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| ISIDE E IL SEGRETO DEL NOME Come si è visto, il mito della creazione scritto dai sacerdoti di ELIOPOLI, città del Basso Egitto, mette in collegamento le divinità primordiali e gli dei e le dee che compaiono nella trasmissione della regalità.Dall'unione di Geb il Dio-terra, e Nut, la dea del Cielo,nascono quattro figli: OSIRIDE, e ISIDE, SETH e NEFTHI. Con i genitori, i nonni e HORUS, loro discendente, sono i componenti dell'Enneade, le nove creature generate da ATUM-RA, l'artefice primo, l'energia costruttrice che si è imposta su NUN, il caos primigenio. Tra loro OSIRIDE diviene il re dell'Egitto, il faraone che, procreato dalla divinità suprema, dio egli stesso, regna sugli uomini da vivo e, dopo morto, sull'oltretomba. Sua moglie-sorella è ISIDE: il suo culto s'imporrà oltre i confini dell'Egitto in tutta l'area mediterranea. In Egitto la fama di ISIDE è quella della grande maga, della dea guaritrice in grado di allontanare malattie, paure, minacce. Numerosi rotoli di papiro riportano formule rituali a lei attribuite, da recitarsi presso il paziente, per favorire una prognosi benevola e il successo di una terapia. L'esaltazione della potenza magica di ISIDE, della sua curiosità, della sua sete infinita di conoscenza è al centro del racconto che la vede rivale di RA nel tentativo di assegnare al figlio HORUS il primato del pantheon egizio: "Iside era una donna ingegnosa…più intelligente degli innumerevoli dei….non c'era niente che ignorasse, in cielo e in terra". Il papiro da cui è tratta l'iscrizione esagera le doti della dea: c'è qualcosa che Iside non conosce: è il nome segreto di RA, il nome che, pronunciato solo una volta prima della creazione del cosmo, è stato poi nascosto nel corpo del re perché nessuno possa apprenderlo e compiere malefici contro di lui. Qualora gli uomini ne venissero a conoscenza, potrebbero appropriarsi dei suoi poteri. Abbiamo visto come, secondo il culto menfita, PTAH avrebbe datio vita agli altri dei, anche ad ATUM-RA, per mezzo del cuore e della lingua. Il potere della sua parola era tale che, pronunciando il nome di ogni cosa, tutti gli esseri acquistarono vita. IL NOME E' QUINDI LA DIRETTA EMANAZIONE DELLA DIVINITA' E, INSIEME, RAGIONE PRIMA DEL SUO ESISTERE. IL NOME E' LA PERSONA, LA CREATURA ANIMATA, LA VITA. Iside progetta di colpire RA in modo a dir poco singolare, decidendo di attaccarlo nel momento di abbandono che precede il sonno. Ogni giorno, come un pendolare dei nostri tempi, il dio compie sulla sua barca un lungo tragitto, attraversa il firmamento da oriente ad occidente. In questo spostamento l'iconografia egizia lo raffigura in un atteggiamento certo poco lusinghiero per un dio, con la bocca leggermente socchiusa, nell'atto di chi, ormai stanco e debole, perso il controllo dei muscoli facciali non riesce nemmeno più a trattenere la saliva. Iside, l'astuta, interviene a questo punto: impasta la preziosa saliva di RA con dell'argilla, e grazie ai propri magici poteri , dà vita ad un serpente velenoso che poi istruisce a mordere il creatore in persona. In preda ad atroci sofferenze, febbricitante ed incapace di darsi una spiegazione dell'accaduto, RA convoca allora l'ENNEADE e così si lamenta: "O dei che avete avuto origine da me, qualcosa di doloroso mi ha colpito, ma io non ne conosco la natura. Non lo vedo con i miei occhi. Non l'ho creato con la mia mano. Nessun dolore è paragonabile a questo". Tra i parenti convenuti c'è anche Iside che, battendosi il petto e fingendosi disperata più di tutti gli altri, promette a RA di guarirlo con le sue arti magiche. A quale condizione? Che il Dio le riveli il proprio nome segreto, così che lo utilizzi nei suoi incantesimi. Solo a questo patto infatti la forza guaritrice della dea si sarebbe dispiegata in tutta la sua efficacia curativa. RA si sente bruciare e gelare, sudava e rabbrividiva, e a tratti perdeva la vista. Per il creatore del tempo e signore del Nilo non era certo una soluzione tollerabile. Il momento è dunque drammatico ma RA tenta di resistere alla richiesta della donna: perché rivelare un nome che a lui solo era stato dato affinché non dovesse temere alcuno tra i viventi? Si trattava di prendere tempo nella speranza che il dolore si alleviasse o svanisse da sé e a questo fine non c'era niente di meglio che deviare su altri nomi l'attenzione di Iside. "Sono il creatore del cielo e della terra, il costruttore delle montagne, il controllore delle inondazioni , KHEPRI al mattino, RA A MEZZOGIORNO, ATUM alla sera". La dea non si lascia convincere, replica che tra quelli non c'è il nome segreto e potenzia gli effetti dolorifici del veleno. "Il tuo nome non è tra le parole che mi hai detto….Dimmi il tuo nome, padre divino, perché colui che hai chiamato col suo vero nome, vive". Infine, incapace di resistere al tormento, di nient'altro desideroso se non di liberarsi della brace che gli brucia in corpo RA cede e, allontanati gli altri, rivela a Iside la propria vera identità, a patto che giuri di impegnare il figlio a non divulgarla: "Che il mio nome esca dal mio corpo, per andare nel tuo corpo". Il papiro non ci dice ovviamente il nome dei Dio Sole, ma si conclude con la trascrizione della formula che Iside utilizza per operare la guarigione. Tra i medicamenti applicati al dio sofferente ci saranno certamente stati code di scorpione, peli di gatto ed elitre di scarabeo. Se ciò è frutto di fantasia, è testimoniata invece con certezza l'efficacia della cura: Ra riacquista la salute, Iside si assicura il regno per il figlio. Sembra lecito immaginare, dal momento che il mito dà per certa la notizia, che il nome, trascritto su papiro e posto a macerare nella birra, avrebbe fatto da antidoto al veleno. Anche i maghi dei nostri giorni, d'altra parte, credono che la semplice ripetizione di nomi in rapida successione all'interno di sequenze disordinate sia efficace contro il malocchio!! |
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