La magìa della musica
tratto da "La magìa" di Massimo Centini
La musica è il linguaggio degli spiriti
(K.Gibran)
Indubbiamente, il rapporto della magìa con la musica ha radici che affondano negli strati più remoti della nostra evoluzione culturale. Inoltre,
il ruolo della musica all'interno di tutte le tradizioni rituali religiose ha contribuito a rendere ulteriormente problematico questo rapporto, in
particolare agli occhi degli scienziati sociali del XIX secolo e dei primi decenni del successivo.
"Conoscere la musica non è altro che sapere l'ordine di tutte le cose e quale sia il divino disegno", si legge nel "Corpus hermeticum attribuito ad Ermete Trismegisto.
L'affermazione pone in rilievo come la musica sia "un linguaggio contenitore" di meccanismi simbolici, necessari per instaurare il dialogo tra l'uomo
e l'universo.
Questi meccanismi possono essere avvolti da un'aura fortemente misteriosa, quando sono patrimonio di una cultura esoterica (si pensi al Flauto Magico di Mozart ed alle sue implicazioni
massoniche), o che di fatto diventano linguaggio nel linguaggio per raccogliere nuovi adepti ( è il caso dei messaggi subliminali che secondo alcuni sarebbero presenti in certa musica rock).
L'ipotesi però viene da lontano: già Giordano Bruno affermava che vi erano "ritmi e canti" che avrebbero racchiuso in sé "un'efficacia grandissima",
ponendo in luce la presenza di messaggi proto-subliminali all'interno della struttura musicale.
Così si legge nel De vinculis :"E questi vincoli sono tenaci non solo per il fatto che vengano percepiti e trovino ingresso nell'anima attraverso l'udito (...)
anzi, l'effetto vincolante si realizza anche con un sussurro segreto che non arriva alla cosa da vincolare, per analogia da spirito a spirito, da vincolante a vincolato, ne' sempre infatti gli
incantati percepiscono le parole degli incantatori, e quando le percepiscono ne subiscono effetti sensibili nell'immediato.
Facciamo un salto nel tempo e giungiamo a Egon von Petersdorff, ex occultista, che, convertitosi al cattolicesimo, divenne un demonologo tra i più agguerriti.
Come gli ex fumatori sono i più accesi sostenitori dei danni del fumo, cosi' Petersdorff si scagliò con veemenza contro tutte quelle manifestazioni che potevano essere territorio di facile presa per il diavolo.
L'arte era uno di questi territori privilegiati.
Nel suo saggio Demonologia l'autore, che considerava la "tendenza al surrealismo" un'ispirazione demoniaca, pone sulla scia della musica magica
autori come Musorgskij, Rimskij-Korsakov, Prokof'ev e Stravinskij.
Ma la riflessione sulla musica di Pedersdorff si spingeva fino alla musica contemporanea (il libro fu pubblicato nel 1960): "Oggi possiamo sentire
e vedere musica e danza sciamanistica dappertutto dove si danza al ritmo del jazz o del rock'n roll (...) un'occhiata alle numerose illustrazioni dei rotocalchi c'informa
che questa musica può produrre una psicosi di massa, con forme di trance collettiva, che riducono gli uomini alla follìa, tali manifestazioni di volgarità e sfoghi di bassezza, quali è dato vedere nei frastornati
parapiglia delle sale da ballo.
Questo è sciamanismo, ubriacatura sfrenata: un'esaltazione non a opera di spiriti buoni, che non si lasciano prendere con metodi sciamanistici". (E. von Petersdorff, 1995, pag.212).
Difficile formulare un commento indenne da considerazioni di parte: è tuttavia evidente che ci troviamo davanti ad un approccio tendente a demonizzare
(nel vero senso della parola) il prodotto di un'attività creativa che non si allinei ai canoni dell'estetica tradizionale.
Tentando una generica definizione, possiamo isolare alcuni modelli del rapporto tra la musica e la magìa:
* la musica come base per l'azione magica e rituale;
* il significato simbolico di alcuni strumenti musicali, tale da connotarli con attributi negativi (per esempio la zampogna che accompagnava i rituali di sabba);
* la musica che trae la sua esperienza estetica dalla tradizione magica (per esempio la Sinfonia fantastica di Berlioz, La sagra della primavera di Stravinski);
* la musica che diffonde messaggi magici ed esoterici attraverso un linguaggio simbolico che li rende accessibili solo agli adepti;
* la musica che "fa" magìa, trasformandosi in complesso per proporre significati occulti agli ascoltatori, com metodi di contatto subliminale
o comunque coinvolgenti, ma senza annunciarlo preventivamnente.
L'ENERGIA DELLA MUSICA
"La musica è una matematica misteriosa i cui elementi partecipano all'infinito", sottolineava Debussy, continuando così ad evidenziare le funzioni magico-esoteriche riconosciute alla materia musicale.
Per Pitagora l'universo si lascia leggere come una partitura musicale; in questo modo il grande pensatore poneva la musica all'interno
di una realtà simbolica ancor oggi molto sentita in diverse culture, in cui le note sono parte di un linguaggio vicino al mito.
Secondo gli esoteristi, il "canto magico deve essere diretto verso i quattro punti cardinali. Le sue virtù magiche derivano non soltanto dalle immagini
o dalle idee contenute nelle parole, ma anche dalle sonorità imitative, dalle ripetizioni, dal ritmo ossessivo: il martellamento dei tam tam è insieme un linguaggio e un incantesimo.
