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LA FAMIGLIA DEGLI STRUMENTI A CORDA

Parlando in senso stretto, gli strumenti a corda designano in modo generico questa grande famiglia, e ci ricordano immediatamente che vi sono molti strumenti le cui corde non sono sfregate con l'archetto ma pizzicate, oppure percosse.
La sezione degli archi nell'orchestra attuale è composta da violini, viole, violoncelli e contrabbassi.

VIOLINO
Tempo fa suonai in un recital in duo con il violinista e didatta Josef Gingold, per molti anni primo violino della Cleveland Orchestra (quando questa era sotto la direzione di George Szell), e ora insigne professore di musica all'Indiana University. Josef Gingold aveva appena acquistato un magnifico violino Stradivari, e il fatto era stato pubblicizzato nei minimi particolari dai giornali locali.
Dopo il recital, un signore elegante venne nel nostro camerino e fece alcune domande a Joe.
Iniziò col dire:" Ho letto che lei suona un violino molto vecchio.
Quanti anni le hanno detto che ha?" Gingold rispose: "Ho dei documenti i quali attestano che è stato fatto nel 1709".
Il signore rispose: "E' un peccato che un artista del suo livello non possa permettersi un violino nuovo!"
Per un attimo rimanemmo entrambi esterefatti, in quanto eravamo convinti che l'uomo fosse assolutamente serio.
Joe Gingold, allora, con un grande sorriso di benevolenza, si lanciò in uno dei suoi impagabili discorsi per spiegare come stavano esattamente le cose.

Ho parlato di questo episodio per dare rilievo a una realtà storica significativa.
Fra tutti gli strumenti usati oggi in musica, il violino non ha subito alcun cambiamento effettivo dall'epoca di Antonio Stradivari e dei suoi artigiani di Cremona, circa trecento o quattrocento anni or sono.
Vi viene in mente un qualunque altro strumento che sia durato tanto senza mai subire mutamenti?
A dire il vero qualche modifica c'è stata, perfezionamenti minimi apportati per far fronte alle esigenze degli artisti che eseguono composizioni di autori moderni.
Le tecniche di costruzione dei maestri di Cremona erano talmente perfette, le particolarità nell'uso dei materiali e nelle forme e dimensioni talmente uniche, che il trascorrere del tempo non solo li ha intaccati, ma ha anche dimostrato che non si può fare di meglio.
In realtà, gli unici fattori che possono intaccarli sono un cattivo uso o, addirittura, un mancato uso.
Non bisogna mai comprare uno Stradivari per investimento, senza averlo prima fatto provare a un violinista molto competente.
E' credenza comune che il predecessore dell'attuale violino fosse uno strumento ad arco, appartenente alla famiglia degli strumenti a corda, giunto in Estremo Oriente e in Europa dall'Asia centrale.

La forma attuale del violino è il risultato di numerosi mutamenti, da una semplice cassa di risonanza di forma tondeggiante in uso nell'antica Cina, a casse a forma di bottiglia che presero a diffondersi in Europa.
Durante il sedicesimo secolo la sua forma odierna si impose come prototipo del violino.
Dal 1550 al 1760 circa, Cremona una piccola città nell'Italia settentrionale, fu il centro dove i grandi liutai crearono i loro capolavori.
In Germania, in Austria, in Inghilterra e in Francia vi erano in quel periodo altri artigiani di valore, ma i maestri cremonesi erano i più famosi.
Fra di essi vi erano Andrea Amati (1500? -75) e suo nipote Nicolò (1596-1684); Andrea Guarneri (1625-98) e Giuseppe Guarneri del Gesù (1698-1744); sopra tutti, Antonio Stradivari erano ad esempio allievi di Nicolò Amati.


