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Il violino nero
(di Maxence Fermine)

La vera musica è fra le note (Wolfgang Amadeus Mozart)



Per una curiosa inclinazione dello spirito che talvolta rasentava la follia, Johannes Karelsky non ebbe nella sua esistenza aspirazione diversa da quella di mutare in musica la propria vita……..

Johannes Karelsky era un violinista.
Interpretava magistralmente brani musicali che tutti ascoltavano con rapimento ma che nessuno sentiva davvero…………………………………………….

…….Per diventare virtuosi del violino occorre possedere due qualità: saper ascoltare e saper sentire.
Johannes possedeva entrambe tali qualità. Egli sapeva ascoltare il proprio strumento.
E sapeva sentirlo vibrare all'interno di sé…………………………….

………A dare a Johannes Karelsky l'amore per il violino e segnare così il percorso della sua vita era stato un incontro casuale, avvenuto quando aveva cinque anni.
Un mattino d'estate, nei giardini delle Tuileries, un violinista zigano lo aveva iniziato all'idioma della felicità.
Johannes era intento a giocare nei pressi di una fontana quando un uomo dalla barba nera e dai capelli corvini sbucò dalla curva di un vilaletto.
Senza aprir bocca, lo sconosciuto si fermò sui propri passi ed estrasse dalla custodia un violino.
Lo zigano era talmente alto e massiccio che tra le sue mani lo strumento pareva un balocco.
Alcuni sfaccendati incuriositi dall'aspetto dell'individuo, gli si fecero attorno. Anche Johannes affascinato, si avvicinò allo zigano.
Battendo il tempo col piede il musicante eseguì un'aria così trascinante che il bimbo spalancò gli occhi e la bocca e lo fissò come se fosse un'apparizione, Johannes rimase a lungo a guardarlo così, immobile, ammaliato da quella musica che udiva per la prima volta.
Lo zigano non era certo un violinista eccellente, molto probabilmente aveva imparato a suonare solo ad orecchio, però possedeva una forza d'animo così intensa che ogni nota strappata allo strumento sembrava provenire dal suo cuore.
In quel lamento si riconosceva la sua voce, con gli strazi e le grida di gioia e di felicità che sono propri di tutti gli zigani del mondo.
Johannes lo sapeva. Lo sentiva meglio di chiunque altro, poiché era in grado di sentire la voce del violino.
Anche lo zigano lo sapeva, così come sapeva che Johannes faceva parte della sua gente: quella dell'anima musicale.
Posò lo sguardo sul bimbo e cominciò a suonare per lui una polacca piena di lirismo e di bellezza, di una sonorità così particolare che solo pochi iniziati potevano comprenderla.
Johannes sentì quella lingua come propria, l'unica lingua che fosse in grado di padroneggiare, l'unica che poteva legarlo per sempre al mondo.
Ascoltando egli aveva colto il messaggio. Lo zigano non stava semplicemente eseguendo un brano di musica: stava raccontando la propria vita.
Allora il bimbo chiuse gli occhi e si lasciò sognare.
Vide le strade di Boemia e gli abeti sotto la neve, vide le lunghe veglie davanti al fuoco e le danze delle donne.
Conobbe il peregrinare di villaggio in villaggio, le privazioni, gli insulti, il freddo, la fame e la solitudine.
Avvertì anche il sollievo di chi vede una porta aprirsi, di chi sente il calore del focolare, i mutui sorrisi, la generosità delle gente di paese, la musica che riscalda i cuori, le risate, talvolta l'amore.
Johannes vide tutto ciò. E tutto ciò glielo si vide negli occhi.
Terminato che ebbe di suonare, lo zigano tese in giro la ciotola per raccogliere qualche moneta. Quattro o cinque volte la piccola conca di metallo risuonò di una nota argentina.
Quando l'uomo si accostò al bimbo, gli si inginocchiò davanti e, con un gesto tenero, gli carezzò i capelli..
"Tu bambino mio, col calore dei tuoi occhi mi hai dato più di ogni altro." E se ne andò così com'era venuto.

Da quel giorno, Johannes seppe di essere musicista.

Due anni più tardi, era violinista…………………………………………


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