La grande tradizione dei Guarneri inizia con Andrea, discepolo di Niccolò
Amati, attivo nella seconda metà del diciassettesimo secolo.
I suoi strumenti ottemperano appieno alle esigenze esecutive del tempo e
possono essere già considerati "moderni".
Proprio allora, infatti, i compositori iniziarono a scrivere brani, sonate
e concerti soprattutto, idiomatici, cioè pensati onde esaltare le
potenzialità dinamiche e timbriche degli archi.
Benché non riuscì ad eguagliare i risultati di resa fonica raggiunti
dal maestro, ottenne, grazie ad un attento studio delle vernici e
delle geometrie, un suono nobile e ricco di armonici.
I suoi violini, poi, si differenziano dai contemporanei per la forma
leggermente più grande, l'ampio raggio di curvatura delle fasce,
l'accentuata angolosità ai bordi dell'incavo delle tavole e la
filettatura nitida.
Figli e nipoti: famosi liutai
L'attività della bottega proseguì con i due figli; Pietro Giovanni
(1655 - 1720), detto "il mantovano" poiché si trasferì, nel 1684 nella
città dei Gonzaga, e Giuseppe "Filius Andreae".
Entrambi coniugarono all'eccellente resa sonora tipica degli strumenti
di Andrea anche una riuscita ricerca estetica.
In seguito il capitale di esperienza della famiglia passò ai nipoti Pietro II
(1695 -1744), attivo a Venezia dal 1717 e capace di fondere elementi
della scuola cremonese con suggerimenti di tradizione liutaria veneta,
e Giuseppe Bartolomeo (1698 - 1744) detto " del Gesù".
I suoi strumenti, ancora un po' piatti e larghi rispetto al modello attuale,
si caratterizzano per l'eccellente resa sonora e per l'ottima capacità
a sopportare grandi pressioni dell'arco.
Le caratteristiche sonore
"Inutile sarebbe ricercare in Guarneri "del Gesù" - scrive in una sua
pubblicazione Andrea Mosconi, Conservatore dei Beni Liutari della Città di
Cremona, oltre che profondo e raffinato conoscitore di questi strumenti
"la raffinatezza di linee espresse dagli Amati e da Stradivari nei loro
lavori.
Piuttosto sembra lecito pensare che le attenzioni maggiori del maestro
siano rivolte a problemi di carattere acustico: la prontezza di emissione
e, soprattutto, la potenza del suono, in strumenti dal taglio vigoroso,
senza per altro che questa ultima si dissoci dalla capacità di penetrazione
e, al tempo stesso, dalla dolcezza".
L'eccellente emissione è una dote particolarmente apprezzata dagli esecutori.
L'elenco dei virtuosi che prediligono per i loro concerti questi eccezionali
strumenti è interminabile, da Pugnani, che per primo ne testimoniò
l'eccellente resa, a Paganini (il suo "Canon" è ancora conservato a Genova)
fino a Pinkas Zukerman e Uto Ughi.
La sigla IHS
Una piccola curiosità, infine, circa il soprannome "del Gesù" che deriva,
con relativa certezza, dalla sigla IHS sormontata dalla croce che compare
sulle etichette già dalla a metà del secondo decennio del secolo e sembra
indicare una sua appartenenza, o comunque dei contatti, con l'ordine
di Gesuiti.