Si ritiene che le famiglie degli Stradivari, dei Guarneri e degli Amati di Cremona, insieme con le famiglie Testore e Grancino di Milano costruirono circa duemila capolavori dell'arte della liuteria.
Si aggiungano a ciò le magnifiche opere di Gasparò da Salò, presso Brescia, Domenico Montagnana a Venezia, Francesco Ruggieri e Lorenzo Storione di Cremona, e ci si farà un'idea dell'immensa importanza di questa minuscola regione, nel campo musicale.
Vale ora la pena di esaminare più da vicino la tecnica di costruzione dello strumento, i segreti del legno, il mistero delle vernici e le miscele di colori.
Sebbene l'aspetto esteriore del violino sia familiare, non arriveremmo neppure a immaginare gli innumerevoli particolari per la sua costruzione.
Circa sessanta o settanta strisce di legno sono unite insieme in modo così abile che lo strumento ottenuto sembra costituito da un unico pezzo.
Vengono impiegate molte qualità di legno, come il pino, l'acero e il sicomoro, a seconda delle parti dello strumento sottoposte a maggior sollecitazione.
La lunghezza del violino è di circa 36 cm..


Il corpo del violino è costituito dalla cassa di risonanza o tavola, il fondo, e le parti laterali o filetti.
Al corpo dello strumento è attaccata la tastiera che termina in un incavo dove stanno i piroli e il riccio.
La cordiera fissa le corde che attraversano il ponticello tra le cavità a forma di F della cassa armonica, lungo tutta la lunghezza della tastiera fino al punto in cui le corde s'interrompono, all'altezza dei piroli.
Nell'interno del violino si trova una striscia di legno incollata dentro la tavola che si chiama barra (o catena).
La sua funzione è quella di distribuire le vibrazioni del ponticello sulla tavola armonica, quando le corde vengono messe in vibrazione.
Ci sono inoltre degli zoccoletti di legno incollati alle pareti laterali e sul fondo, per rinforzo.
L'anima, elemento importantissimo, è costituita da un piccolo cuneo di legno di pino, posto tra la tavola e il fondo, che coordina le varie parti in vibrazione dello strumento.
Le quattro corde del violino sono accordate a distanza di quinte:


Esistono molte tecniche di emissione sonora e innumerevoli sfumature di interpretazione per questo versatile strumento.
Alcune di esse riguardano la tecnica della mano sinistra sulla tastiera mentre l'archetto mosso dal braccio destro, assolve una varietà incredibilmente ampia di funzioni musicali.
La coordinazione delle due braccia, dei polsi delle mani e delle dita è bene illustrata dall'ammonimento biblico:
"…non sappia la tua mano sinistra ciò che fa la tua mano destra".
Le quattro dita della mano sinistra premono le corde a una a una o in combinazioni sulla tastiera, mentre il pollice equilibra lo strumento sotto il collo, a cui viene accostata la tastiera.
Questa azione di pressione accorcia l'ampiezza di vibrazione delle corde e produce tutti i suoni in accordo con il principio precedentemente descritto della corda oscillante munita di un peso.

L'amatore di musica pensa in genere al violino come a uno strumento ideale per eseguire melodie monodiche, in modo molto simile a quello del cantare.
Frequentemente, però al violinista è richiesto di "cantare" da solo, duetti, trii o persino quartetti.
Queste formidabili mansioni vengono effettuate per mezzo della tecnica delle corde doppie, triple e quadruple.
Ciò comporta di suonare due o tre, o tutte e quattro le corde così che possano essere suonati accordi e arpeggi (accordi spezzati in suoni successivi).
Tutto questo è ancora più difficile di quanto non sembri, a seconda della posizione delle dita per la scelta dell'altezza richiesta (che può presentare l'uso di corde vuote), la vicinanza di corde interessate e la pressione esercitata sulle corde dell'archetto e il risultante volume sonoro.
Per avere un esempio perfetto della monofonia e polifonia che possono essere ottenute da un violinista, vi invito ad ascoltare la famosa Ciaccona della Partita per violino solo in re minore di Johann Sebastian Bach .
La meraviglia per l'alto livello tecnico e speculativo di questo geniale capolavoro vi porterà a provare una grande pienezza interiore.
Un altro metodo di produzione del suono richiede di toccare delicatamente le corde invece di premere sulla tastiera.
I suoni che ne derivano si chiamano armonici.
E' difficile mantenere questi suoni particolari in un'intonazione perfetta a causa della pressione non precisa del dito.
Si dovrebbe inoltre sottolineare che il suonatore di strumenti ad arco produce da solo ciascun suono.
In questo caso non vi sono, come ausilio, congegni "precostituiti" quali, ad esempio, successioni determinate di tasti sul pianoforte, o valvole o chiavi sugli strumenti a fiato.
Gli unici suono "costanti" sono quelli prodotti dalle corde vuote, sol, re, la, mi.
Anche questo aspetto costante è, però relativo, e perciò un orecchio perfetto e una conoscenza assoluta dell'intonazione sono i requisiti essenziali di un buon violinista -o di qualsiasi suonatore di strumenti ad arco.
Inoltre, lo strumentista ha una enorme responsabilità in quanto è l'unico che risponde dell'esatta intonazione.
In aggiunta alla tecnica della mano sinistra dello strumentista d'arco, per una completa padronanza dello strumento sono necessari un controllo adeguato dell'archetto e di ciò che la mano destra, il braccio ed il polso fanno con esso.
L'una cosa deve essere il completamento all'altra.
Si può aggiungere che l'arte di suonare il violino è stata influenzata maggiormente dall'archetto nei vari stadi del suo perfezionamento che dallo stesso violino.

