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CUORE E MUSICA
(Da: "Cuore & Salute" - ottobre/novembre 2007 )


di Gian Pietro Sanna

L'uomo nasce con la musica, L'utero materno è stao considerato come la prima "scuola musicale per baby" e c'è chi parla di ""Musicoterapia e gravidanza".

Nel primo trimestre il suono che il feto percepisce è unicamente quello del battito materno.

Tramite minuscoli microfoni transcervicali avanzati fin presso la testa del nascituro, alcuni autori hanno potuto notare che le musiche di Beethoven e Brahms creano agitazione nel feto, mentre quelle di Mozart e Vivaldi valgono a rilassarlo.

Successivamente arriva al nascituro anche il suono della voce materna e dal secondo trimestre egli è in grado di apprezzare l'effetto distensivo delle musiche di Bach, Mozart, Dvorak e dell'ottava sinfonia di Beethoven. Ma la musica che accompagna i primi mesi di vita fetale che effetti evoca piu' avanti, in epoca adulta?

Nel febbraio 1918, mentre gli eserciti si affrontavano sui fronti europei prima della conclusione finale, Hyde e Scalapino, due autori sconosciuti dell'Università del Kansas, uscirono con un curioso contributo "Influenza della musica sugli elettrocardiogrammi e la pressione".

Gli autori scelsero tre brani di musica: la sinfonia n. 6 -Patetica- di Ciaikovskij, la sequenza del Toreador tratta dalla Carmen di Bizet e il National Emblem di Sousa, una marcia per banda.

Gli autori notarono che, mentre gli accordi tragici della Patetica producevano un aumento della frequenza cardiaca e un abbassamento della presisone arteriosa, la pressione si innalzava ai ritmi travolgenti degli altri due brani, con effetti pero' opposti sulla frequenza cardiaca, che aumentava alle battute eccitanti del Toreador e si riduceva al ritmo marziale della banda.

Nell'opinione gli autori, un'attenta selezione della musica puo' pertanto essere d'aiuto in soggetti opportunamente selezionati. Per due ore al giorno l'arpista Alix Weisz presta la sua opera presso l'Unità di Cura Cardiaca post - Anestesia del Morriston Memorial Hospital del New Jersey, mentre gli addetti seguono ai monitor ogni 15 minuti le variazioni dei segni vitali in risposta alla musica, dei pazienti operati.

Secondo quanto riferito "i gentili arpeggi possono avere contribuito a regolarizzare, ritmo, pressione e respiro, favorendo la guarigione del paziente", è un'esperienza a tutti nota il coinvolgimento struggente dell'ascoltatore che si lascia trasportare dalla musica.

Come risaputa è anche la solitudine disperata di Beethoven che, a causa della sordità, non poteva materialmente ascoltare - lui, il creatore delle nove sinfonie, di concerti e di musica di ogni tipo, - suoni che componeva. "Quale umiliazione quando avevo vicino qualcuno che udiva in lontananza il flauto e io non sentivo nulla"" scriveva ai fratelli a 32 anni nel 1802.

Ascoltare la musica significa anche ascoltare i silenzi della musica.

Con un salto di 100 anni passiamo dalla Nona Sinfonia di Beethoven ad un'altra Nona Sinfonia, quella di Gustav Mahler.

Con quest'opera l'autore descrive il momento del congedo da tutto quanto ama: la vita, l'arte, la musica.

Nell'ultimo tempo "Un Adagio" pieno di pathos, il suono si diluisce fino all'impercettibile (un pianissimo indicato dall'autore con ben cinque ppppp!) e annega in un silenzio finale. Un silenzio che entra a far parte della musica, come la morte fa parte della vita.

Un silenzio che coinvolge l'uditore che ascolta.

L'importanza del silenzio nella musica è stata di recente indagata da Bernardi, Porta e Sleight (Pavia e Oxford) che hanno cosi' intitolato il loro contributo: "Alterazioni cardiovascolari, cerebrovascolari e respiratorie indotte da diversi tipi di musica nei musicisti e nei non-musicisti: l'importanza del silenzio".

Un lavoro cui fa da eco nella stessa rivista un commento editoriale di Larsen e Galletly cosi' concepito "il suono del silenzio e' musica per il cuore". Secondo gli editorialisti l'organo umano è sede di vari "oscillatori, di diversi sistemi cioè che regolano le variazioni temporali del respiro, della frequenza e della pressione.
Tali oscillatori sono influenzati da molteplici stimoli esterni, tra cui si annoverano gli impulsi uditivi.

Bernardi e colleghi si soffermano non soltanto sugli effetti dei vari stili e tempi musicali, ma anche su quanto succede quando si spenga bruscamenteb l'interruttore della musica.

Dopo avere interposto un breve periodo di silenzio ai diversi stili musicali, gli autori hanno osservato che la frequenza respiratoria, la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa si riducevano tutte al di sotto dei valori basali.

Nell'opinione degli autori la musica si associa con un certo grado di eccitazione, al quale subentra - quando improvvisamente viene a cessare- uno stato di distensione e di rilasciamento.

Esiste un'ampia fascia di stimoli che incidono in modo significativo sulle variazioni temporali del respiro , della frequenza e della pressione; tali stimoli si riconoscono nella musica, nella meditazione, nei mantra yoga (ripetizione ossessiva di un suono, fino a che la mente si liberi dai pensieri come avviene per il celebre Om Mani Padme Um ("il gioiello nel fior di loto del cuore").

Secondi Larsen e Galletly l'importanza di questi input nel regolare i sistemi cardiorespiratori ha ricevuto scarsa attenzione. Occorre tuttavia forse concentrarsi meglio sulla fisiologia di quanto accade quando gli stimoli sono presenti, piuttosto che ipotizzare quanto succede quando gli stimoli vengano bruscamente rimossi.

Mark Jude Tramo, neurologo professore alla Harvard Medical School e direttore dell'Institute for Music and Brain Science di Boston ritiene che la "musica possa provocare alterazioni neurochimiche in sedi specifiche del cervello. Tali aree sono riferibili ai sistemi corporei e cerebrali del "sentirsi bene" che coinvolgono gli oppioidi endogeni, la dopamina e i sistemi cannabinoidi ma alle quali non sono estranee pure droghe quali l'eroina, la cocaina e la marijuana.

"La musica è un potente stimolo uditivo", afferma Tramo.
Così potente che puo' di fatto indurre le cellule a liberare sostanze come le endorfine capaci di sopprimere il dolore come le immunoglobuline capaci di aiutare a combattere la malattia".

Cognizioni tutte queste che, pur essendo precluse agli antichi Greci, non hanno egualmente impedito a un grande saggio dell'umanità, quale il filosofo Platone di profetizzare inconsciamente "La musica fa bene al cuore e all'anima.


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