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Questioni iconologiche ………………………………
La pittura grottesca ed irreale di Hieronymus Bosch (1462 ca.-1516), densa
di curiosi simboli, ha sempre scatenato la fantasia degli esegeti: pochi
ormai sostengono la tesi di Frangen che con le sue pur minuziose e sottili
analisi volle fare del pittore un affiliato alla setta eretica dei Fratelli
del Libero Spirito, ma sembra altrettanto riduttiva la tesi, da altri
sostenuta, che il suo complicato simbolismo sia una semplice fustigazione
di costumi. Quanto detto sopra si adatta perfettamente a questo quadro: l'ironica stravaganza, la divertita e popolaresca bizzarria non riescono a mascherare all'indagatore di simboli la sublimità del soggetto trattato, evidente già dal titolo: il concerto in un uovo non può che riguardare la Creazione. L'uovo è simbolo universale della nascita del mondo; in senso microcosmico s'intende per uovo filosofico il vaso ove il chimico ermetico pone la materia per trasmutarla, e per coincidenza simbolica la materia stessa. Nella Aitareya-Upanishad è narrato come âtman trae dalle acque l'Uomo cosmico (Purusha): questo ha evidentemente forma d'uovo poiché è detto che âtman lo covò e in seguito, come si fa con un uovo, gli divise la bocca da cui uscì Vâc, il Logos; la prima creazione è dunque sonora, un vero e proprio concerto uscente dall'uovo. Se poi ricordiamo che l'uovo è anche un vaso, come detto poc'anzi, ritroviamo nei musici boschiani l'immagine del protomusico indiano Vasishta, il cui nome letteralmente significa "colui che si erge in un vaso". Nel Rigveda (libro VII, inno 33) si dice: "Mitra e Varuna, nascendo dal sacrificio, toccati dagli omaggi che sono loro dedicati, entrambi ugualmente hanno gettato nel vaso (Urvashi) il loro seme (la loro voce) e dal mezzo di tale vaso si levò e dispiegò Vasishta". Dall'uovo esce la totalità degli esseri, incarnata nel quadro boschiano dal dieci musicisti ( la tetraktys, i Diecimila Esseri della tradizione cinese ecc.). Ma ciò che è manifesto non comprende tutta la realtà: secondo la metafisica indiana il Brahman è manifesto solo per un quarto: gli altri tre quarti sono oltre l'essere. Con una singolare coincidenza, nel quadro in questione le dieci persone riempiono solo uno dei quattro buchi dell'uovo. Ma è certo molto improbabile che questa fosse l'intenzione simbolica originaria; analizziamo dunque i dettagli. La piccola tartaruga (animale cosmoforo) sul bordo inferiore del quadro regge simbolicamente l'uovo e nello stesso tempo lo separa dal fuoco tartareo che vediamo esplodere a sinistra. I tre fori inferiori dell'uovo incarnano il mondo subegoico e le sue tendenze dissolventi. Al livello più basso sta una mano che tenta di sottrarre un pesce ad un felino; in Bosch in genere il pesce indica lussuria ma qui forse il senso è più ampio: l'aspetto negativo del simbolo ittico implica infatti confusione (la testa non è separata dal corpo) e quindi impurità: tutte cose che sarebbe meglio lasciare al mondo animale (il felino). Al livello immediatamente superiore sta una scimmia che suona un cornetto nero e curvo: apriamo dunque una parentesi sul simbolismo strumentale del quadro. Gli strumenti sono, prevedibilmente, quattro; apposti a due a due tracciano quasi un'invisibile croce attraverso il quadro. Sugli estremi dell'asse verticale stanno il cornetto scuro ricurvo e il cornetto chiaro dritto che, come ha illustrato Roger Cotte, concretano l'opposizione tenebre-luce; sull'asse orizzontale sta invece la nota coppia liuto-arpa. Il cristianesimo vede nella scimmia l'emblema dell'uomo corrotto, preda soprattutto della malizia e della lussuria; qui però si potrebbe precisare come la dissipazione della coscienza ( il soffiare nel corno delle tenebre) si opponga alla concentrazione della meditazione. Nel terzo foro campeggia un gentiluomo con testa d'asino nell'atto di suonare il liuto: l'allegoria cristiana prevede per l'asino (animale satanico) le attribuzioni di ignoranza e di lussuria; in questo caso inoltre