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IL GRAN BALLO DI SATANA
(di Michail Bulgakov)
da: "Il Maestro e Margherita"- traduz. di Milly de Monticelli

Orvieto: Duomo - Cappella Nuova - Particolare dell'Inferno (Luca Signorelli)
Mezzanotte era vicina,bisognava fare in fretta:
Margherita vedeva confusamente le cose che le stavano intorno.
Le si erano impresse nella mente le candele e la vasca di pietre preziose.
Quando s'era messa in piedi nella vasca, Hella e Natasa avevano versato addosso
a Marherita un liquido denso, caldo e rosso.
Margherita sentiva il sapore salato sulle labbra e aveva capito che la bagnavano
di sangue. Il manto di sangue lasciò il posto ad un altro manto denso,
trasparente rosato che le fece girare la testa con il suo odore di rosa.
Poi adagiarono Margherita su un piano di cristallo e cominciarono a strofinarla
con grandi foglie verdi tanto da farla risplendere.
In quel momento fece irruzione il gatto e cominciò ad aiutare.
Si accovacciò sui talloni e cominciò a lustrare i piedi di Margherita
come un lustrascarpe ambulante.
Non ricordava chi le avesse confezionato le scarpette di pallidi
petali di rosa, e come le scarpette si fossero allacciate da sole
con fibbie d'oro.
Una forza la sollevò e la costrinse davanti allo specchio: le scintillava
sui capelli una regale corona di diamanti.
comparve Korov'ev e le appese al collo una grossa catena da cui
le pendeva sul petto un pesante monile in una cornice ovale che
raffigurava un barboncino nero. La regina se ne sentì estremamente oppressa.
La catena le sfregava il collo, il ciondolo la faceva piegare sotto il suo peso.
Al malessere che le dava la catena con il nero barboncino, Margherita trovò un compenso
nel rispetto con cui la trattavano Korov'ev e Ippopotamo.
"Niente, niente, niente!" mormorava Korov'ev sulla soglia del bagno.
se anche qualcuno non le piacerà....so bene che non glielo si
leggerà sul viso, per carità, se ne accorgerebbe subito!
Bisogna dimostrare di amarlo, di amarlo regina. Al cento per cento
sarà ricompensata chi fa gli onori di casa. E non trascuri nessuno.
Almeno un sorriso, se non avrà tempo di dire qualcosa, almeno uno
sguardo. Faccia come crede, ma non tratti gli ospiti con indifferenza,
diventerebbero tristi....."
E Margherita, accompagnata da Korov'ev e Ippopotamo, uscì dalla
stanza da bagno e si trovò nel buio più fitto.
"Io, io," biascicava il gatto "lo darò io il segnale"
"Dàllo!" rispose nel buio Korov'ev.
"Ballo!" urlò stridula la voce del gatto, e Margherita diede un
grido e chiuse gli occhi per qualche istante.
Le erano d'un tratto piombati addosso suoni, luci, odori: ecco il gran ballo.
Aggrappata al braccio di Korov'ev, Margherita si trovò in una
foresta tropicale.
Pappagalli dal petto rosso e dalla coda verde gridavano: "Felice di
conoscerla!" Ma la foresta lasciò il posto ben presto ad un salone da ballo
con colonne di gialla pietra scintillante, dove invece dell'aumida afa
tropicale, c'era un'aria fresca.
Il salone era deserto come la foresta, e solo ai piedi delle colonne stavano
negri nudi con le testa fasciate d'argento.
I loro volti si fecero grigi dall'emozione quando entrò Margherita
con Korov'ev e Azazello, che era sbucato chissà da dove.
Allora Korov'ev lasciò il bracio di Margherita e sussurrò:
"I tulipani!"
Una bassa parete di bianchi tulipani spuntò davanti a Margherita; ella vide
innumerevoli luci accese sotto piccoli paralumi, oltre la siepe,
e gli sparati bianchi e le schiene nere di uomini in frac.
allora Margherita capì che il suono dei ballabili veniva di là.
La investì il frastuono delle trombe; poi propuppe la cascata dei violini
che si riversava sul suo corpo come sangue.
L'orchestra di cinquanta elementi suonava una polonaise.
L'uomo in frac che sovrastava l'orchestra impallidì alla vista di
Margherita, e sorridendo, fece un ampio gesto con la mano per far
alzare tutti i suonatori.