Le superbe creazioni degli artisti di Cremona precedono di almeno un secolo i più raffinati archetti.
che abbiamo oggi.
Il moderno archetto per violino, come per la viola e il violoncello, fu perfezionato dall'artigiano parigino François Tourte (1747 - 1835), che nacque dieci anni dopo la morte di Stradivari e sessantatrè anni dopo la morte di Nicolò Amati.
Fa impressione rendersi conto che a causa del lento sviluppo dell'archetto moderno questi maestri non seppero mai quale fosse il vero potenziale sonoro dei loro migliori strumenti.
I violinisti-compositori italiani del Seicento e del Settecento - come Corelli e Tartini - e i più grandi compositori di quell'epoca - come Bach, Händel, e anche il giovane Haydn e Mozart - usarono quel tipo di arco che assomigliava all'arma che porta lo stesso nome.


Essendo gli archetto così inclinati, ciò di cui essi avevano bisogno era una freccia, e l'arco che aiutava a esprimere la bellezza delle loro composizioni agli ammiratori avrebbe potuto doppiamente mettere a tacere la malignità di coloro che li criticavano.

La forma dell'archetto è molto cambiata, a partire da una asticciola liscia di legno munita di crini fino a vari tipi di curvature del legno - dapprima distante dai crini e, in seguito, in una posizione più ravvicinata.
L'archetto odierno, adeguatosi ai principi di Tourte, è fatto di un legno flessibile chiamato pernam, lungo circa 75 cm.
I crini sono stretti sopra a esso dall'estremità superiore (chiamata punta) a quella inferiore (chiamata tallone) e si infilano in un manico a forma di anello.
Sotto vi è un'estremità spesso meravigliosamente lavorata che in alcuni archetti di valore è fatta di madreperla.
Quest'estremità contiene una vite che è inserita nel manico, rendendo quindi possibile al musicista di tendere o allentare i crini.

Forse avrete osservato come un violinista avrà strappato isolatamente dall'archetto un crine che si è allentato a causa di un uso vigoroso. L'archetto normale è provvisto di circa centocinquanta crini, tutti presi da corde di cavallo e sottoposti a lavorazione.
E' necessario che gli archetti vengano tesi periodicamente da un liutaio di grande esperienza e bravura.
Il principio fondamentale dell'arcata è quello di far vibrare le corde e mantenerle in uno stato costante di oscillazione cosicchè la pressione della mano sinistra possa variare l'intonazione.
Semplificando al massimo, quello che conta è dove e come l'archetto sfrega le corde. La zona dell'esatto punto di contatto è molto ristretta - solo i pochi centimetri fra il ponticello e la parte terminale della tastiera.
In questo spazio si riscontra, tuttavia, una grande varietà sonora.
Le corde rispondono più prontamente e sono più efficaci dal punto di vista sonoro quando l'archetto le tocca nella parte centrale.
Quanto più è vicino al ponticello, tanto più il suono è aspro; quanto più è vicino alla tastiera - o, talvolta anche sopra di essa - tanto più il suono è delicato. Un compositore può richiedere un timbro con un'indicazione "sul ponticello" o "sulla tastiera".
In che modo viene posto l'archetto sulle corde?
I punti seguenti mostrano il grado di complessità nel suonare uno strumento ad arco:

