sito amatoriale

HOME  "MUSICA E..."  Medicina

La medicina dei riti agresti
(Da:Le arti mediche sacre dall'antichità ad oggi" di Claudine Brelet-Rueff

Due interpretazioni del mito orfico

…Il mito orfico piace ai poeti. Interessa anche il medico. La sua interpretazione esoterica prima di tutto riguarda l'astrologo, ma può permettere al medico di completare un'interpretazione più esoterica dell'armonia e della salute degli esseri umani.
Come David che suona la lira davanti alle figlie di Gerusalemme, Orfeo appare in ginocchio, mentre fa sorgere dalle sette corde della sua lira la musicalità delle sfere celesti.
Guardiamo il cielo: quando la costellazione della Lira passa sotto l'orizzonte è il momento della scomparsa del Sole sotto l'eclittica, dal 21 settembre al 21 marzo.
Il tempo in cui Orfeo e la sua lira scompaiono negli Inferi è anche quello di Dionisio-Bacco.
E' il tempo dei miracoli difficili: la tradizione popolare riconosce quasi soltanto quelli di San Nicola (nel mondo balcanico patrono dei navigatori), che resuscita i bambini, e quelli del 17 gennaio, data più o meno corrispondente nel calendario ortodosso, a quella di sant'Anastasio, nome il cui significato greco viene dal verbo "rinascere".
Il tempo della costellazione della Lira è quello in cui, nella processione di Eleusi, si alzava il grido:"Iacchos!" No, Iacchos non è in realtà il nome di Dionisio-Bacco, come sostengono certi dizionari.
Questo nome Iacchos, diventerà, si dice, quello di San Giacomo su un cavallo bianco come Pegaso e corrispondente alla costellazione dell'Auriga.
Indica l'ovest, direzione presa più tardi dagli alchimisti verso San Giacomo di Compostela per scoprire il segreto di una certa luce.
Orfeo sarebbe il nome segreto dato a Horus dagli iniziati che partecipavano alla processione di Eleusi, quelli che conoscevano i "veri misteri" scrupolosamente celati ai Greci.
Horus, figlio di Iside e di Osiride, simbolizza anche la luce trascendentale, metafisica, che emana dal sole in certi momenti dell'anno, talvolta chiamata "luce verde".
E' quell'irradiamento che favorirebbe, si dice, la malleabilità dei metalli.
E dunque la loro trasmutazione.
Ma che cosa ci dice l'interpretazione esoterica e profana del mito orfico?

Le virtù della musica

Una terapeutica molto semplice, a prima vista!
Ma la nostra percezione, il nostro modo di sentire il mondo e le forze che ci circondano devono essere molti diverse da quelli dei tempi primitivi.
Lo sciamano dei cacciatori-raccoglitori cantava, anche lui.
Cantava i suoi viaggi e scopriva l'"anima del demonio" intorno alla malattia.
Così rassicurava ugualmente l'entourage e il paziente , cosa che, come tutti sanno grazie ai nostri moderni psicologi, è di primaria importanza per il morale e la guarigione del malato.
La lira ha sette corde.
Sette, numero magico in quasi tutte le civiltà.
Sette corde, sette note, come ai nostri giorni: do, re, mi, fa, sol, la, si.
Nessuno nega i poteri reali della musica.
Malgrado il diffondersi del disco, noi abbiamo forse perso la capacità di cogliere il rapporto "catartico" che può unire l'esecutore ai suo uditorio.
Perché l'uomo è insieme attivo e passivo, emittente e ricevente ed è importante mantenere un equilibrio fra questi due stati.

Musica e comunicazione

E' interessante notare che le gerarchie musicali seguono lo stesso sviluppo delle gerarchie del linguaggio e, dunque, della comunicazione.
Un buon apprendimento, o una buona rieducazione, mantiene l'equilibrio tra le fasi attive e le fasi passive: le fasi in cui ci si esprime e le fasi in cui si riceve.
All'inizio, c'è l'apparizione di un neonato.
Il piccolo d'uomo non sa ancora come utilizzare la sua laringe e gli organi annessi della voce.
Dopo i primi strilli, quelli che gli consentono , come dice tanto bene l'espressione popolare , di "farsi i polmoni", il piccolo d'uomo scopre l'onomatopeia contemporaneamente a un nuovo gioco.
Modula: "Are-bu-bu…a-a-ma-are-ba-ba…"Presto passa all'articolazione dei fonemi, che via via si arricchiranno, finchè articolerà le prime parole: "Papà…ma-ma…ta-ta…do-do…"
In seguito arriverà a scoprire il linguaggio organizzato, la lingua parlata di chi gli sta intorno: francese, inglese, italiano, spagnolo eccetera, che corrisponde ad un'organizzazione grammaticale e quindi intellettuale, culturale.
Il bambino, si può dire, scopre il salmodiare e s'inventa dei recitativi: "Voglio, voglio…non voglio, non voglio….bimbo no nanna, bimbo no nanna…." eccetera
Quando il bambino comincia a socializzare, a esprimersi in seno a una comunità infantile, arriva l'apprendimento delle cantilene per far di conto e delle filastrocche, vere messaggere della cultura popolare che sul piano musicale trovano immediata corrispondenza nel folklore.
Il piccolo d'uomo lascia l'asilo e, da quale momento, non deve più accontentarsi di ripetere come capita suoni e parole introducendovi varianti personali.
Impara a imparare, a comprendere, a memorizzare: impara per penetrare nel campo di un certo equilibrio, quello del corpo e quello della sua affettività, che altri chiamano "disciplina".
Questa tappa corrisponde ugualmente a quella dell'apprendimento della canzone e della melodia;
il bambino termina allora le scuole elementari. Giunge il tempo dell'adolescenza, quello che, a livello di scolarizzazione, corrisponde alla scoperta di due nuove funzioni veicolate dal linguaggio: astrazione e intuizione, studio della matematica e della letteratura.
Questa scoperta del linguaggio simbolico è anche quella del linguaggio mitico, che sul piano musicale trova la sua corrispondenza nelle opere o nei melodrammi, cioè creazioni in cui narrazione e musica si congiungono per equilibrare il fondo e la forma.
Citeremo a titolo di esempio il Don Giovanni di Mozart, che Kierkegaard nella sua opera Aut Aut esalta come capolavoro, perfetta soluzione di questo genere musicale.

Infine, ecco la maturità, o quest'ultima tappa nel corso della quale l'uomo non pencola più tra l'"aut aut", ma trova un equilibrio fra tutte le sue possibilità, raggruppate non solo socialmente, ma anche nel suo vissuto più intimo, questa tappa in cui l'uomo vive in armonia con se stesso, con il suo ambiente, con l'idea di vita e quella di morte, con il cosmo… Allora, anche se è un ateo incallito, la sua armonia e la sua profonda pace si traducono sul piano musicale nelle grandi liturgie sacre. E' curioso notare che la cultura e il gusto della musica si arrestano, presso la maggior parte dei nostri contemporanei, in corrispondenza con il periodo della preadolescenza, cioè a livello di apprendimento, quello dell'equilibrio (secondo gli uni) o quello della disciplina (secondo gli altri) del corpo e dell'affettività.
E' forse penoso constatare che il periodo corrispondente alla socializzazione, quello delle cantilene popolari per far di conto, messaggere del folklore musicale, è assai breve e presto cancellato dalla "disciplina".

info@utoughifanclub.it