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HOME MUSICA E..pittura da "L'anima e il Volto -Mostra ideata e curata da Flavio Caroli - Milano Palazzo Reale 30 ottobre 1998-14 marzo 1999

L'ANIMA E IL VOLTO
Ritratto e fisiognomica da Leonardo a Bacon

I moti dell'animo

Assunto Leonardo da Vinci quale iniziatore dell'indagine sui moti dell'animo, e primo teorizzatore del loro ruolo nell'arte ("Farai le figure in tale atto, il quale sia sufficiente a dimostrare quello che la figura ha nell'animo; altrimenti la tua arte non sarà laudabile;"),


Hollar

la mostra si apre presentando alcun esempi particolari delle sue ricerche, come il "Cristo fanciullo" (una delle due sole sculture a lui attribuite), o il cosiddetto Frammento Boilly, presentato quale testimonianza del permanere dell'interesse per gli studi leonardeschi nel tempo, dal momento che appartenne al pittore francese L. Boilly, che con le sue Grimaces (esposte nelle sezione ottocentesca) riprese in chiave moderna i suggerimenti leonardeschi.
La serie delle acqueforti di Wenceslaus Hollar, che alla metà dei Seicento incise gran parte dei disegni "fisiognomici" di Leonardo, offre un ulteriore spunto per mostrare come si sia mantenuta viva nel tempo l'attenzione per le idee leonardesche.
L'immediata diffusione delle idee del Maestro di Vinci è invece testimoniata da opere quali L'Eraclito e Democrito di Bramante, fino a toccare un mondo affascinante come quello del "Compianti" (G. Mazzoni, Maria piangente).

Cinquecento - Il volto magico

Per tutto il Cinquecento, se pure influenzato dalle novità introdotte da Leonardo , il ritratto risente ancora degli studi fisiognomici del tempo, legati al sapere magico-superstizioso.
I personaggi raffigurati sono così calati in un'atmosfera ideale, per l'appunto "magica" che sta muovendo verso la "verità" del secolo successivo ma ne è ancora lontana.
Il tema della "Melanconia", ad esempio, presenta personaggi immersi in mondi lontani, e tuttavia muove con acutezza in direzione dell'introspezione psicologica.
Si parte dal Doppio ritratto di Giorgione,

Giorgione

per proseguire con la celeberrima Melanconia I di Durer,

Durer

il Ritratto di violinista di Tiziano,

Tiziano (1515)

il giovane con Libro di Lorenzo Lotto

Lotto: giovane con libro

Il Flautista di Savoldo.
Ma il Cinquecento è anche il secolo dell'assolutismo e della necessità di dare rappresentazione visiva del potere; come accade nei "Ritratti in posa", in cui ambiente, abbigliamento e appunto, posa sono altrettanti elementi che si aggiungono all'analisi del volto per indagare personalità e status dei personaggi.
Troviamo qui il Ritratto di Enrico VIII di Holbein il Giovane, Il Ritratto di Cosimo I de' Medici di Salviati e l'affascinante Cavaliere in rosa del Moroni ,

Moroni (1560)

nei quali sfarzo e minuzia dei costumi spingono verso la "verità", ma la necessità di "rappresentazione" ammanta tutto di una vaga aria di irrealtà.
L'arte si preoccupa inoltre di mostrare le "Intermittenze del cuore", con ritratti in cui è particolarmente accentuata la profondità di scavo psicologico, come nel il Ritratto d'uomo del Parmigianino, o nel Ritratto di giovane di Nicolò dell'Abate.
Cogliere "L'attimo fuggente" significa fermare quell'istante in cui le passioni emergono dall'interiorità rendendosi manifeste.
Uno straordinario esempio è costituito dal disegno di Sofonisba Anguissola, Fanciullo morso da un gambero,

Anguissola: fanciullo morso da un gambero

in cui ritroviamo la "verità psicologica" che affiora sulle labbra del fanciullo.
Ma è "attimo" anche il sorriso del Giovane che ride di Annibale Carracci , o l'intima soddisfazione del Fanciullo con disegno di Caroto.; e così pure i momenti e i dialoghi privati e familiari dei Sette ritratti Albani di Cariani e della Famiglia Tacconi di Ludovico Carracci.
La sezione si chiude con i "Trattati del XVI e XVII secolo", a partire da quelli di primo Cinquecento (Indagine, Achillini, Cocles, Cardano), ancora influenzati dall'astrologia e dalla chiromanzia, fino alle opere di .B. della Porta, che tenta di dirigere la fisiognomica in senso "scientifico", cercando di innovare la teoria attraverso la relazione uomo/animale; per terminare con C: Le Brun, che ormai in pieno Seicento chiude questa fase della riflessione fisiognomica.