Gli orchestrali in piedi, senza interrompersi, inondarono Margherita di
suoni.
"No, no, è poco," bisbigliò Korov'ev "non dormirà tutta la notte.
Gli gridi: "saluto il re dei valzer"."
Così gridò Margherita e udì con stupore la propria voce, squillante
come quella di una campana, coprire l'urlo dell'orchestra. L'uomo ebbe un
brivido di felicità e si portò la mano sinistra al petto, continuando
a dirigere con una bacchetta bianca, nella destra.
"E' poco, è poco," bisbigliò Korov'ev "guardi a sinistra i primi
violini ed accenni un saluto come se li riconoscesse uno per uno.
Ci sono soltanto celebrità mondiali. Lì, vede, dietro al primo
leggìo c'è Vieuxtemps....Bene, benissimo, ora proseguiamo!"
"Chi è il direttore?" chiese Margherita, scivolando via.
"Johann Strauss1" gridò il gatto "e possano impiccarmi a una liana
della foresta tropicale se mai s'è vista ad un ballo un'orchestra
del genere! L'ho invitata io! e, badi, nessuno s'è dato malato o ha
rifiutato."
Nel salone successivo non c'erano colonne, ma un'intera parete di
rose rosse, rosa, bianche da un lato, e dall'altro una parete di
grosse camelie giapponesi.
Fra le pareti sussurravano le fontane che sprizzavano champagne
in tre conche, una viola pallido, una rubino, una di cristallo.
Accanto ad esse s'affannavano negri in rossi turbanti a versare
lo spumante in ampie coppe.
nella parete di rose c'era un passaggio dove, su un podio, s'agitava
frenetico un uomo in marsina rossa a coda di rondine.
Gli stava davanti un'orchestra jazz che tuonava con una violenza
insopportabile.
Il direttore si chinà davanti a Margherita, appena la vide, fino a
sfiorare per terra con le dita, poi si raddrizzò e gridò con voce
acuta: "Alleluja!".
Si battè le mani sulle ginocchia, prima una poi l'altra, incrociandole,
poi strappò un piatto d'ottone al musicista che stava all'estremità
della fila, e lo fece risuonare con violenza contro la colonna.
Scivolando via, Margherita vedeva soltanto quel virtuoso del jazz
in lotta col valzer che suonava alle sue spalle, pestare il suo
piatto sulla testa dei jazzisti che si abbassavano in un comico spavento.
Alla fine sbucarono sul pianerottolo dove Margherita era stata
accolta da Korov'ev che rischiarava le tenebre con la sua lampada.
Fecero sedere Margherita al posto che le era riservato e sotto la sua
mano sinistra apparve una bassa colonnina di ametista.
"puo' appoggiarvi la mano, quando si sentirà molto affaticata"
mormorò Korov'ev.
Un negro infilò sotto i piedi di Margherita un cuscino su cui era
ricamato in oro un can barbone: ella vi posò il piede destro,
piegando il ginocchio, guidata da qualcuno.
La donna fece per guardarsi in giro. Korov'ev ed Azazello stavano
accanto a lei sull'attenti. Altri tre giovani che le ricordavano vagamente
Abadonna si trovavano al fianco di Azazello. Si guardò indietro e vide che
dalla parete di marmo che le stava alle spalle sgorgava dello spumante
che si raccoglieva dentro una conca di ghiaccio.
Contro la gamba sinistra sentiva qualcosa di tiepido e di peloso.
era il gatto-Ippopotamo.
Margherita era in alto e dai suoi piedi partiva un grandioso salone
ricoperto da una passatoia. In fondo, lontano, come se guardasse attraverso
un binocolo alla rovescia, vedeva un vastissimo atrio con un camono
di dimensioni incredibili, nelle cui nere e fredde fauci avrebbe
potuto entrare un autocarro da cinque tonnellate.
L'atrio e lo scalone, inondati di luce, erano deserti. Il suono delle
trombe arrivava da lontano. Rimasero immobili, così, un minuto corca.
"Dove sono gli ospiti?" chiese Margherita a Korov'ev.
"verranno, regina, verranno". Ora verranno. E non saranno pochi.
Preferirei spaccare la legna piuttosto di stare qui a riceverli, mi creda."