· Si può tenere l'archetto in un contatto non completo, come se fosse su un lato, e poi girarlo in modo che aderisca completamente.
La pressione totale delle dita e del braccio che muove l'arco e la velocità di esecuzione giocano una parte notevole nel suono risultante, da un bel legato (suoni omogenei, l'uno connesso all'altro) a un suono singolo attentamente prolungato.

· L'archetto può essere manovrato con un attacco quasi frontale, che a sua volta può ottenere qualsiasi tipo di risultato dalle corde, per mezzo del minimo movimento di braccia, polsi e dita.
I risultati possono andare da un attacco secco ma breve con una sospensione immediata della pressione, che prende il nome di sforzato, a brusco colpo d'arco, che prende il nome di martellato (martelé, in francese).

· I colpi possono essere dati adoperando l'intera lunghezza dell'archetto lungo le corde, separando un suono dall'altro. Questa tecnica è detta détachè.

· L'archetto può essere fatto balzare leggermente per produrre singoli suoni veloci, tecnica detta sautillé; o può essere fatto rimbalzare sulle corde per produrre degli interi gruppi sonori, tecnica detta jeté.

· Con un polso molto sciolto si può ottenere con il centro dell'archetto uno staccato leggero, detto spiccato.

· Alcune partiture richiedono che l'archetto sia capovolto in modo che il legno tocchi le corde invece dei crini. Questi suoni strumentali sono indicati dall'espressione col legno.
L'ouverture al Signor Bruschino di Rossini ne contiene un bell'esempio.

· · L'indicazione a punta d'arco significa che l'archetto va abbassato in quel punto sulle corde.

· · L'indicazione au talon richiede che l'archetto sia tenuto all'estremità più vicina alla mano (detta tallone dell'archetto).

· Un suono quasi incolore può essere prodotto suonando molto delicatamente con l'arco vicino alla tastiera, e questa tecnica è detta flautando.

· Vi sono diversi tipi di tremolo, ottenuti per mezzo di rapidi movimenti dell'arco e/o delle dita della mano destra.

· Vibrato è un movimento veloce di un dito della mano sinistra quando preme un qualsiasi punto della corda.

· Le corde del violino possono essere pizzicate con uno o più dita della mano che muove l'arco.
Questa tecnica è chiamata pizzicato, ed è indicata sulla partitura con l'abbreviazione pizz seguita dalla parola arco quando si deve riprendere a usare l'arco.
Ciò è applicato non solo al violino ma a tutti gli strumenti ad arco.


Quando lo strumentista suona il pizzicato può tenere l'arco nel palmo della mano mentre utilizza il primo e il secondo dito (senza contare il pollice) per il pizzicato; o in passaggi estesi con il pizzicato, lo strumentista può mettere l'arco sulle ginocchia o sul leggio.
Il pizzicato può essere eseguito isolatamente o in accordi.
L'esempio classico di un lungo passaggio con il pizzicato è lo scherzo della Quarta Sinfonia di Cajkovskij; l'adagio della Quinta Sinfonia contiene alcuni passaggi sonori suonati con il pizzicato.
La letteratura orchestrali è ricca di molti altri bei passaggi che presentano il caratteristico suono pizzicato.
In alcuni casi di particolari effetti virtuosistici, il pizzicato è eseguito dalla mano sinistra, già molto occupata, che pizzica una corda con un dito mentre simultaneamente sfrega l'arco su altre corde.
Un perfetto esempio per illustrare queste acrobazie della mano sinistra si trova in alcune parti delle Arie tzigane di Pablo Sarasate.