Alcune sillabe, alcune allitterazioni che sembrano prive di senso, esercitano un'azione determinante: tale è la lontana origine di quei ritornelli
che abbondano nei vecchi canti popolari. Per tutte queste ragioni, l'incantesimo deve seguire esattamente le intonazioni e le modulazioni prescritte dal rito;
e non deve essere tradotto" (M. Buisson, 1992, pag.120)
Già da questi pochi frammenti si evince che la musica occupa una posizione rilevante nell'iter rituale della magìa: dalle manifestazioni più semplici come il canto popolare, o arcaiche come
quelle basate sul tam tam, fino alla più complessa ricerca esoterica, in cui la partitura diventa quasi un testo criptico accessibile a pochi adepti.
Nei trattati magici, da Cornelio Agrippa di Nettesheim a Marsilio Ficino, fino a Robert Fludd, la musica svolge sempre un ruolo importante, in quanto è considerata strumento
fondamentale per condizionare gli stati d'animo e rendere l'ascoltatore particolarmente sensibile alle influenze extrasensoriali; "il mondo tutto è un unico essere vivente che danza a ritmo musicale",
affermava Marsilio Ficino ponendo in evidenza quella prospettiva esoterica tendente a considerare la musica non solo metafora dell'universo matematico, ma potenza cosmica attrice
nell'armonia tra micro e macrocosmo.
Per il Della Porta, " se le altre virtù (...) portano l'utile, e l'onesto, e il necessario, la musica oltre le tre accennate dona cinque altre prerogative,
ciè gioia della mente, sollievo al core, diletto all'orecchio, utile e onesto trattenimento di mondo, e per fine, un pensiero di gloria"(1696).
Athanasius Kircher pensava che la musica avesse soprattutto una funzione terapeutica applicabile con ottimi risultati, in particolare su quanti soffrivano di disturbi
che oggi definiremmo neurologici: "la musica, insomma, è una straordinaria medicina , adatta a scacciare tutte le malattie: sia istorie sacre che profane
abbondantemente ci tramandano di melanconici, furiosi, indemoniati, avvelenati curati da essa" (1643).
Sul ruolo terapeutico della musica vi sono numerose testimonianze etnografiche, dallo sciamanismo ai tarantati, che pongono nitidamente in luce quanto sia forte il rapporto tra il suono e le pratiche magico-rituali della
medicina arcaica.
Cornelio Agrippa evidenziava, in un'ottica tendente ad armonizzare la dimensione umana con quella cosmica e astrologica, il ruolo esoterico della musica: "L'armonia musicale non è orbata dei doni siderali , poichè è una potentissima imitatrice
di tutte le cose. Seguendo opportunamente i corpi celesti , provoca mirificamente il celeste influsso, agendo sulle passioni, gli atteggiamenti, i gesti, i movimenti, le azioni e i costumi e disponendo l'anima secondo le sue proprietà,
gioia o tristezza, audacia o tranquillità e simili".
Per alcuni aspetti, la musica è quindi allucinogena e visionaria, vive in simbiosi nella nostra psiche, persiste nella memoria, suscitando reazioni diverse secondo la sensibilità e la cultura dei singoli. La musica sublima gli stati d'animo, contribuisce a
travestire la realtà assegnandole un'altra fisionomia.
Il suono ritmato del tamburo aiuta lo sciamano a "volare" per dirigersi dove le reazioni dei prodotti neuroattivi assorbiti lo vorranno condurre.
La musica è energia: induce l'ascoltatore a seguire il ritmo, a muoversi a tempo, creando un rapporto molto forte tra l'uomo e lo spazio.
Nel nostro secolo, in cui il consumo della musica è elevatissimo, è andata perduta l'aura sacrale che ha sempre contrassegnato il suono: la musica è quindi divenuta oggetto di consumo, sottofondo,
spesso disarmonico, nelle numerose pratiche del quotidiano.
Certamente la musica, come sosteneva Mahler "esprime quello che le parole non possono dire". Pertanto diventa linguaggio parallelo, che forse, con valenze magico esoteriche , sotto lo strato del suono conserva tutta una serie di altri messaggi
decifrabili solo da quanti sanno ascoltare le voci poste al di fuori della ristretta gamma dell'udibile.
La musica ha significati che conservano un legame con una cultura ancestrale antica quanto l'uomo ed adagiata nei meandri della nostra evoluzione, pronta a rievocare emozioni che sono in noi, nel nostro essere, nella
nostra specie.
Il linguaggio musicale, con il suo carico di ritualità, è forse piu' antico di ogni altro mezzo di comunicazione, e come tale depositario di conoscenze
primordiali, prive del filtro della cultura.
Il positivista Sherlock Holmes, nel celebre Uno studio in rosso , ne discettava con la consueta limpidezza: "Cosa scrive Darwin a proposito della musica? Sostiene che la capacità di eseguirla ed apprezzarla
fosse insita nella razza umana molto prima che essa elaborasse un linguaggio articolato. Per questo motivo, forse, oggi la musica esercita si di noi un'influenza cosi' sottile.
Il nostro animo conserva un vago ricordo di quei secoli oscuri agli albori del mondo".
|