"Spaccare la legna?" intervenne il gatto loquace "io preferirei fare
il bigliettaio di un tram, e niente è peggio al mondo di quel lavoro."
Tutto questo deve essere pronto in anticipo, regina, " spiegò Korov'ev, e
il suo occhio brillò attraverso il monocolo incrinato, "non c'è niente di peggio
di quando il primo invitato va avanti e indietro per le sale e non sa cosa fare
mentre la sua legittima megera se la prende sottovoce con lui perchè
sono arrivati troppo presto.
Balli così male organizzati sono da buttare nella pattumiera, regina."
"Proprio nella pattumiera" confermò il gatto.
"A mezzanotte non mancano piu' di dieci secondi" disse Korov'ev. "Ora avrà inizio."
Dieci secondi che parvero a Margherita terribilmente lunghi.
Sembrava che fossero già trascorsi, ma non era accaduto un bel
niente.
D'un tratto crollò giù nell'immenso camino qualcosa come una forca
da cui pendevano resti mortali che andavano in polvere.
Il cadavere si liberò dalla corda e ne uscì un bellissimo uomo dai
capelli neri, in frac e scarpe di vernice.
Rotolò dal camino una piccola bara che s'aprì e lasciò uscire un altro
cadavere.
L'uomo gli balzò incontro galante e porse il suo braccio.
Era una donna irrequieta con scarpine nere e penne nere in testa, e insieme
s'affrettarono su pe rlo scalone.
"I primi!" esclamò Korov'ev.
"Il signor Jack e consorte. Le presento o mia regina, uno degli uomini più
interessanti.
Falsario convinto, traditore della patria, ma alchimista molto acuto.
Divenne celebre, "bisbigliò Korov'ev all'orecchio di Margherita,
"per avere avvelenato l'amante del re. Non è cosa da tutti! Guardi com'è bello!"
Pallida, a bocca aperta, Margherita guardava giù e vide sparire la forca
e la bara da un passaggio laterale.
"Molto piacere" gridò il gatto in faccia al signor Jack che era
giunto in cima allo scalone.
In quel momento, giù nel camino comparve uno scheletro senza testa
con un braccio strappato. Battè in terra e si trasformò in un
uomo in frac.
La moglie del signor Jack s'era già messa in ginocchio davanti a
Margherita e, pallida d'emozione, le baciava un piede.
"La regina...." mormorava la moglie del signor Jack.
"La regina è enchantée gridò Korov'ev.
"La regina...." disse piano il bellissimo Jack.
"Siamo enchantés gridò il gatto.
Il giovani che stavano al fianco di Azazello, sorridendo in modo cortese,
avevano già guidato la coppia verso le coppe di spumante che i
negri porgevano.
Per lo scalone saliva di corsa, da solo, un uomo in abito
da cerimonia.
"Il conte Robert" mormorò Korov'ev a Margherita.
"Interessante come quell'altro. Solo l'opposto; regina, senta
com'è divertente: era l'amante della regina ed ha avvelenato la moglie."
"Enchantés, conte" gridò Ippopotamo.
Precipitarono fuori dal camino, in fila, una dopo l'altra, tre bare
che si sfasciarono, poi un tale in manto nero, che venne accoltellato
da un altro uscito dopo di lui dal nero camino.
Si udì un grido soffocato.
Dal camino corse fuori un cadavere quasi completamente decomposto.
Margherita socchiuse gli occhi, e una mano le passò sotto il naso un
bianco flacone di sali. Le parve la mano di Natasa.
Lo scalone cominciò ad affollarsi.
Ogni gradino, ormai, era occupato da uomini in frac e da donne nude,
che da lontano parevano tutte uguali, diverse solo nel colore delle
scarpine e delle penne che portavano in testa.
Si stava avvicinando a Margherita, zoppicando, una dama con una
strana scarpa di legno al piede sinistro, gli occhi bassi come una monaca,
magra, modesta, con una gran fascia verde al collo.
"Chi è quella..... in verde? "chiese come un automa Margherita."......
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Per lo scalone saliva ormai una fiumana di gente.
Margherita non poteva più vedere quello che avveniva nell'atrio.
Non faceva che alzare ed abbassare il braccio come un automa e
sorridere a tutti dello stesso sorriso.
In cima alla scala c'era un tuonare di voci e dai saloni, che Margherita
aveva lasciato, giungeva la musica come un mare.
