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RELIGIONE E MITI
tratto da "la magìa degli Zingari di Charles G. Leland
Nonostante il fatale processo di assimilazione, anche religiosa, restano nell'immaginario dello Zingaro
immagini e comportamenti dell'antico passato. La coscienza collettiva, di cui parlava Roger Bastide,
porta questo popolo a reinterpretare i nuovi contenuti secondo antiche forme mentali, a ritrovare nel cristianesimo della santità
il cuore della sacralità naturalistica.
Questo reinterpretare, rivivere, porta qualcuno a dire che gli Zingari non hanno religione, almeno nel senso che non vi è un sistema
coerente di dogmi e di riti insegnati e presieduti da una corporazione gerarchizzata (Bloch 76).
Certo le cerimonie religiose assumono un senso magico, operativo.
Lo Zingaro fa appello ai sacerdoti per il matrimonio, per i funerali ed ancor più per il battesimo
24 Maggio: Les Saintes Maries de la Mer : Bagno degli zingari - Editions MERIDIONALES ST JEAN DE VEDAS
che sembra diventare un esorcismo magico.
Ma in fondo ogni sacramento può essere letto a diversi livelli intellettuali e in diversi modi emotivi.
Se Dio è ancora in Cielo come per gli antichi Europei, se il Diavolo non esiste come entità che si contrappone a Dio, ma è il rospo, la rana,

come dice il nome Beng o Bengorro, si puo' dire che la natura occupi profondamente il mondo ideale ed immaginario dello Zingaro.
Bloch raccontra il mito cosmogonico raccolto da Wlislocki in Transilvania. Incontreremo Wlislocki molte volte nella narrazione di Leland.
Quando non esisteva il mondo vi era soltanto una immensa distesa d'acqua e Dio ebbe voglia di creare il mondo. Non sapeva proprio cosa fare, non
sapeva quale mondo creare. Preso dall'ira, poichè non aveva ne' fratelli, ne' amici, lanciò il suo bastone nell'Oceano.
Il bastone divenne un grande albero e sotto l'albero stava seduto il Diavolo che disse sorridendo: "Fratello, tu non hai nessun amico, nessun fratello! sarò per te un fratello e un amico".
"No! Fratello, no - rispose Dio - soltanto un amico".
Per nove giorni Dio e il Diavolo corsero sull'Oceano insieme, ma Dio si accorse che il Diavolo non era un vero amico. "Siamo due soli - disse il Diavolo -
viviamo male in due, ci vogliono altri esseri, vorrei proprio crearne, ma non ho la forza":
Allora Dio decide di creare il mondo e chiede al Diavolo di tuffarsi nell'Oceano e di cercarvi della sabbia.
"Ma come farai, una terra di sabbia?"
Dio dice: "col mio nome la sabbia diventerà terra".
Il Diavolo si tuffa e dice il suo nome dopo aver trovato la sabbia, ma la sabbia lo brucia e lo respinge.
Il Diavolo dice a Dio di non aver trovato la sabbia, Dio gli dice "cerca la sabbia!". Per nove volte il Diavolo va giù, trova la sabbia e dice il proprio
nome, ogni volta si brucia ed è respinto, tanto che diventa tutto nero.
"Va giù, tutto nero - gli disse Dio - ma non dire il tuo nome, altrimenti sarai bruciato completamente".
Il Diavolo questa volta portò la sabbia e Dio ne fece la terra.
Il Diavolo fu contentissimo e pretese di abitare sotto il grande albero sulla terra. "Dio, caro fratello, vattene altrove".
Dio si incollerì e un grande toro portò via il Diavolo.
Dal grande albero cadde carne sulla terra e dalle foglie degli alberi sorsero gli uomini.
Ma quando si raccolgono questi racconti non si sa mai se si è in presenza veramente di un mito cosmogonico o della fantasia, chiamiamola letteraria,
di un "artista".
E' difficile talvolta distinguere i riti magici o religiosi nei quali lo Zingaro crede, da quelli preparati - spesso col gusto dello sberleffo - per
truffare i babbei.
Racconto al lettore un curioso fattarello riportato da Vaux de Foletier 1..
Un portoghese, abbandonato dalla moglie, voleva sapere se fosse viva o morta per potersi sposare di nuovo.
Una donna Zingara si presentò al domicilio di Alvarez e promise di dargli notizia esatta.
Preghiere, orazioni, invocazioni alla Trinità, palline di cera, fili di paglia, spille.
Finalmente dopo parecchi giorni, arrivò il momento della rivelazione.
La Zingara, che si chiamava Garcia de Mira, recitò cinque volte il Credo, in onore di Gesù Cristo, gettò poi in una catinella piena d'acqua un foglio
di carta pronunciando formule magiche segrete, invocando il Padre, il figlio e lo Spirito Santo.
Alvarez e la sua compagna videro comparire sulla carta l'immagine di un cadavere con due fiaccole accanto alla testa e due ai piedi.
Alvarez cosi' decise di convolare a giuste nozze.
Pagò profumatamente il servizio, ma poi a scarico di coscienza denunciò Garcia, la quale forse divertendo i Giudici del Tribunale Santissimo dell'Inquisizione,
spiegò che aveva usato inchiostri simpatici che solo con l'acqua mostravano lo scritto e il disegno.
E tutto fini' bene.
Il verdetto fu che non v'era nulla di stregonesco e quindi, purchè restituisse i soldi, la Zingara poteva andare libera.
Ma non ri rado, l'autorità e il popolo riconoscono una forza magica: a Conisberga, nel 1715, scoppiò un incendio mentre un anzianissimo re degli
Zingari veniva condotto al patibolo.
Il condannato si rivolse al fuoco e riuscì a spegnere l'incendio in pochi minuti, sicchè il re, non solo fu liberato ma venne stampato un manifesto che raccontava
il fatto e ripeteva lo scongiuro: " Ti ordino fuoco, per la forza di Dio onnipotente e Creatore di tutte le cose, di arrestarti in questo stesso istante e di non avanzare
piu' di un passo. gesuì di Nazareth guarda questa casa e la sua cinta, dall'incendio e dalla peste, cosi' o fuoco, che tu sia chiuso
o scongiurato".2..
Probabilmente i punti fermi dello Zingaro sono la fortuna, nel campo della morale e la Luna nel campo della religione e del magico; la Luna, il misterioso essere notturno
che non è cosi' ovvio,

cosi' "naturale" come il Sole che illumina regolarmente il giorno degli uomini, ma rappresenta una sorta di vagabondo notturno
in qualche modo imprevedibile per le sue variazioni.

Per alcuni studiosi l'adorazione della Luna è comune a tutti gli zingari e si lega a strutture matriacali tenute segrete.
soltanto quando gli Zingari perdono il carattere nomade, o comunque si assimilano alla cultura di un popolo, perdono questa nota lunare e matriarcale.

La fortuna è la sovrana del mondo etico, è una dote soggettiva, un carattere obiettivo del mondo.
Lo Zingaro crede in un fatum che è padrone degli uomini e degli dei e che è imperscrutabile all'uomo comune.
naturalmente questa è una razionalizzazione verbale di una emozione, dell'atteggiamento che fa accettare il mondo come va, perchè è cosi' che
la sorte vuole che vada.
Questo spiega l'enorme importanza della magìa, unica arma contro il fatum che non si puo' vincere con i mezzi razionali, ma attraverso
strumenti magici che riescono a modificare il destino.
E l'arte magica è patrimonio geloso degli Zingari.
1:Mille anni, etc.ct."
2:F. Vaux de Foletier, op.cit, pag. 164 "
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