Seicento - Il volto naturale

Il Seicento è il secolo della scienza naturale, che in pittura prende l'aspetto dell'affermazione della realtà.
Il capitolo non può così che iniziare con "Caravaggio"

Caravaggio: Bacchino malato

(Bacchino malato, Testa di Medusa, Narciso, il cavaliere di Malta, Davide con la testa di Golia).
Anche nel ritratto "ufficiale", ormai diventato "Ritratto di Stato" si abbandonano tutti gli accenni all'idealità, e si giunge ad una stringente verità (Bernini, Busto di Paolo V e Ritratto di Giordano Orsini; Van Dyck, Gentiluomo di casa Spinola; Zurbarán, Sant'Orsola; Ribera, Ritratto di missionario gesuita).
Ed è "realtà" anche cominciare a rappresentare la verità della "sensualita", come accade nell'"Estasi", sia essa frutto di una passione terrena (G: Cagnacci, Cleopatra; F.Cairo, Erodiade con la testa del Battista) o spirituale (F: Cairo, San Francesco in estasi).
Il secolo del volto naturale non può poi non prendere in considerazione gli aspetti quotidiani di umanità che ora può essere rappresentata spogliata di tutti gli aspetti ideali.
Si apre così l'indagine sulle "Età della vita": con la giovinezza (Valentin de Boulogne, San Giovanni Battista; Serodine,Ragazzo con fogli disegnati , la maturità (Gherardo delle Notti, Sant'Agostino di Canterbury; Fede Galizia, Ritratto di un medico), la vecchiaia (Cantarini, Ritratto di Eleonora Albani; A. Falcone, Ritratto di Don Alvaro de las Torres; P.F.Mola, Ritratto femminile).
E persino i "filosofi" vengono privati dei panni di una superiorità intellettuale (e di conseguenza sociale) fino ad essere calati in una realtà di umanità dimessa (L: Giordano, Eraclito, Democrito e Santippe versa l'acqua nel collo di Socrate).
Anche le "Caricature e accentuazioni fisiognomiche" non sono altro che il tentativo spinto all'estremo di cogliere il momento di verità, non fermandosi alla rappresentazione ma giungendo all'interpretazione attraverso l'accentuazione delle caratteristiche (caricature di Bernini, Mola e Gaulli; studi fisionomici di Reni, Ribera, Furini).
Date queste premesse, è allora chiaro il motivo della fortuna degli "Autoritratti" nel seicento, che vengono ad assumere una funzione del tutto diversa rispetto al passato, costituendo un fondamentale momento di interazione tra autoanalisi e ricerca della verità a partire da se stessi. (Annibale carracci, Bernini, Reni, Rembrandt, S. Rosa, C. Le Brun, L. Giordano).

Settecento - Il teatro del mondo

Nel XVIII secolo l'uomo passa dalla scoperta di sé alla scoperta del mondo che gli sta intorno, fatto di relazioni da intrecciare, e di una commedia da vivere quotidianamente.
Da una parte, dunque, il mondo del "Ricchi", con atmosfere che sanno di cipria e di lascivia, ma che portano in sé il dramma di una società ormai prossima alla dissoluzione (P.L. Grezzi, Ritratto di gentiluomo; R. Carriera, Ritratto del marchese di Townshend; Fra Galgario, Gentiluomo con tricorno).
Dall'altra. la scoperta dei "Poveri", guardati con attenzione partecipativa (G: Ceruti, Il nano e i due pitocchi; G.B. Piazzetta, San Giovanni Battista, raffigurato come un ragazzo del popolo; J. Zoffany, La scartocciata). II mondo è dunque un palcoscenico, e l'arte si affretta a proporre "La vita in scena", attraverso il contributo di G: Traversi (Il contratto nuziale) e P. Longhi (La lezione di geografia).
"Trattati, irrisioni: "il sonno della ragione genera mostri" è il titolo del capitolo dedicato agli studi fisionomici.
Stretto è infatti in questo secolo il rapporto tra studio delle passioni e attitudine caricaturale (come evidenziato da W. Hogarth nella sua incisione Caratteri e Caricature).
La temperie romantica si incaricherà poi di riprendere in forma onirica il rapporto uomo/animale, culminando negli inquietanti esseri antropomorfi della celeberrima stampa di Goya, Il sonno della ragione genera mostri. Sul finire del secolo, lo straordinario rapporto di collaborazione tra arte e fisiognomica è rappresentato dal binomio "Fussi e Lavater"; il primo disegna le tavole per i trattati fisiognomici del secondo, e dipinge opere strettamente legate alle sue teorie (Gertrude, Amleto e il fantasma del padre di Amleto e Ritratto di Martha Hess).