"Eco una donna noiosa," disse Korev'ev che aveva smesso di bisbigliare
perchè sapeva che in quel frastuono nessuno poteva sentirlo "adora
i balli e sogna sempre di prendersela col suo fazzoletto."
Margherita riuscì a distinguere la donna indicata da Korov'ev.
Era una giovane sui vent'anni con un fisico di rara bellezza, ma con due
occhi inquieti e intensi.
"Che fazzoletto"? chiese Margherita.
"La cameriera che le hanno messo accanto", spiegò Korov'ev "sono
trent'anni che le mette ogni notte sul comodino un fazzoletto. Quando si
sveglia il fazzoletto è già lì.
Allora lei lo brucia nella stufa, lo annega nel fiume, ma non ne trae
sollievo."
"Che fazzoletto?" mormorò Margherita, alzando ed abbassando il braccio.
Un fazzoletto bordato d'azzurro. Il fatto è che quando serviva in un caffè,
il padrone la chiamò nella dispensa, e dopo nove mesi nacque un
bambino; lo condusse nel bosco e gli ficcò in bocca il fazzoletto;
poi lo seppellì. In tribunale disse che non aveva mezzi per
mantenere il bambino."
"E dov'è il padrone del caffè"? chiese Margherita.
"Regina," gracidò d'un tratto sotto di lei il gatto "posso
chiederle che cosa c'entra ora il padrone? Mica l'ha soffocato
lui il bambino nel bosco!"
Continuando a sorridere e ad agitare la mano destra, Margherita
conficcò le unghie aguzze della mano sinistra nell'orecchio di
Ippopotamo e gli mormorò:
"Se ancora una volta, canaglia, ti permetti di metter bocca nel
discorso...."
Ippopotamo strillò in un modo che non si confaceva affatto ad un
ballo e cominciò a brontolare:
"Regina.....mi si gonfierà l'orecchio....perchè rovinare il ballo
con un orecchio gonfio?....Io ho parlato da giurista, da un
punto di vista giuridico....Sto zitto, sto zitto, facia conto che
io sia un pesce, non un gatto, ma lasci in pace il mio orecchio.
Margherita mollò l'orecchio, e gli intensi colpi cupi le apparvero davanti.
"Sono felice, regina, di essere stata invitata al gran ballo del plenilunio!".
"Sono contenta anch'io di vederla," le rispose Margherita "molto contenta.Gradisce
dello champagne?"
"Che cosa sta facendo, regina?" soffiò Korov'ev nell'orecchio di Margherita.
"Creerà un ingorgo."
"Con piacere" disse la donna con uno sguardo supplichevole e
cominciò improvvisamente a ripetere macchinalmente: "Frida! Frida! Frida!
Mi chiamo Frida, regina".
"Allora s'inebrii di vino, Frida, stasera e non pensi più a niente"
disse Margherita.
Frida protese le mani verso Margherita, ma Korov'ev e Ippopotamo
l'afferrarono con molta agilità per le braccia, ed ella fu
trascinata via dalla folla.
Ora, dal basso, la gente arrivava compatta come un muro, come se
volessero dare l'assalto al pianerottolo su cui stava Margherita.
Nudi corpi di donne si mescolavano alle marsine degli uomini.
Corpi bruni e bianchi, colore chicco-di-caffè o completamente neri
affluivano verso Margherita.
Nel torrente di luce, tra i capelli rossi, neri, castani, biondi
come il lino, le pietre preziose brillavano, lampeggiavano, mandavano
scintille.
Ora, ogni secondo, Margherita sentiva labbra che le sfioravano il
ginocchio, in continuazione tendeva la mano per il bacio.
il suo volto si era irrigidito in una immobile maschera di
benvenuto.
"Sono molto lieto" cantilenava Korov'ev "siamo molto lieti....la
regina è molto lieta...."
"La regina è molto lieta....." naseggiava Azazello alle sue
spalle.
"Sono molto lieto!" gridava il gatto.
"La marchesa" mormorava Korov'ev "ha avvelenato il padre, due
fratelli e due sorelle per avere l'eredità....La regina è molto
lieta!......La sig.ra Minkina...Ah, com'è bella! E' un po'
nervosa. Ma perchè mai ha bruciato il viso della cameriera
col ferro dei ricci? Certo con questi precedenti, ti ammazzano....