converrà ricordare la leggenda secondo cui Apollo avrebbe cambiato in orecchie d'asino quelle del re Mida, colpevole d'aver preferito il suono del flauto di Pan alla sacra musica del tempio di Delfi. L'azzimato ed elegante suonatore di liuto è quindi il cortigiano vittima della sua raffinata estetica, incantato dalle Sirene. Queste espressioni negative trovano un contraltare nella scenetta di destra, poco chiara, che tuttavia sembra ispirata a qualche soggetto di stregoneria come sovente in Bosch. L'unico legame tra il mondo inferiore e quello umano è l'ometto torvo dietro l'asino che taglia il cordone alla borsa del monaco. Lo stesso tipo di furto è stato da Bosch trattato con dovizia di particolari nell'Illusionista, ed in esso, secondo Wilhelm Fraenger, è da vedere una sostituzione del principio intellettivo a quello riproduttivo. Si tratta in effetti di una sorta di castrazione simbolica, ancora più esplicita nella copia di Parigi, dove la borsa è sostituita da un salsicciotto: la parte sensuale viene sacrificata e abbandonata al mondo infero (i cui esseri hanno tutti in comune il dato della lussuria) dall'individuo, divenuto un asceta (il monaco). Egli acquista così la facoltà di giudicare rettamente e di concertare, armonizzare, ridurre ad unità le voci del cosmo: è infatti egli (il Sé cosciente, il jîvâtman) a dirigere il coro. Tutto ciò è sottolineato dal colore grigio della tonaca, fusione dei contrari (bianco e nero), colore altresì attribuito dai pittori medievali al mantello di Cristo durante il Giudizio Universale perché con esso si ripristina l'armonia primeva. Prima di considerare gli altri personaggi, soffermiamoci sui due alberi esterni al piccolo gruppo. Essi delimitano come un temenos lo spazio del concerto; l'alberello di destra è completamente secco mentre quello di sinistra è verdeggiante solo nella metà sinistra: si ha così la strana coincidenza per cui, come solo uno dei quattro fori dell'uovo contiene la manifestazione armonica, solo una quarta parte della flora arborea porta frutti. Tali alberi sono senza dubbio quelli della Genesi: l'Albero della Vita (l'anfora) e l'albero della Conoscenza (il libro); la conoscenza è anche conoscenza della morte, e da ciò il suo esser secco. L'albero secco è anche un simbolo alchemico. Si possono dunque leggere i due alberi come una parafrasi dell'intera opera ermetica: a destra il serpente morto e annodato può, seguendo Dom Pernety, essere identificato con la materia nello stato di putrefazione; le fasi intermedie (nigredo-albedo) sono riassunte dalla gazza bicolore sull'albero di destra; e alla fase finale (rubedo) forse allude il colore rosato del vaso appeso a coglier la rugiada. Nel canestro abbiamo i frutti dell'Opera: il pomo aureo, il pollastro arrosto, cioè la materia adeguatamente cotta: il pollo infatti è il contenuto dell'uovo filosofico. Si potrebbe vedere nel corvo che becca il formaggio un'allusione all'ornitogala, il latte degli uccelli che presso i Greci era termine proverbiale per cosa straordinaria e che gli ermetici consideravano sinonimo del loro lac virginis, il mercurio, coagulando il quale si trae il formaggio, la pietra filosofale. L'ultimo oggetto contenuto nel cesto è un piccolo uovo che rappresenta il germe dal quale tutto ricomincerà. HIERONYMUS BOSCH Concerto nell'uovo Veniamo ora al concerto vero e proprio. Grazie alla pazienza di Albert de Mirimonde è stata identificata la musica oggetto dell'esecuzione: si tratta di "Toutes les fois que sans vous je me couche, pensant a vous", una chanson a quattro voci del fiammingo Thomas Crequillon stampata nel 1561, per cui la sua presenza è evidentemente opera dell'autore della copia. I versi licenziosi ben si integrano con lo stile del quadro e non turbano certo il suo profondo simbolismo; anzi, è tradizionale e ben antica la mescolanza di temi iniziatici ed osceni, basti pensare alle Metamorfosi di Apuleio oppure a Rabelais. Giustamente perciò Van Lepped vede nell'uso di questa canzone un richiamo "alla ricerca perpetua degli