Per una curiosa inclinazione dello spirito che talvolta
rasentava la follia, Johannes Karelsky non ebbe nella sua esistenza
aspirazione diversa da quella di mutare in musica la propria vita……..
Johannes Karelsky era un violinista.
Interpretava magistralmente brani musicali che tutti ascoltavano con
rapimento ma che nessuno sentiva davvero…………………………………………….
…….Per diventare virtuosi del violino occorre possedere due qualità:
saper ascoltare e saper sentire.
Johannes possedeva entrambe tali qualità. Egli sapeva ascoltare
il proprio strumento.
E sapeva sentirlo vibrare all'interno di sé…………………………….
………A dare a Johannes Karelsky l'amore per il violino e segnare così
il percorso della sua vita era stato un incontro casuale, avvenuto
quando aveva cinque anni.
Un mattino d'estate, nei giardini delle Tuileries, un violinista zigano
lo aveva iniziato all'idioma della felicità.
Johannes era intento a giocare nei pressi di una fontana quando un uomo
dalla barba nera e dai capelli corvini sbucò dalla curva di un vilaletto.
Senza aprir bocca, lo sconosciuto si fermò sui propri passi ed estrasse
dalla custodia un violino.
Lo zigano era talmente alto e massiccio che tra le sue mani lo strumento
pareva un balocco.
Alcuni sfaccendati incuriositi dall'aspetto dell'individuo, gli si fecero
attorno. Anche Johannes affascinato, si avvicinò allo zigano.
Battendo il tempo col piede il musicante eseguì un'aria così trascinante che
il bimbo spalancò gli occhi e la bocca e lo fissò come se fosse un'apparizione,
Johannes rimase a lungo a guardarlo così, immobile, ammaliato da quella
musica che udiva per la prima volta.
Lo zigano non era certo un violinista eccellente, molto probabilmente
aveva imparato a suonare solo ad orecchio, però possedeva una forza
d'animo così intensa che ogni nota strappata allo strumento sembrava
provenire dal suo cuore.
In quel lamento si riconosceva la sua voce, con gli strazi e le grida
di gioia e di felicità che sono propri di tutti gli zigani del mondo.
Johannes lo sapeva. Lo sentiva meglio di chiunque altro, poiché era
in grado di sentire la voce del violino.
Anche lo zigano lo sapeva, così come sapeva che Johannes faceva parte della
sua gente: quella dell'anima musicale.
Posò lo sguardo sul bimbo e cominciò a suonare per lui una polacca piena
di lirismo e di bellezza, di una sonorità così particolare che solo pochi
iniziati potevano comprenderla.
Johannes sentì quella lingua come propria, l'unica lingua che fosse
in grado di padroneggiare, l'unica che poteva legarlo per sempre al mondo.
Ascoltando egli aveva colto il messaggio. Lo zigano non stava semplicemente
eseguendo un brano di musica: stava raccontando la propria vita.
Allora il bimbo chiuse gli occhi e si lasciò sognare.
Vide le strade di Boemia e gli abeti sotto la neve, vide le lunghe veglie
davanti al fuoco e le danze delle donne.
Conobbe il peregrinare di villaggio in villaggio, le privazioni, gli
insulti, il freddo, la fame e la solitudine.
Avvertì anche il sollievo di chi vede una porta aprirsi, di chi sente
il calore del focolare, i mutui sorrisi, la generosità delle gente di paese,
la musica che riscalda i cuori, le risate, talvolta l'amore.
Johannes vide tutto ciò. E tutto ciò glielo si vide negli occhi.
Terminato che ebbe di suonare, lo zigano tese in giro la ciotola per
raccogliere qualche moneta. Quattro o cinque volte la piccola conca
di metallo risuonò di una nota argentina.
Quando l'uomo si accostò al bimbo, gli si inginocchiò davanti e, con
un gesto tenero, gli carezzò i capelli..
"Tu bambino mio, col calore dei tuoi occhi mi hai dato più di ogni altro."
E se ne andò così com'era venuto.
Da quel giorno, Johannes seppe di essere musicista.
Due anni più tardi, era violinista…………………………………………