|
||
|
|
LA TEORIA DI AL-FARABI Al Farabi (+ 950) è autore del Kitab al musiqui,(Il sublime libro sulla musica) forse la più ampia opera sulla teoria musicale fino allora apparsa, studiata da tutti i grandi trattatisti arabi , persiani, turchi e persino ebrei. Il Medioevo occidentale conobbe un altro trattato di Al Farabi , lo Isha al-alum. In latino De Scientiis, che illustra lo scopo delle varie scienze, inclusa la musica: dubbia è invece l’attribuzione di un breve scritto divulgato con il titolo De ortu scientiarum. Presentiamo di seguito, con breve commento, la sezione musicale del De scientiis, tradotta per la prima volta in italiano dalla versione latina che Gerardo da Cremona effettuò a Toledo , il centro cristiano degli studi arabi, edita da G. H. Farmer, Al Farabi Arabic-Latin Writings on Music, New York-London, Hinrichsen, s.d. (Collection of Oriental Writers on Music. II) pp.23-31, sulla base del manoscritto Paris. Bibliothéque Nationale de France. Lat. 9335, sec. XIII. Nel catalogo delle scienze, Al Farabi annovera la musica fra le discipline matematiche, insieme con aritmetica, geometria, ottica, astrologia, statica, meccanica (il posto della musica è dopo l’astrologia). In primo luogo egli definisce l’oggetto e lo scopo della scienza musicale: "La scienza della musica comprende in breve: la conoscenza della specie di melodie, ciò da cui sono composte, ciò per le quali sono composte, in qual modo sono composte e in quali modi occorre che siano costituite affinchè possano svolgere la loro funzione di più alto grado di efficacia e di perfezione. Ciò che è conosciuto sotto tale nome corrisponde a due scienze. Una è la scienza attiva della musica, l’altra la scienza speculatva della musica.". Si distinguono dunque due branche, musica attiva e musica speculativa. La musica attiva è quella che viene eseguita da un cantante o da uno strumentista sulla base delle proprietà intrinseche della voce e degli strumenti: la capacità degli esecutori si basa pertanto sulla pura esperienza. Al contrario la speculazione individua i princìpi che sono a fondamento dell’arte musicale, universalmente validi al di là della loro applicazione concreta su questo o quello strumento: "La proprietà della musica attiva è di individuare le specie di melodia percepibili negli strumenti che per natura o per arte sono predisposti a produrle. Gli strumenti naturali sono l’epiglottide, l’ugola e quanto vi è in esse, poi il naso. Strumenti artificiali sono invece, ad esempio, gli oboi, le cetre e gli altri. Colui che opera nella musica attiva non crea note o melodie, e tutte le loro variazioni , se non seconda la maniera in cui esse hanno luogo negli strumenti sui quali ha l’abitudine di eseguirle. La musica speculativa fornisce la scienza di queste cose, che (così) sono teorizzate, e rende ragione di tutto ciò di cui si compongono le melodie, non secondo le proprietà materiali e la materia (stessa), ma piuttosto in senso assoluto , secondo i princìpi astratti da ogni strumento e materia, e considera queste cose secondo ciò che risultano all’udito in generale, da qualunque strumento e da qualsiasi corpo provengano". La speculazione musicale approfondisce diversi argomenti, a partire dallo studio dei princìpi che sono alla radice dell’arte e dai quali discendono i suoi elementi primari: i suoni, il loro ordinamento nella scala, i rapporti che danno origine all’intervallo, espressi numericamente attraverso le proporzioni aritmetiche: "La scienza speculativa della musica si divide in cinque parti principali. La prima parte riguarda i princìpi primi , la cui proprietà è di presiedere all’indagine di ciò che riguarda tale scienza, e in qual modo questi princìpi vadano regolati, in qual modo sia stata inventata l’arte musicale, di quali e quanti elementi sia composta, e come debba comportarsi chi vuole ricercare ciò che vi è in essa. La seconda parte riguarda le regole di quest’arte, ciè l’individuazione dei suoni, la cognizione del loro numero, delle loro specie, delle proporzioni che s’instaurano fra gli uni e gli altri, la dimostrazione di tutte queste cose; riguarda inoltre la specie, e l’ordine e la disposizione con cui sono preparate affinchè il compositore ne tragga ciò che desidera, e componga con esse le melodie". Le componenti fondamentali dell’arte musicale, individuati attraverso lo studio fisico e aritmetico, devono trovare applicazione sugli strumenti. In particolare Al Farabi avrà in mente lo strumento principe della civiltà araba, l’ud (liuto): fin dal IX secolo si usava infatti rappresentare il sistema tonale (in sostanza la scala) riproducendo la collocazione dei suoni sui tasti di questo strumento (che all’epoca era appunto tastato), come la nostra chitarra): "La terza parte riguarda la convenienza di ciò che si è spiegato al principio con le spiegazioni e le dimostrazioni sulla specie proprie degli strumenti artificiali , ad esse preposti, e sulla loro collocazione e disposizione sopra di essi secondo la misura e l’ordine spiegato all’inizio". La scienza speculativa della musica deve quindi occuparsi dell’aspetto ritmico, indispensabile premessa alla più alta espressione artistica, quella che combina la melodia con i testi poetici scritti secondo le leggi del metro. La musica che si collocherà sopra di essi dovrà ottenere l’effetto più penetrante sugli ascoltatori. Si noti il senso profondo dei termini "comporre" e "composizione", che qualificano precisamente l’atto di disporre ad arte, secondo norme ben regolate, gli elementi costitutivi della creazione poetica e musicale, e il risultato di tale azione. "La quarta parte interessa le specie dei ritmi naturali, che rappresentano i valori dei suoni. La quinta attiene alla composizione delle melodie in generale, e poi alla composizione delle perfette melodie, quelle cioè che accompagnano i testi metrici, composti secondo l’ordine e la regola, e preparati ad arte per ricevere la melodia; mostra infine le disposizioni con le quali le melodie risultano al più alto grado efficaci e perfette in rapporto al fine ultimo per il quale sono state composte". a.r. |
|||
|