La regina è molto lieta!...Regina, un attimo di attenzione!
L'imperatore Rodolfo, mago e alchimista....Un altro alchimista,
impiccato....Ah, eccola! Che bel bordello aveva a Strasburgo!...
Siamo molto lieti....Una sarta di Mosca; noi tutti le vogliamo
bene per la sua inesauribile fantasia....Dirigeva un atelier
e aveva inventato uno scherzo proprio divertente: aveva fatto due
piccoli buchi tondi nel muro....."
"E le signore non lo sapevano?" domandò Margherita.
Tutte lo sapevano, dalla prima all'ultima, regina" rispose
Korov'ev. "Sono molto lieto!...Questo ragazzotto ventenne,
sognatore e scavezzacollo, si era distinto sin dall'infanzia
per certe sue strane qualità.
una ragazza se ne innamorò e lui, un bel giorno, la vendette
ad un bordello...."
Di sotto scorreva un fiume inesauribile di gente. L'enorme camino
che ne era la sorgente continuava ad alimentarlo. Passò così un'ora,
e quasi una seconda. Margherita cominciava a rendersi conto che
la catena s'era fatta più pesante di prima.
Anche alla sua mano era capitato qualcosa di strano.
Ora, per poterla alzare, Margherita doveva fare una smorfia.
Le interessanti osservazioni di Korev'ev non la interessavano più.
Non riusciva più a distinguere ne' le facce mongole dagli occhi
guerci, ne' quelle bianche e nere: tutte a tratti si fondevano
insieme e l'aria chissà perchè cominciava a tremolare.
un acuto dolore, come una fitta improvvisa, al braccio destro
le fece stringere i denti: appoggiò il gomito sulla colonnina.
Ora giungeva dalle sale, alle sue spalle, un fruscìo come se le pareti
fossero percorse da ali ed era evidente che le incredibili orde
di ospiti stavano ballando, e a Margherita pareva che perfino
i massicci pavimenti di marmo, di mosaico, di cristallo, battessero
il ritmo.
Ne' Caio Cesare Caligola, ne' Messalina, interessavano più
Margherita, come non la interessava nessuno dei re, dei duchi
dei cavalieri, dei suicidi, delle avvelenatrici, degli impiccati
delle ruffiane, degli aguzzini, dei truffatori, dei carnefici,
dei delatori, dei traditori, dei pazzi, delle spie, dei corruttori.
Tutti i loro nomi le si confondevano in testa, i loro volti si
appiccicavano gli uni agli altri in un immenso collage: solo
uno le restava dolorosamente distinto nella memoria, un volto
incorniciato da una barba di fuoco vero, quello di Maljuta
Skuratov(1).
Le gambe di Margherita cedevano, temeva continuamente di scoppiare
a piangere. Le sofferenze peggiori le provava al ginocchio destro
che tutti baciavano.
S'era gonfiato, la pelle era diventata livida, nonostante le frizioni
che Natasa ogni tanto le faceva con una spugna ed un liquido profumato.
Alla fine della terza ora Margherita diede un'occhiata del tutto
senza speranza all'atrio e sussultò di gioia; il torrente umano
stava esaurendosi.
"Le leggi che regolano l'arrivo a un ballo sono sempre le stesse,
regina," sussurrò Korov'ev "ora l'ondata decrescerà. Le giuro che
sono i nostri ultimi minuti di sofferenza. Ecco il gruppo dei
perdigiorno di Brocken, arrivano sempre per ultimi. Si, si, eccoli.
Due vampiri ubriachi...nessun altro? Ah, no, eccone ancora uno...
anzi due!"

Orvieto: Duomo - Cappella Nuova - Inferno (Luca Signorelli)
(1) Maljuta Skuratov: pseudonimo di G.L. Bel'skij, nobile crudelissimo,
prese parte con Ivan il Terribile alla lotta contro l'opposizione dei boiardi.
CONTINUA........
Leggi, se vuoi,
il testo del "FAUST"Opera in cinque atti - Libretto di Jules Barbier e
Michel Carré - Musica di Charles Gounod
Ascolta (se vuoi, mentre leggi)
"Il sabba delle streghe" tratto dalla "Sinfonia fantastica" di Hector Berljoz
da Internet:
http://www.karadar.it/MidiArchive/menu_b.htm
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