L'artista deve sapere quando e come usare ciascuna delle suddette tecniche in accordo con le esigenze della partitura, e quando esse rendono nel modo migliore ogni determinato stile compositivo.
Mi tornano alla memoria le prove del Concerto per violino violoncello e orchestra di Brahms, chiamato Doppio Concerto, con due grandi artisti nelle parti soliste.
Il violinista era stato educato a suonare secondo la tradizione tedesca e il violoncellista secondo la scuola francese.
Quindi il violoncellista era stato abituato a un vibrato più veloce che, quando applicato, risulta molto elegante come, ad esempio, nel Concerto per violoncello di Edouard Lalo o in quello di Camille Saint-Saëns.
Brahms, invece, richiede un vibrato più lento.
Il mio amico violinista volle che interrompessi la prova per un momento.
Volgendosi al violoncellista, gli sussurrò in modo che io potessi sentire: "Georges, per l'amor del Cielo, Brahms è nato ad Amburgo, non a Cherbourg. Facciamo un vibrato più lento!"

Vi riferisco questo divertente episodio per illustrarvi come le qualità intangibili del gusto e dello stile fanno parte dei modi in cui i concetti tecnici vengono applicati.
Il vibrato si è affermato come una delle maniere più valide di aggiungere particolare espressività al suono di ogni strumento ad arco.
Questa tecnica non deve diventare per l'esecutore una seconda natura, ma deve essere applicata con attenzione aderendo agli intendimenti artistici di ogni composizione.

La sordina è un congegno speciale usato per addolcire il suono degli archi in modo molto caratteristico.
Se si suona anche il più delicato pianissimo senza una sordina, non si otterrà un suono in sordina, le cui qualità sono una estrema intimità, e, talvolta, un certo tono misterioso.
La sordina del violino sembra un piccolo pettine i cui tre denti vengono inseriti saldamente sul ponticello dello strumento e bloccano le vibrazioni delle corde.
E' fatta generalmente di legno e, talvolta, anche di avorio o metallo.
Il compositore richiede il suo uso scrivendo sulla partitura l'indicazione "con sordina", a cui segue quella che indica di levarla, e cioè "senza sordina".

Vorrei ora raccontarvi un'altra esperienza personale.
Su richiesta di un caro amico, chiesi una volta al mio panettiere di fiducia di farmi una sordina di zucchero in tinta scura, che assomigliasse a una vera sordina.
Il mio amico violinista che ricordava che avevo portato una torta a un party dopo una sua esecuzione del Concerto per violino di Beethoven, con una glassatura che rappresentava le note d'introduzione dei timpani di quel concerto.
Ora insisteva nell'avere la sordina di zucchero in modo da poter suscitare la sorpresa del suo compagno di leggio nell'orchestra mettendo la sordina, e poi togliendola e ingoiandola sotto gli occhi increduli del suo collega! Chi dice che la musica seria non può essere divertente?

Il violino è usato anche per eseguire parti di primo o secondo violino in composizioni orchestrali o per orchestra da camera.
Suonare la parte del secondo violino non comporta un'inferiorità di bravura o musicalità.
Suonare le parti interne di una partitura richiede, piuttosto, una sensibilità forse maggiore, e quindi anche una maggior musicalità, e un temperamento non orgoglioso nell'accontentarsi, molto spesso, di avere una funzione di parte d'accompagnamento alle melodie della sezione dei primi violini.

Il direttore Georges Sebastian mi ha raccontato un episodio capitatogli agli inizi della carriera, quando dirigeva in uno studio di Hollywood.
Alla fine di una prova, la sua attenzione fu richiamata da una figura imponente in piedi all'ingresso, con i pollici nel panciotto, un grosso sigaro in bocca e lo sguardo minaccioso.
Era un famosissimo produttore cinematografico; con un cenno chiamò il giovane maestro e gli disse: "Vieni qui, ragazzo, ti voglio parlare".
Il musicista, impaurito, obbedì. "Molto bene, ragazzo, molto bene", disse il magnate, battendogli sulla spalla in modo rassicurante.
"Solo una cosa. Ti ho sentito dire qualcosa a proposito dei secondi violini?"
Georges rispose: "Sì, signore, durante le prove li ho corretti in un punto".
Al che il produttore trovò da ridire. "Questo non va. Vedi, in questo studio voglio solo dei primi violini, non dei secondi. Capisci?"

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