Ottocento, Ritratti di famiglia in un interno

Per quanto riguarda la fisiognomica, nell'Ottocento si comincia ad inseguire il mito scientista del "Positivismo", che attraverso le riflessioni di Darwin e Mantegazza porterà agli esiti del determinismo criminologico lombrosiano.
Permane, nel secolo, quel momento fondamentale di indagine fisiognomica rappresentato dalla caricatura, che in periodo ormai post-rivoluzionario, assume ora i caratteri della "Satira sociale" (Boilly,Daumier).
Se il Settecento è stato il secolo del mondo esteriore, nell'Ottocento l'arte guarda ad un uomo che si ritira all'interno di spazi chiusi, quasi domestici.
La fondazione della psicologia come disciplina scientifica e la scoperta della follia fanno emergere quel "Male oscuro" che la tranquilla vita della società borghese nasconde: da Hayez a Faruffini, da Cremona a Boldini, a Monet.

Si tratta dunque, di una quotidianità piena di anormalità che ha in sé il germe che condurrà nel Novecento alla dissoluzione dell'idea stessa di umanità , che comincia a dimostrarsi verso la fine del secolo con lo sfaldarsi della fisionomia (Medardo Rosso, Madame Noblet, Toulouse-Lautrec, Direttore di scena tra le quinte).
E allontanamento dall'"umanità" significa anche la straordinaria Ragazza di Tahiti di Paul Gauguin: un rifiuto che si manifesta nella fuga, nel rifugiarsi in un mondo esotico, primigenio, e che tuttavia, come somma contraddizione, vuole mantenere un'aria domestica, rassicurante.

"Io è un altro" (Rimbaud)
Il prisma del Novecento

Il nostro secolo si apre con la nascita della psicoanalisi e con un uomo che si trova disorientato di fronte a questa novità; mentre l'arte prende strade che come in un prisma si scompongono e viaggiano indipendenti.
Nella prima parte del secolo l'uomo si mette in marcia "Verso la catastrofe" della propria dissoluzione, e se camuffandosi cerca di riacquistare una dignità perduta Picasso, Autoritratto con la parrucca), la deformazione fisiognomica con cui si raffigura non lascia più nessuna speranza (Matisse, Jannette IV, Modiglioni, Ritratto di Paul Guillame).
L'esperienza traumatica della "Guerra" costituisce un capitolo a sé, vissuto come l'estrema possibilità per l'uomo di giocare un proprio ruolo (disegni di Campigli, Sironi e Viani).
E tuttavia l'umanità di Previati (L'esodo) sembra in fuga non tanto dal nemico visibile, quanto da se stessa, o meglio da un'angoscia spettrale che la coglie all'improvviso.
La scoperta della forza dominante dell'inconscio pone termine al mito leopardiano dell'uomo dominatore , svelando al contempo tutta la miseria della condizione umana. Si giunge così alla definitiva cancellazione della fisionomia : la "Ricerca di una identità" perduta si traduce nella fine della rappresentazione realistica del ritratto , che diventa pura interpretazione di stati d'animo (Jawlensky, Martini, Dix, Grosz, Soutine, Trampolini, Savinio, Giacometti). Per concludere con Francis Bacon, con un uomo che, spogliato di ogni umanità, non è più che un ammasso di carni straziate.


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