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MUSICA D'ORGANO ![]() Organo Antegnati- Serassi (Duomo di Salò)Il brano che state ascoltando è tratto dal CD della CSAM di Brescia registrato dal vivo nella chiesa di San Cristo a Brescia il 1° gennaio 2002 -su Organo Inzoli - Cesare Bertoni all'organoCome un sospiro si innalza attraverso le volte, improvvisamente minaccioso il suono dell'organo. Fedeli, pensosi, ascoltano la musica che a più voci, in cori intrecciati riecheggia nostalgia, tristezza, gioia celestiale; si sviluppa in spazi spirituali; si culla perduta in sogni beati; costruisce firmamanti con astri sonori, là dove le sfere dorate scivolano lungo orbite che s'incrociano, si corteggiano, si avvicinano e si allontanano, risuonando si muovono verso il sole; finchè il mondo s'illumina come un cristallo, nelle cui trame lucenti, secondo leggi ben ordinate, lo spirito rispledente di Dio, centuplicato, si esprime in poesia. Non è un miracolo senza eguali che dai fogli pieni di note possano nascere cori universali vibranti ed illuminati da tanta spiritualità? Che un coro di canne d'organo li serri in sé? Che un musicista alla tastiera li possa abbracciare con la forza di un solo uomo? Che una moltitudine di ascoltatori li possa comprendere, con essi vibrare, risuonare, illuminarsi, salire fino all'universo sonoro? Fatica e raccolto di molti anni, dieci generazioni hanno lavorato alla sua costruzione, cento maestri, devotamente, l'hanno preparato e con loro molte migliaia di discepoli. Ed ora l'organista suona; nelle volte ascoltano le anime dei pii maestri defunti, tutti riuniti in questa costruzione che essi stessi collaborano a fondare e ad erigere. Poichè lo spirito, che respira nelle fughe e nelle toccate, possedette un tempo anche coloro che sbalzarono dalla pietra le sacre immagini a misura della cattedrale. Ancor prima della costruzione e degli scalpellini, vissero, pensarono, soffrirono molti devoti che collaborarono a preparare il popolo e il tempio, affinchè lo spirito scendesse sulla terra. La volontà dei secoli prende forma nello scrosciare dei chiari fiumi sonori, nelle fughe e nelle sequenze in cui lo spirito creatore traccia i confini tra agire e soffrire, tra corpo e anima. Nelle battute colme di spiritualità, mille sogni umani si esprimono poeticamente, sogni che per nulla al mondo potranno mai avverarsi, la cui assoluta unità è stata il gradino da cui il genere umano si è elevato dal bisogno e dalla volgarità fino ad avvicinarsi al divino, fino a guarire. Su sentiero magico delle note, sull'intrico delle chiavi, delle segnature, sui tasti dominati dai piedi e dalle mani dell'organista, si librano verso Dio, verso lo spirito, le più alte aspirazioni, irradiano nel suono la sofferenza vissuta In vibrazioni ben calcolate, si libera la pressione, si eleva la scala celeste Poichè tutti i mondi tendono verso il sole e il bisogno della tenebra è diventato luce. L'organista siede e suona, gli ascoltatori, abbandonandosi alla commozione catartica, seguono consenzienti la sicura, angelica guida delle leggi, santi congiurati si slanciano con ardore verso il tempio, edificati, contemplando Dio con venerazione, innocentemente partecipi della Trinità. Nella musica si unisce, santificandosi nel sacramento, la cominità privata del corpo, riunita in Dio. Ma la perfezione sulla terra non dura, guerra si nasconde nella pace, decadenza di ogni cosa bella. L'organo suona, la volta risuona, entrano nuovi ospiti attratti dalla musica, si fermano un attimo e pregano. Mentre i suoni antichi si innalzano dal folto delle canne, colmi di devozione, di spiritualità, di gioia, fuori si succedono gli avvenimenti, mutando il mondo e le anime. Altri uomini arrivano, una nuova gioventù cresce, le pie voci intrecciate di questi saggi non le sono ancora familiari; le sembra antiquato e lezioso ciò che un tempo era sacro e bello; nella sua anima si agita un nuovo impulso, vorrebbe non tormentarsi più con le rigide regole di questi canuti musicisti; la nuova generazione ha fretta, c'è guerra nel mondo , la fame infuria. I nuovi ospiti si fermano solo brevemente a sentire il suono dell'organo, troppo protetta trovano la musica, troppo clericale, per quanto bella e profonda, vogliono altri suoni, festeggiano altre feste; pur vergognandosi un po' dell'intuizione, sentono l'ammonimento tanto esigente e non gradito di questi cori d'organo, elevati e complessi. La vita è breve e non è tempo d dedicarsi a tali giochi complicati, che richiedono pazienza. Nel duomo non rimane quasi nessuno dei molti che insieme ascoltavano. Continuamente qualcuno se ne va, curvo, invecchiato, stanco, rimpicciolito, parla dei giovani come di traditori, tace deluso e si unisce ai padri. Sentono il sacro, ma non usano più ne' pregare, ne' ascoltare le toccate; il tempio, centro e cuore della città, rimane vuoto, si innalza preistorico sopra le affaccendate vie. Ma pur sempre, dalla sua struttura palpita la musica in paradisiaco sussurro. Sognante, le labbra in un sorriso, sopra registri sempre più dolci, siede il canuto musicista, perso negli intrichi delle voci, nelle scale della fuga. Tesse la musica con fili sempre più sottili, gli ornamenti si incrociano arditi nell'area, fantastica trama musicale; sempre più intime e dolci si corteggiano le voci commosse, sembrano arrampicarsi sulle scale celesti, si fermano in alto, beatamente sospese, per spegnersi come nuvole al tramonto. Non si preoccupa che la comunità, l'allievo, il maestro, il fedele e l'amico si siano persi, che i giovani frettolosi non conoscano più regola, che possano a malapena sentire la costruzione ed il senso delle figure, che i suoni per loro non siano più ricordi del paradiso, tracce divine, che non più di dieci, non più di uno sappia ricostruire nello spirito i santi archi di queste volte musicali, ne' dare un senso alla trama di quesi misteri antichi. In città ed in campagna, la giovane vita scorre febbricitante su binari tempestosi, nel tempio, solo sullo scanno, domina ancora il vecchio come spettro (leggenda e zimbello dello scherno giovanile), fila ricordi ormai sacri, riempie gli ornamenti di senso divino, regola il registro del suono più debole, gradua la fuga rendendola sacramento, solo il suo orecchio la può percepire, gli altri non sentono che il brusìo del passato e il lieve fruscìo del sipario consunto, che si ripiega stanco nelle crepe dei pilastri. Nessuno sa se il vecchio maestro suona ancora o se i dolci, lievi suoni che si intrecciano, che circolano nello spazio, siano spettri di spiriti sopravvissuti, eco e fantasmi di altri tempi. A volte qualcuno rimane nel duomo, si ferma ad ascoltare, apre piano la porta, tende l'orecchio assorto al lontano fiume argentato della musica; dalla bocca degli spiriti percepisce parole della serena e ponderata saggezza dei padri; si allontana col cuore commosso dai suoni; va dall'amico e gli racconta in un sussurro l'esperienza di quell'ora assorta, laggiù nel duomo, al profumo delle candele spente. Nell'oscurità sotterranea il sacro fiume continua a scorrere; sul fondo, a tratti, scintillano i suoni; chi li sente, percepisce il mistero che aleggia, lo vede passare, spera di poterlo trattenere struggendosi di nostalgia. Poichè intuisce la bellezza. |
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