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3 Storie ZEN IL SUONATORE DI LIUTOCirca trecento anni or sono, viveva presso Dan no ura il celeberrimo suonatore di liuto noto con il nome di Hoici. Era cieco; dipendeva forse da questo che sapesse trarre dal proprio strumento tonalità di una tale purezza da suscitare il pianto in chiunque l'udisse? Hoichi, che era molto povero, aveva trovato ospitalità nel tempio Amida, il cui capo, un vecchio maestro, gli voleva molto bene. Una notte d'estate, Hoichi era seduto ai bordi della galleria circolare, perduto nella contemplazione del cielo stellato, in attesa del ritorno del maestro, che si era recato ad officiare alcuni riti. D'improvviso fu strappato alla sua meditazione da un suono di passi a lui non familiari: era un samurai, che si avvicinò a Hoichi e gli disse:"Non aver timore. Sono un messaggero venuto a cercarti da parte dei miei nobili signori. Volendo visitare il campo di battaglia di Dan no ura, sono giunti segretamente in questa provincia, accompagnati da una corte grandiosa. Hanno udito parlare del tuo celebre liuto. Desidererebbero ascoltarti suonare". E così dicendo il samurai lo afferrò per una mano e lo trascinò via. Hoichi si lasciò guidare e si trovò ben presto davanti a un grande palazzo. L'alto portale si aprì, e Hoichi venne condotto in una sala dove l'attendevano alti dignitari e donne leggiadramente abbigliate in vesti antiche. Al centro della grande assemblea in posizione elevata, sedeva sul trono una donna dall'aspetto superbo, che lo invitò a suonare. Le sue melodie, come sempre, suscitarono sospiri di ammirazione e di rapimento."La mia onorevolissima padrona è molto soddisfatta; l'hai incantata. Tornerò a prenderti ogni notte. Dopo ogni spettacolo, si terrà un ricevimento e ti sarà offerta una ricompensa. Una giovane donna di altissimo rango desidera sposarti. Non parlarne ad alcuno. Serba il più assoluto segreto" così gli disse il samurai riaccompagnandolo al tempio Amida. La notte seguente, e l'altra ancora, si ripetè la stessa avventura, e così per un'intera settimana. Il capo del tempio finì per insospettirsi a quelle uscite notturne, soprattutto perché Hoichi aveva, al ritorno. un'aria strana, smarrita e lontana. Il maestro decise allora di farlo seguire. Furono inviati due discepoli ma le strade che il samurai sceglieva sfidavano qualunque inseguitore: si sarebbe potuto pensare che lui e Hoichi volassero. I due discepoli persero così le sue tracce: ritrovare Hoichi tra quei luoghi selvaggi, di notte, sarebbe stato un puro miracolo Sulla via del ritorno stavano oltrepassando il cimitero del tempio Amida, quando udirono con loro grande stupore, il suono del liuto. Si precipitarono e videro Hoichi che suonava seduto davanti alle tombe del clan Keike. La pioggia aveva inzuppato i suoi abiti, ma l'uomo era troppo immerso nella sua musica per farci caso. Gli amici lo chiamarono, lo scossero e finalmente Hoichi notò la loro presenza. Fecero ritorno con lui al tempio, e i due monaci raccontarono tutto al maestro, che ne rimase stupefatto: "Hoichi è malato. Sono penetrati in lui gli spiriti degli Heike! Se continua così un'altra settimana, morirà". "Stolti!" rispose il maestro. "Conosco un sistema: occorre fare al più presto un esorcismo: spogliatelo". Si fece portare dai discepoli il suo materiale da calligrafia: inchiostro, pennelli, pietra. E lentamente iniziò a dipingere sul corpo di Hoichi il Sutra della Grande Saggezza, l'Hannya Shingyo. Lo ricoprì tutto, dalla sommità del cranio alla pianta dei piedi. E quando ebbe finito lo ammonì: "Senza alcun dubbio, il samurai tornerà, ma non rispondergli. Continua a meditare, non interromperti. Canta l'Hannya Shingyo a voce bassa. In tal modo potrai sfuggire al samurai e al maleficio". Quella notte, il samurai tornò, ma non riuscì a vedere Hoichi. C'era solo il suo liuto, appoggiato contro il tramezzo. Ma poi, guardando meglio, vide sospese nell'aria, due orecchie. Le riconobbe erano quelle di Hoichi! Dunque si era trasformato in un fantasma! Il samurai tirò con violenza le orecchie e gliele strappò, portandosele via. Hoichi non sentì dolore, ma solo un gran freddo, e il sangue prese a scorrere. L'indomani si recò da lui il maestro:
"Maledizione" gridò " hai perso le orecchie! Ho dimenticato di scrivere su di
esse l'Hannya Shingyo. Quale errore ho commesso!". Era sinceramente sconvolto,
ma per buona sorte Hoichi non tardò a ristabilirsi.
In seguito a questo, divenne celebre con il nome di "Hoichi senza orecchie".
La sua arte non ebbe a soffrirne: anzi con il trascorrere del tempo,
Hoichi non cessava di superare se stesso, e tutti, poeti e musicisti,
monaci e mendicanti, donne e bambini, lo ammiravano profondamente.
Nessuno poteva rimanere insensibile alla sua musica. Hoichi rimase,
incontestabilmente, il più grande maestro di liuto. Un giorno Kyogen spazzava il giardino davanti all'eremo, quando un sassolino ruzzolò dal pendìo, andando ad urtare un bambù. A quel suono, il monaco si destò, e raggiunse l'Illuminazione perfetta. Nel Rinzai si dice che l'Illuminazione giunge improvvisa. Ma cos'è l'Illuminazione? Prima dell'evento, il monaco era sempre rimasto nel dubbio. I giorni passavano uno dopo l'altro, e non si sentiva mai appagato. Il suo maestro Issan, gli diceva: "Sei intelligente ma hai letto troppi sutra. La tua intelligenza dello Zen deriva dall'apprendimento dei sutra! Non posso conferirti lo shibo . Cerca di far ritorno al tempo della nascita, quando non eri in grado di distinguere tra oriente e occidente, poi ritorna e vedremo". Il discepolo bruciò tutti i suoi libri, i suoi sutra, i suoi quaderni. Pianse. Lasciato il maestro, s'inoltrò nella montagna e si votò alla vita solitaria. Praticò la meditazione in solitudine per un anno, due anni. E quel giorno, sentendo il rumore di un bambù, urtato dal sasso, si destò e raggiunse l'Illuminazione. I suoi dubbi svanirono: "Stolto che ero" si disse, e compose una poesia:D'un tratto, al suono di un piccolo sasso,al suono di un bambù, tutto ho dimenticato. Le idee che mi affollavano la mente sono svanite,e sono dissolti i pensieri contorti. S'inginocchiò in direzione del maestro, Issan, e bruciò
incenso. Inviò la poesia al maestro, che disse: "Il mio giovane discepolo
ha compreso".E gli concesse lo shibo.L'episodio ispirò a Daichi una poesia: Non rimase nulla. Vuoto totale. Ma l'Illuminazione del discepolo, non dipese dalla sua mente. Non giunse grazie al bambù, e neppure grazie al vento, e non fu qualcosa d'improvviso. COMPRENDERE PER INTUIZIONENel sutra del Nirvana e scritto:Un re diceva sempre una sola
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