alchimisti che durante lunghe notti ricercano questa femmina mercuriale per unirla allo zolfo ed ottenere l'oro filosofico". I quattro personaggi frontali sono quelli in cui è più evidente il simbolismo, in particolare quello cromatico. Nella posizione più bassa e centrale sta un suonatore d'arpa dalle fattezze deformi e dallo strano ghigno, come di sofferenza. Egli sicuramente è il basso del coro, ma l'arpa (simbolo solare e cardiaco, per cui egli è il cuore del gruppo) sembrerebbe contrastare con il suo aspetto; la sua posizione fondamentale il realtà non è usurpata: egli è l'uomo decaduto, come rivelano i colori sporchi ed impuri dei suoi abiti, il rosso cappuccio, le maniche, il vestito d'un viola quasi nero. Sono colori ben noti al simbolismo pittorico cristiano , giacchè sovente Cristo e la Vergine (suo tramite) sono vestiti di rosso e blu, ad indicare la fusione delle due nature (l'umana e la divina) che si effettua nel colore viola, attribuito alla passione di Cristo. L'alchimia considera il viola come simbolo dell'unione imperfetta dei due principi, e la purificazione di questa natura offesa avviene per opera del mercurio filosofale (il monaco grigio che giustamente conduce il coro); il risultato dell'operazione s'intravede nel suonatore di cornetto. I tre colori sporchi dell'arpista sono stati rigenerati nei tre colori classici dell'alchimia: il verde delle maniche, il rosso vivo della veste, il bianco del trampoliere appollaiato sul copricapo, uccello che simbolizza la purezza e l'immortalità. La conclusione dell'opera è incarnata dal quarto personaggio, all'estrema destra del gruppo; è un grasso castrato sopranista, unica voce acuta del concerto, un po' goffo nel suo curioso vestito, né femminile né maschile. Non lasciamoci trarre in inganno: esso è l'Androgino ermetico, la mistica fusione dei contrari, e i colori del suo abito (oro e porpora) richiamano le ultime due fasi dell'Opera, sottolineate dagli attributi del cappello: un fiore rosso e una piuma di fagiano. Il fagiano è considerato nel simbolismo ermetico corrispondente alla fenice per cui, equiparando il bianco trampoliere al cigno, abbiamo in questi due uccelli sintetizzati i risultati dell'Opera. Degli altri quattro anodini personaggi posti in secondo piano, l'unico di un certo interesse ha per cappello un imbuto capovolto da cui esce un filo di fumo. L'aria smunta, il pince-nez dello studioso, ecco qua al centro del gruppo l'alchimista in persona, fuso significativamente col suo stesso athanor. Ma i personaggi più interessanti e inquietanti di tutta la compagnia sono quelli della strana coppia situata sul fondo. L'unica donna della congrega (una suora o una beghina) è muta e fissa negli occhi lo spettatore del quadro. Questo sguardo, a cui si accompagna il silenzio iniziatico, non è uno sguardo comune: è un ordine interiore (fascinum) un segnale che ammonisce a ben guardare il quadro. L'arnese che agita con la mano sinistra, un sistro dal lungo manico, ci rivela la sua identità: è Iside velata ( i cui due attributi sono appunto il sistro e il vasello colmo d'acqua), l'iniziatrice ai misteri ispiratrice di sapienza (la civetta sul suo capo). Ancor più misterioso è l'uomo alla sua destra, di cui scorgiamo solo, e neppur per intero, volto e chioma rossastri, su cui sta posato un curiosissimo apparato, una sorta di torre voliera abitata da diversi uccelli, il cui tetto conico è scoperchiato nella parte centrale. Evidentemente è anche questa una parafrasi dell'athanor, come l'imbuto già considerato, ed entrambi sono in relazione alla fisiologia occulta: il foro allude a ciò che gli indiani chiamano Brahma-randhra, la fessura da cui il jîvâtman si ricongiunge al Brahman universale. Fumo ed uccelli sono, per gli ermetisti, comuni parafrasi dello spirito; questa strana casa degli uccelli però evoca anche altro: è la dimora di tutte le anime da cui esse si dipartono o dove ritornano. L'essere che è l'origine di tutte le anime è Adamo, l'uomo rosso. |
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