ho baciato perché mi è sembrato che apparisse in lui una sofferenza
che è anche mia- la sofferenza di non sapere. (pag.11)
.....Lo sguardo attonito di Wolfgang-il ricordo- mi fa tremare,
come fissasse un momento della vita ancora da venire e che tutto
sconvolgerà......
…..mi si parano davanti gli occhi di Wolfgang, la sua tristezza…..(pag. 12)
....W. scrive minuscole circonferenze di parole e ci infila al centro
la propria risata. Il ricordo di quella risata mi devasta…(pag.15)
....
…...le note che lentamente ricostruivo, senza la scansione dei violini,
mi hanno fatto tornare alla mente gli occhi di Amadè quando non sono ne'
tristi ne' lieti - eppure sono l'espressione della più profonda tristezza.
Cosa si aspettano quegli occhi dall'esistenza? La corteggiano e le sono
superiori, ma sbalordiscono….....
Gli occhi di W: mi vedono? Mi vedono o no quei suoi occhi impassibili
nella malinconia? Ride fortissimo ma lo so quanto sia triste.
E non è triste perché spendiamo fiorini più di quanto lui ne guadagni.
La sua tristezza cammina parallela alla sua allegria…..
.....W. inganna chi vuole, quando vuole, per soldi.
Gli riesce però soltanto con gente come Maddalena e famiglia, gente che
spende poco, perché ha poco da spendere…......
……..perché, inafferrabile come l'acqua, W. Ha cervello sagace e dispettoso
(pag. 21).....
....W. come sempre discorreva di progetti, di pisciatine e di avventure.
Diceva ai violinisti: "Vorrei vi ricordaste del soffio del vento, quando
rinforza, nell'andante e nel rondò. E la delicatezza, tanta delicatezza
sotto la camicia."....
...Wolfgang era nervoso ed eccitato- e l'eccitazione diventava risata, anche
galanteria. Sembrava un giovanotto eccentrico, anche se gli abiti,
come diceva mamma Cecilia "erano finissimi".....
…....W. alla tastiera staccava benissimo sul forte e sul piano. Il gros nero che
legava il codino della sua parrucca si agitava. Le labbra erano strette,
il mento risultava scarnificato dalla luce delle candele.
.... Sotto le dita di W. il tema, ripreso, parve senza peso. Tutti tacevano
adesso, sui visi di molti c'era un sorriso che aveva anche la tinta
dell'allarme. In W. al piano c'era una confidenza infinita con il suono,
e gli archi, i fiati, consentirono quella confidenza con una intesa perfetta.
...Forse la simpatia era un sentimento che aveva potuto conoscere: lo
riscoprì scrutando W. da sin, accorgendosi di un trasporto indefinibile
nel movimento delle braccia di lui, che non si portava verso i tasti,
ma si abbandonava a qualcosa che doveva nascondersi in essi.
Le mani scovavano una trama occulta - e la sottolinearono nella prima
cadenza con una foga anche troppo vivace -, poi sembrarono perderla.
Quindi disegnarono un rimpianto, e misteriosamente quel rimpianto diventò
gioia.....
...……quindi riprese gli accordi, con pazienza infinita. E la sua solitudine,
in mezzo al suono denso di tutti, fu pari a un rapimento.....
Constanze gli vedeva gli occhi fissi, non disperati, ma lontani - guardavano
qualcosa che non era là, sotto la luce d'ombra che pioveva dai candelabri……
....... W. era non si sa dove. E se il suo corpo si piegava dolcemente verso la
tastiera, quel corpo non era più di carne....
.......La ragazzina (Constanze) oscuramente percepì che W: non apparteneva
a nessuno di loro - non lo poteva , così come la cadenza di quell'andante
sfuggiva alla linea ardita del dettato musicale per ritrovarsi in una zona
che apparteneva soltanto al cuore di lui e a nessun altro……
......Negli anni a venire Constanze scoprì che quella sera aveva avvertito
per la prima volta, in quei momenti, un brivido gelato al fondo dei sensi.
Si chiedeva se quello fosse il brivido della morte.
Continuò a chiederselo per il resto del tempo- era ciò che W. aveva
consegnato non solo a quell'andante, ma al minuetto che spezza la foga
del rondò successivo.....
Un terribile carillon- certo era un carillon! - che aveva un respiro quieto
e insieme sospeso, e le sue note sembravano un corteggiamento
insidiosissimo.
Oppure qualcosa di ancora più oscuro e misterioso.
Difatti, mentre era attento al suo minuetto, alle variazione che lo
arricchivano, e il vento dei violini avvolgeva come seta l'uditorio
- Constanze si accorse che W. sorridendo piangeva.
Piangeva senza sofferenza: sembrava rimettersi al proprio stesso soffrire,
a un'inerzia dello spirito in cui ogni cura era svanita. Però sorrideva- e
sorrise ancor di più quando col trillo, dai bassi verso gli alti,
riaccompagnò la fascia dei suoni nel solco del tema del rondò.
E il pianto scomparve dai suoi occhi per miracolo.....
A quel punto, C. si rese conto che W dalla sua lontananza, era tornato,
era là: ammiccava ai due oboi con una smorfia da scimmia.
Forse non era andato mai via - e s'affrettò sugli accordi conclusivi con
una velocità tutta insofferenza e insolenza.
Come ebbe concluso, disse: " Très bien" e si alzò di scatto.
I loro sguardi s'incrociarono. "Eravate sparito" le venne da dirgli.
Lui ebbe un lampo nelle pupille. - d'astio, d'irritazione contenuti.
"Nell'anima, non eri forse con me?".(pag.65)
Amadè viveva del proprio istinto e l'istinto, a giudizio di un uomo
come Leopold, poteva soltanto attirare i cervelli impreparati al mulinello
della sconfitta.
"Da tre giorni W. ripete con insistenza che per essere applauditi bisogna
scrivere cose tanto semplici che le possa cantare un cocchiere, oppure
tanto incomprensibili che piacciono proprio perché nessuna persona
ragionevole può comprenderle.(pag.82)
Constanze cercò di cogliere dentro il suo cuore l'idea che Mozart aveva
del caso. Un paio di bottoni con una scaglia di quarzo incastonata lo
seduceva al pari di cinque battute da provare su una corda
di violino.(pag. 85)