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La medicina dei riti agresti
(Da:Le arti mediche sacre dall'antichità ad oggi" di Claudine Brelet-Rueff

La medicina dei riti agresti

…Quando abbiamo affrontato il fenomeno dello sciamanesimo, si trattava di una medicina della preistoria o, almeno, di società tribali appartenenti ancora alla condizione dei cacciatori-raccoglitori.
Il mondo del sacro è ancora fittamente popolato di spiriti, che soltanto lo sciamano è in grado di dominare per liberare il malato dalla sua malattia.
In seguito si ha l'avvento della protostoria, che vede nascere l'agricoltura e l'allevamento contemporaneamente al fiorire della città.
Gli uomini non sono più nomadi , costruiscono case.
Il culto degli avi e degli spiriti rimane, ma a poco a poco i primi agricoltori-allevatori prendono coscienza di altre forze , da cui dipende l'abbondanza dei raccolti.
Il sole è il sovrano della stagioni.
Nella protostoria occidentale, il culto solare si organizza.
Il pensiero mitologico dà volti e nomi a queste forze cosmiche: Zeus, Apollo, Dionisio.

E alcuni eroi civilizzatori, fra cui Orfeo, incominciano ad insegnare agli uomini come controllare queste forze, questi elementi scatenatidagli dei.
E non è neppure un caso che aspetti dello sciamanesimo siano rintracciabili nella loro storia, nella loro leggenda.
Nel vissuto dell'iniziazione sciamanica il corpo è fatto a brandelli, proprio come Orfeo è dilaniato dalle baccanti tracie e la discesa di Orfeo agli Inferi ci ricorda il viaggio estatico dello sciamano, che scende nelle regioni infernali.
Ma il ruolo d'Orfeo va oltre: conoscendo tutti i segreti della Natura, è giudicato in grado di controllarne le leggi con i semplici accordi della sua lira, uniche armonie del suo canto.


Apollo, Dionisio, Orfeo

Gli antichi Greci onoravano, fra le altre, due divinità: Apollo e Dionisio.
E tutto si fermerebbe lì se Plutarco non ci avesse ricordato che gli onori del culto resi loro a Delfi erano divisi in due parti diseguali dell'anno, essendo consacrati a Dionisio solo i tre mesi invernali.
Queste due divinità sono solari e, lungi dall'essere antagoniste, vedremo che si completano: si tratterebbe insomma, di uno stesso culto tributato a due "volti", due fasi solari, due grandi momenti dell'energia che regge le "cose della vita" sul pianeta e che non sussistono se non in analogia con ciò che i taoisti chiamano Yin e Yang, sebbene, presso i Greci, la necessità di ordinare il mondo abbia condotto a un sistema molto rigido, perpetuato nella nostra civiltà.
Molto schematicamente, potremmo dire che per i Greci ci sono quelli che stanno "fuori" e quelli che stanno "dentro".
Chi sta "fuori"?
Gli uomini e le forze non controllabili : i barbari, la Natura scatenata.
Chi sta "dentro"?
I cittadini: l'ordine e le leggi.
Non senza ragione la grande etnologa americana Ruth Benedict ha avuto la tentazione di seguire la distinzione nietzschiana, classificando certi gruppi etnologici come "apollinei" e altri come "dionisiaci"
Ed è interessante constatare che questa tipologia della società corrisponde pressappoco a quella stabilita dal dottor Lèon Vannier, celebre omeopata d'inizio secolo, che ha classificato i grandi tipi umani secondo le divinità antiche che governano allo stesso modo i pianeti del nostro sistema.
Il tipo apollineo ama l'ordine, la sobrietà.
Rifugge l'eccesso, soddisfacendo al minimo indispensabile le necessità corporali.
"Tanto è semplice nella vita privata, tanto si circonda di lusso e sfarzo quando è costretto ad apparire in cerimonie…
Gli apollinei sono anche soggetto a strani cambiamenti di fortuna e la loro stupefacente ascesa è quasi sempre seguita da una caduta straordinaria e rumorosa."
Il tipo dionisiaco" è, al contrario, il prototipo dell'estroverso, "Nato da un colpo di fulmine e uscito dalla coscia di Giove" come ricorda il dottor Vannier, "Dionisio bambino non dubita di nulla, né di sé né della sua forza".
Gioviale, audace, intraprendente, è il re del presente che si adatta agli avvenimenti e la sua forza è flessibile come la vigna sulla roccia.
Aperto, dotato d'inventiva, brillante, è anche disordinato: tutto il contrario dell'apollineo.

Orfeo è il prototipo del mediatore.
Non rientra in nessuna tipologia, ma presiede alle arti, cioè alla conoscenza delle chiavi dell'armonia universale.
Secondo alcuni studiosi, fu sacerdote di Apollo, per altri un seguace di Dionisio che seppe rendere il culto di questo dio meno selvaggio e cruento.
Si è parlato di culti orfici.
Sarebbe forse meglio parlare di certe scuole iniziatiche: Orfeo apparirebbe allora come il mediatore tra gli uomini e gli dei, l'eroe il cui insegnamento permette agli uomini di comprendere il passaggio da un tempo all'altro, da un'energia all'altra.
Le sette corde della lira di Orfeo potrebbero svelarci la padronanza delle energie della materia e del tempo?
"Profumi, suoni e colori si rispondono", ha scritto Baudelaire.
E se fosse vero?